Surf che passione! In Australia alla ricerca dell’onda giusta

Ad ogni paese sono accollati degli stereotipi: agli inglesi spetta l’ora del tè, agli italiani pizza-calcio-e-mandolino e agli australiani.. beh sono dei fanatici dello sport e se per altri paesi la cosa può essere più o meno vera, per gli australiani non c’è aggettivo migliore per descriverli.
In un paese dominato dalla natura e avvolto dall’immenso oceano blu, sarebbe difficile non resistere al richiamo di stare all’aria aperta e “get active” ed il surf non può che non essere uno degli sport più praticati Down Under e la passione di molti australiani.

Ma il surf non è un semplice sport, è molto di più, è un lifestyle, uno stile di vita. In Australia è praticamente normale imbattersi in surfisti che si trascinano all’alba sulle spiagge per cavalcare le prime onde o vedere gente con i vestiti d’ufficio spogliarsi, indifferenti degli sguardi altrui, tra i parcheggi sul lungomare per mettersi nei panni del surfista.

In Australia le spiagge continuano ad affollarsi durante tutto il giorno, fino al tramonto, di “locals” pronti ad una “surfata”. Non parlo solo di ragazzi in forma che corrono sulla spiaggia con la tavola sottobraccio, anche se fa molto figo, ma di ragazze, vecchietti, uomini e donne di tutte le età e perfino bambini sono lì in mezzo nel blu per cercare di accalappiarsi il “diritto d’onda”. Deve essere proprio un gene che hanno nel sangue ed è forse per questo che la maggior parte degli australiani vive entro un raggio di 8 km dalla costa.

Il surf è anche uno sport che affascina lo spettatore. E’ facile perdere la cognizione del tempo ammirando i surfisti che si destreggiano tra le onde e che si muovono sulla tavola come se fosse una danza. Sembra così naturale per loro e così easy: basta dare qualche bracciata fino ad arrivare al line up – il punto in cui l’onda inizia ad infrangersi – aspettare quella giusta, prenderla, alzarsi in piedi e cavalcarla… Sarà poi così facile come sembra?

Dopo aver assimilato le tecniche giuste in ore ed ore di attenta osservazione, nonostante avessi un po’ di dubbi sulle mie capacità atletiche, con un piccolo incoraggiamento di Chris (non la mollava più!!) che mi ha fatto credere che sarebbe stato così semplice come la mia prima volta con lo snowboard… mi sono ritrovata sulla tavola. Peccato che solo dopo mi sono ricordata come fosse andata a finire quella giornata sulla neve: un incontrollato fuoripista con una caduta su una roccia e un livido nero per settimane sul mio derrière, non male no?!.

Così, eccomi qua infilata dentro una di queste mute, con la mia tavola sulla spiaggia ad osservare il mare in cerca del punto migliore per entrare in acqua. Devo proprio essere sembrata ‘convinta’ e professionale tanto che un surfista mi ha chiesto se avevo della “wax”. Lo guardai per un attimo pensando tra me e me “a cosa gli serve la cera?”Ah certo, per aumentare l’attrito sulla tavola e non scivolare in acqua. Beh, allora ne avrei avuto bisogno in abbondanza!!

Chiacchiere a parte, anche per me è arrivato il momento di entrare in action. Mi buttai in acqua ed iniziai a paddling. Cercai di aggirare quel susseguirsi continuo di piccole onde che si infrangono a pochi metri dalla spiaggia, sbracciando più che mai per evitare di essere trascinata a riva. Più facile a dirsi che a farsi. Solo dopo scoprì che i surfisti sfruttano delle rip, ossia delle correnti che ti trascinano al largo evitando inutili sbracciate.

.. qualche momento dopo, esausta arrivo anch’io al largo, o quasi. Ora bisognava solo prendere l’onda. Dopo vari falliti tentativi eccomi travolta da un’onda. Non era proprio questa la tecnica che speravo di adottare ma l’importante era averla presa. Non mi restava che alzarmi in piedi ma, incasinata com’ero a cercare di tenermi sulla tavola, non era un’opzione. La forza e la velocità con cui l’onda mi stava travolgendo sulla spiaggia era paurosa ma allo stesso tempo puro divertimento… o almeno lo era per qualche secondo fino a che non si trasformò in panico!!

Stavo per essere scaraventata contro degli scogli che si trovavano al lato della spiaggia, me**a! Non sapevo come fermare quella cosa in cui stavo sopra, anche se a pensarci sarebbe bastato buttarsi giù dalla tavola.

E così, prima che potessi rendermene conto, mi ritrovai come dentro la centrifuga di una lavatrice, sballottata a destra e sinistra. Ed eccomi qui, come una balenottera alla deriva, arenata sulla sabbia, in mezzo alle rocce, con la tavola sorprendentemente impiantata nella sabbia ma ancora d’un pezzo, proprio come me pheeww.

Ero convinta però che se ci avrei riprovato ce l’avrei fatta. Mi calmai, ripresi fiato e via di nuovo in acqua. Tornare al punto di prima si rivelò nuovamente una faticaccia ma cercai ora di posizionarmi più lontano possibile da quelle rocce. Dopo poco di nuovo in balia delle onde ….sapete già la fine della storia.

Almeno la lezione mi è servita a capire tre cose:
1. sono proprio negata per lo sport;
2. mai dare ascolto ad un uomo;
3. tra il dire e il fare c’è proprio di mezzo il mare!!

Informazioni utili e curiosità:

  • i luoghi più noti per praticare surf sulla East Coast d’Australia: le spiagge di Sydney, tra cui Bondi e Mainly Beach, Byron Bay e Surfer Paradise;
  • 1 ora di lezione costa attorno ai 60 dollari mentre noleggiare la tavola e la muta per tutto il giorno $30;
  • non fate come me nel sottovalutare la potenza del mare. E’ bene conoscere le correnti del luogo, il “point break” e il tipo di fondale prima di buttarsi in mare;
  • ci sono vari tipi di surf: bodysurf, surfboard, windsurf, kitesurf e sup (stand-up paddle) l’ultima moda per fare il surf in piedi sulla tavola ma armati di un remo, una specie di gondoliere;
  • ci sono delle regole da seguire, con tanto di cartello in molte spiagge, per praticare il surf forse proprio per evitare collisioni con improvvisati surfisti (come me) e per dare un criterio di precedenza sulle onde.
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Instancabile viaggiatrice, di quelle curiose e fai da te! Ha girato il mondo per quasi un anno con lo zaino in spalla per poi tornare con un bagaglio pieno di esperienze, ricordi e un'insaziabile voglia di continuare a viaggiare.

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1 commento

  1. Ciao Marta! Io ho avuto il piacere di andare in Australia a 16 anni, da sola! O meglio, ho fatto il viaggio da sola, per raggiungere una zia di mia mamma che abitava a Sydney! Il surf deve essere molto divertente, ma come la mettiamo con gli squali che girano nelle numerose spiagge australiane? Non avevi paura?

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