Surf che passione! In Australia alla ricerca dell’onda giusta

Mar 30, 2010 1 Comment by

Ad ogni paese sono accollati degli stereotipi: agli inglesi spetta l’ora del tè, agli italiani la classica pizza e il calcio e agli australiani.. beh’ sono dei fanatici (in senso buono della parola) dello sport e, se per altri paesi puo’ essere piu’ o meno vera la cosa, non c’è appellativo migliore per loro.
Con una terra come la loro, dominata dalla natura e avvolta dall’immenso oceano blu e’ difficile non resistere al richiamo di stare all’aria aperta e “get active” ed il surf non poteva non essere che uno degli sport piu’praticati e la passione di molti australiani.

Ma il surf non e’ un semplice sport, è molto di piu’, e’ un lifestyle. E’ praticamente normale imbattersi in surfisti che si trascinano all’alba sulle spiaggie per cavalcare le prime onde o vedere gente in vestiti d’ufficio spogliarsi, indifferenti degli sguardi altrui, tra i parcheggi lungo il mare per mettersi nei panni del surfista. Le spiagge continuano poi ad affollarsi durante tutto il giorno fino al tramonto di “locals” pronti ad una “surfata”. Non stiamo parlando solo di ragazzi muscolosi che corrono sulla spiaggia con la tavola sottobraccio, anche se fa molto figo, ma di ragazze, vecchietti, uomini e donne di tutte le eta’ e perfino bambini sono lì in mezzo al blu per cercare di accalappiarsi il “diritto d’onda”. Deve essere proprio un gene che hanno nel sangue ed e’ forse per questo che la maggior parte degli australiani vive entro un raggio di 8 km dalla costa.

Il surf e’ anche uno sport che affascina lo spettatore. E’ facile perdere la cognizione del tempo ammirando i surfisti che si destreggiano tra le onde e che si muovono sulla tavola come se fosse una danza. Sembra così naturale per loro e cosi “easy”: basta dare qualche bracciata fino ad arrivare al “line up”, il punto in cui l’onda inizia ad infrangersi, aspettare quella giusta, prenderla , alzarsi in piedi e ..semplicemente cavalcarla, ma sarà poi cosi’ facile come sembra?

Dopo aver assimilato le tecniche giuste in ore ed ore di attenta osservazione, nonostante avessi un po’ di dubbi sulle mie capacità atletiche, con un piccolo incoraggiamento di Chris (non la mollava +) mi ha fatto credere che sarebbe stato così semplice come la mia prima volta con lo snowboard. Peccato che solo dopo mi sono ricordata come fosse andata a finire quella giornata sulla neve: un incontrollato fuoripista con una caduta su una roccia e un livido nero per settimane sul mio “derrière”.


Così, eccomi qua infilata dentro una di queste mute, con la mia tavola sulla spiaggia ad osservare il mare in cerca del punto migliore per entrare in acqua. Devo proprio essere sembrata convinta e professionale tanto che un surfista mi ha chiesto se avevo della “wax”. Lo guardai per un attimo pensando tra me e me “a cosa gli serve la cera?”Ah certo, per aumentare l’attrito sulla tavola e non scivolare in acqua. Beh, allora ne avrei avuto bisogno in abbondanza!!

Basta con le chiacchiere, era il momento di entrare in action. Mi buttai in acqua ed iniziai a “paddling”. Cercai di aggirare quel susseguirsi continuo di piccole onde, che si infrangono a pochi metri dalla spiaggia, sbracciando piu’ che mai per evitare di essere trascinata a riva. Più facile a dirsi che a farsi. Solo dopo scoprì che i surfisti sfruttano delle “rip” ossia delle correnti che ti trascinano al largo evitando inutili sbracciate. Troppo tardi ma esausta arrivo anch’io al largo, o quasi. Ora bisogna pero’ prendere l’onda. Dopo vari falliti tentativi vengo travolta da un onda. Non era proprio questa la tecnica giusta ma l’importante era averla presa.
L’obiettivo ora era quello di alzarsi in piedi ma, incasinata com’ero a cercare di tenermi sulla tavola, alzarmi non era un’opzione. La forza e la velocità con cui l’onda mi stava travolgendo sulla spiaggia era paurosa ma allo stesso tempo puro divertimento…. o almeno lo era per qualche secondo fino a che non si trasformò in panico! Stavo per essere scaraventata contro degli scogli che si trovavano al lato della spiaggia, me**a! Non sapevo come fermare quella cosa in cui stavo sopra, anche se a pensarci sarebbe bastato buttarsi giù dalla tavola. E così, prima che potessi rendermene conto, mi ritrovai come dentro la centrifuga di una lavatrice, sballottata a destra e sinistra. Ed eccomi qui, come una balenottera alla deriva, arenata sulla sabbia in mezzo alle rocce con la tavola, pure, impiantata nella sabbia ma pheeew, non so come, ero tutta intera.
Ero convinta però che se ci avrei riprovato ce l’avrei fatta. Mi calmai, ripresi fiato e via di nuovo in acqua. Tornare al punto di prima si rivelo’ nuovamente una faticaccia ma cercai ora di posizionarmi più lontano possibile da quelle rocce. Dopo poco, eccomi li, di nuovo in balia delle onde ….sapete già la fine della storia.

Almeno la lezione mi e’ servita a capire ben tre cose :
1. sono proprio negata per lo sport;
2. mai dare ascolto ad un uomo;
3. tra il dire e il fare c’è proprio di mezzo il mare!!

La prossima volta una lezione non avrebbe guastato o forse avrei dovuto provare su quelle onde piccoline non su quelle di 1,5-2mt.

Informazioni utili e curiosità:

  • i luoghi più noti per praticare surf sulla East Coast: le spiagge di Sydney, tra cui Bondi e Mainly Beach, Byron Bay e Surfer Paradise;
  • 1 ora di lezione costa attorno $60 mentre noleggiare la tavola e la muta per tutto il giorno $30;
  • non fate come me nel sottovalutare la potenza del mare. E’ bene conoscere le correnti del luogo, il “point break” e il tipo di fondale prima di buttarsi in mare;
  • ci sono vari tipi di surf: bodysurf, surfboard, windsurf, kitesurf e sup (Stand-up paddle) l’ultima moda per fare il surf in piedi sulla tavola ma armati di un remo, come un gondoliere;
  • ci sono delle regole da seguire, con tanto di cartello in molte spiagge, per praticare il surf forse proprio per evitare collisioni con improvvisati surfisti (come me) e per dare un criterio di precedenza sulle onde.
Instancabile viaggiatrice, di quelle curiose e fai da te! Ha girato il mondo per quasi un anno con lo zaino in spalla per poi tornare con un bagaglio pieno di esperienze, ricordi e un'insaziabile voglia di continuare a viaggiare.

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One Response to “Surf che passione! In Australia alla ricerca dell’onda giusta”

  1. Claudia/Keyodhoo says:

    Ciao Marta! Io ho avuto il piacere di andare in Australia a 16 anni, da sola! O meglio, ho fatto il viaggio da sola, per raggiungere una zia di mia mamma che abitava a Sydney! Il surf deve essere molto divertente, ma come la mettiamo con gli squali che girano nelle numerose spiagge australiane? Non avevi paura?

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