Martina Franca – Tra mare, campagna e barocco

Conosco Martina Franca come le mie tasca. Ogni estate, dai tempi dell’università questa parte della Puglia mi ha accolta. Conosco il suo bianco accecante e la sua gente, le sue contaddizioni e le sue speranze.

In questa città barocca della Murgia, sospesa tra il passato e il futuro, ho consumato più passi che in ogni altro luogo del mondo. Girovagando per i vicoli bianchi di calce, per le campagne e le gravine.

Assediata dallo scempio edilizio, si estende senza soluzione di continuità nella Valle D’Itria costellata di trulli e di muretti a secco che resistono con determinazione all’assedio.

Terra di contraddizioni, ma anche di profumi e sapori. Terra di pesci e di carni al forno, di frutta e di verdura dai sapori intensi che antiche mani di donne hanno raccolto e cucinato con arte e amore. Le stesse donne che hanno trasmesso i segreti a figlie e nipoti.

Frutti della terra, quelli che normalmente diresti “non vale un fico secco”, “sei proprio una zucchina”, “sei un sacco di patate”… Sulla tavola martinese  i fichi, le zucchine, le patate hanno un posto d’onore in compagnia di intriganti condimenti per cui non sai se è il gusto o l’odorato ad avere l’orgoglio del primo sentire. Non parliamo dei pomodori, delle melanzane e chi più ne ha più ne metta.

 

Situata tra Ionio e Adriatico, sferzata dal vento che torce gli ulivi creandone sculture viventi, offre mare, campagna, cultura e cibo. Ogni anno, la cornice barocca del palazzo ducale, ospita il festival della Valle d’Itria inventato dall’allora direttore del Teatro alla Scala di Milano Paolo Grassi. I melomani di tutto il mondo non mancano questo appuntamento. Poi le bande musicali che accompagnano le processioni. Le madonne con abiti preziosi, il profumo del marzapane, le preghiere sommesse e i canti.

Dicevo il marzapane. La pasta di mandorle è padrona dei dolci che inebriano naso e gola. I bar, sul far della sera, pullulano di turisti che consumano le delizie. La granita di caffe con la panna. Non puoi morire prima di averla gustata al Bar Adua o al Caffè Tripoli!

Poi il mare: azzurro, verde, blu. Le spiagge bianche. Vai a giugno e settembre, altrimenti è delirio di folle gracchianti e lordanti.

Le masserie sono un capitolo a sé. Non a caso tedeschi e inglesi sono ospiti permanenti.

Da Martina Franca ogni anno, come in un pellegrinaggio, visitiamo le cattedrali del Romanico pugliese, i castelli di Federico II, i paesi e le città limitrofe dagli scorci inconsueti.

Ragazzi questa è l’Italia, tutta da scoprire tra un lungo viaggio e l’altro in giro per il mondo.


 

Foto by Scipione Semeraro (nonche’ mio marito) tratte dalla gallery di Martina Franca.

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Fiorella

Fiorella

Insegnante di italiano, ama la lettura, il cinema e ovviamente i viaggi; attualmente scrive racconti. Sempre curiosa, ha percorso sentieri intricati nella vita e nel lavoro. Ha imparato e continua ad imparare dagli uomini e dai luoghi del mondo che osserva con sguardo inconsueto.

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