Il Kabuki Za – il teatro piu’ famoso del Giappone

Visto dall’esterno l’edificio del Teatro Kabuki Za ricalca i canoni dell’architettura nipponica di fine ottocento.
Due tetti ortogonali a sbalzo a pagodina sono disposti simmetricamente attorno all’ingresso principale largo tre colonnati sormontati da un tettuccio sinuoso e ricurvo come la schiena inarcata dei gatti quando si preparano ad attaccare. Dappertutto bei motivi ornamentali e le immancabili lanterne rosse. La Platea è assente e le tribune sono differenziate in quattro aree separate da balconcini. Le poltrone seguono un’ ordine di posti con un profilo molto ripido dal basso all’alto. Il palco appare quindi distante e infossato a causa di questa scelta progettuale.
La zona destinata agli stranieri è un loggione : si tratta delle ultime due file in alto e non c’è possibilità di accesso pedonale ai settori inferiori. Questo accorgimento giustifica il prezzo di 1400 Yen (circa 12 Euro) che altrimenti per gli altri ordini di posto sarebbe orribilmente oneroso nel corso di un viaggio turistico.
I Giapponesi infatti considerano il Kabuki un cult e le tariffe per le prime file sono molto elevate.
Tuttavia per noi Occidentali la scelta del loggione raggiunge un buon compromesso.

Per un “gajin“, ovvero uno straniero, persino il commento tradotto in Inglese in cuffia è più che sufficiente.
Ciò che più conta è riuscire ad afferrare il senso e farsi pervadere dalle atmosfere mistiche che riescono a generare la scenografia e la musica suonata dal vivo da un gruppetto di “orchestrali” ben integrati e visibili come parte della scena.
Una luce tenue e diffusa e i colori pastello fanno il resto.
Durante la rappresentazione ci si rende istintivamente conto della differenza culturale che esiste tra i nostri due mondi.
Capire la cultura giapponese significa assorbirla con un lavoro mentale che comprende sensibilità e umiltà.
Le storie raccontate sono abbastanza fantastiche.
Colpisce l’ambientazione, la delicatezza dei colori, i movimenti dei personaggi che sembrano provenire da un mondo fantastico dalle antiche radici agresti. Storie di spiriti e sentimenti oppure favole di relazioni umane in stile “La Fontaine” orientale.
Le rappresentazioni sono varie nell’arco della giornata e coinvolgono molti attori, ballerini e musicisti.
Ovviamente dai cartelloni in caratteri Khangi si capisce ben poco, ma al momento della vendita alcuni addetti si presentano in esterno e rilasciano un breve programma in inglese.
I biglietti sono in vendita al botteghino in prossimità degli orari di spettacolo: basta fare una piccola e ordinata fila arrivando soprattutto circa 10 minuti prima dell’inizio.
Le rappresentazioni che si svolgono all’ora del mio ingresso sono due Atti di Commedie Etniche.

ATTO 1mo
Kotobuki Shojo
Kotobuki è uno spirito femminile mistico di protezione dell’amore che vive nel mare e viene liberato da un venditore di sakè. Tra i due nasce una storia d’amore che porterà lo spirito ad incarnarsi o trasformarsi nella sposa del venditore dopo una lunga serie di schermaglie.
Da sfondo fanno il mare e le forze della natura su di una spiaggia al tramonto nel corso di un temporale con tuoni e fulmini ricreati con effetti visivi mentre un gruppo di suonatori ritma le azioni dei due personaggi.
Kotobuki naufraga e si presenta come spirito all’interno di un cofanetto/tempietto che viene in contatto col mondo materiale.
Vive un mondo irreale popolato dai sentimenti, mentre il venditore di Sakè sembra voler a tutti i costi impersonare un forte carattere machista creando non pochi problemi alla ninfa.
Tuttavia alla fine c’è modo di smorzare gli spigoli spesso creati ad arte dalla Società piuttosto che dalla personalità dei singoli. Così l’amore tra i due trionferà.
Un senso di armonia e di completezza si insinua facilmente negli spettatori assieme alla constatazione che con un po’ di immaginazione attingendo al nostro passato potremmo non essere così lontani da questi mondi ancestrali.
Verrebbe da pensare ad un trait d’union come quello di Puccini che per meglio concepire la sua Butterfly si concesse un viaggio in Giappone e chissà che anche lui non abbia assistito, qui, in questa stessa sala ad una rappresentazione del Kabuki Za.

by canadagood

ATTO 2do
Kanda Bayashi
Questo atto vuole riprodurre la vita ed i costumi del periodo EDO intorno al 15mo secolo.
Un mercante locale di nome Tomekichi viene sospettato ingiustamente di aver sottratto del denaro relativo all’affitto di un’ anno di una confraternita religiosa.
Dopo un processo informale viene condannato ingiustamente dal Consiglio dei Probi Viri, ma accetta ugualmente di pagare il non dovuto e lavora duramente per rispettare il suo impegno.
A settembre dell’anno successivo il denaro viene ritrovato ed i contendenti si riconciliano.
Tokemichi non reclama giustizia ed anzi ringrazia gli autori del misfatto perché in questo modo gli hanno permesso di divenire più ricco col suo lavoro.

Non si può far a meno di notare spunti alla La Fontaine mentre le delicatissime scene di interni giapponesi e dell’andirivinieni di personaggi a volte seri ed a volte burleschi richiamano alla mente la Commedia Napoletana alla De Filippo per la teatralità del racconto e la caratterialità dei personaggi.
Assistiamo ad uno spaccato di Giappone del passato con i suoi ritmi non contaminati dalla fretta del vivere moderno.

Il teatro Kabuki necessiterebbe una profonda preparazione culturale orientale per essere veramente compreso.
Niente del tipo della ragazza texana che ho davanti e che, nonostante la traduzione in cuffia, è estremamente insofferente. La sua massa di capelli biondi si sposta spesso dal sedile, piedi sulla balaustra, piedi in giù, destra e sinistra obbligandomi ad una continua ginnastica per vedere gli attori.
Si direbbe che sia interessata a tutto tranne che allo spettacolo.
Cosa ci capirà questa formosa bellezza Yankee che non smette di chiedere al fidanzato…ma allora quando andiamo?
Si, qui la globalizzazione potrebbe veramente fare danni enormi!

Anche questo è per me il Giappone: un viaggio antropologico.

Ecco un assaggio dello spettacolo

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Giorgio

Giorgio

Giorgio ama la lettura, la fotografia, l’informatica, la musica, la scoperta dello sconosciuto e mille altre cose. Ha passato una vita in viaggi di lavoro ma ora, non appena puo', viaggia per passione. Gli piacciono soprattutto le mete lontane, culture diverse dalle nostre e la scoperta delle diversità che ci uniscono.

1 commento

  1. Ciao. Mi chiamo Nora e ad un corso di giapponese abbiamo parlato appunto del teatro Kabuki. Per caso sai qualcosa riguardo alle classificazioni dei posti? In un cartellone erano indicati i prezzi per i posti “S” (i più cari), i posti “A” e i posti “B”. Intendo dire se sai cosa significano queste sigle.

    Grazie e grazie anche per l’articolo.

    Nora

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