Il Cairo (El Qahira) e la primavera araba

Quando la mia amica mi disse “Io entro maggio torno a casa, se vuoi venire a trovarmi devi farlo ora”, mi sono resa conto che in 4 anni non ero mai riuscita ad andare da lei. Laureata in lingue orientali, si era trasferita al Cairo dove lavorava e studiava ma dopo 4 anni aveva deciso di tornare a casa. Era gennaio 2011, stava iniziando quello definito uno dei periodi più bui dell’Egitto, la ‘primavera araba’ e nessuno, in primis la Farnesina, consigliava di partire ma io ho lasciato passare i mesi peggiori e a fine marzo ho fatto la valigia.

Ad accogliermi una città meravigliosa e immensa anche se l’impatto è stato piuttosto forte: partendo da Ravenna sono arrivata in una città con circa 20 milioni di abitanti, militari ad ogni angolo della strada, carri armati e coprifuoco, aggiungiamoci lo smog, il traffico, la confusione…e la pioggia. Al Cairo non pioveva da 7 anni mi hanno detto…(sarà stata una battuta?) ma dopo il temporale arriva sempre l’arcobaleno..così mi ha accolto la capitale egiziana.

Il Cairo (El Qahira)

La prima tappa del viaggio è stata Giza però non voglio parlarvi delle Piramidi questa volta, ma farvi conoscere quella parte di Cairo che forse la maggior parte dei turisti non ha mai visto. Generalmente chi fa la crociera sul Nilo visita il Cairo in un solo giorno: Piramidi, Museo Egizio e visita veloce della città vista dal finestrino del bus turistico. Io volevo vivere la città diversamente e chiesi agli amici egiziani di portarmi ovunque potevano portarmi…

 

Moschea Amr Ibn al-Aas (Al Fustat)

Moschea Amr Ibn al-Aas (Al Fustat) Cairo
Questa moschea, che prende il nome dal suo proprietario (il conquistatore arabo-musulmano della Palestina), si trova sulla linea di confine fra la parte antica della città abitata da Copti e la parte a prevalenza musulmana. Le due comunità egiziane non vivono molto bene la vicinanza ed i conflitti sono spesso frequenti. Raggiungere a piedi la moschea è stato piuttosto suggestivo: militari muniti di mitragliatrici ai lati delle strade, sentivo gli occhi puntati su di me, l’unica occidentale nei paraggi munita di macchina fotografica al collo..fortuna che con me c’era l’amico egiziano..
La moschea era tremendamente silenziosa, stupenda. Lasciate le scarpe fuori e coperta la nuca siamo entrati. Superata la porta è stato come entrare in un altro mondo, i tappeti rossi e i colori caldi del colonnato, fuori il caos della città e dentro la pace totale..sarei rimasta ore dentro quella moschea. L’unica cosa che mi metteva in imbarazzo erano gli sguardi puntati su di me, unica donna e soprattutto occidentale…ma quella situazione ha reso ancora più magico il momento.

 

Beit Al-Suhaymi

Beit Al-Suhaymi -Cairo
Nella metropoli sono numerose le case antiche tutt’ora in ottimo stato ma poche possono essere visitate. Beit Al-Suhaymi, situata nel quartiere di Khan El Khalili (conosciuto anche per i numerosi souq), è un’antica casa ottomana di proprietà dello sceicco Abdel Wahab costruita nel 1796.
Un labirinto di stanze, pavimenti in marmo, mobili in legno, decorazioni del soffitto ancora completamente intatti e un piccolo giardino interno. Entrando sembra di tornare indietro nel tempo, pochi centesimi per il biglietto d’ingresso e si può stare tutto il tempo che si desidera, l’atmosfera è davvero molto affascinante. Le finestre in legno intrecciato fanno passare deboli raggi di sole e tutto l’ambiente è in penombra. Ci sono stanze piene di tappeti colorati e tavolini dove una volta si beveva il thé, il bagno turco dal soffitto stellato, le porte massicce tutte intarsiate… la percezione è stata quella di entrare in casa di altri e le persone, per rispetto, attraversavano le stanze silenziosamente, nessuno parlava, ci si scambiava sorrisi quando ci si incrociava e questo è un aspetto che mi è piaciuto davvero molto.

 

Parco Azhar – quartiere Darb Al-Ahmar

Parco Azhar – quartiere Darb Al-Ahmar - Cairo
Il parco Al-Azhar è il più grande giardino pubblico della città. Come spesso ognuno di noi trascorre la domenica pomeriggio facendosi una passeggiata nel proprio parco cittadino, qui i residenti passano il sabato con amici e famiglia.
Realizzato tra il 1997 e il 2006, è stato costruito per riqualificare una delle aree più infelici della città, la zona di Darb al-Ahmar. Il parco si trova su una collina e da qui è possibile ammirare i punti più particolari della città tra cui la cittadella di Salah al-Din e la caratteristica “Città della Morte”, un cimitero diventato quartiere abitato. Lo so, descritta così fa rabbrividire ma purtroppo è la verità, le famiglie più povere si sono costruite lì la propria abitazione. Ma tralasciando questi aspetti, il parco è enorme, ricco di fontane, cascate, giardini; inoltre sono presenti un vivaio, un ristorante panoramico e un’area giochi per bambini.

E’ stato molto piacevole passeggiare e trascorrere la giornata vivendola quasi come un locale e non come turista. Inoltre anch’io, come tutti, avevo bisogno di uscire dal caos di quelle strade e respirare aria pulita.

Concludo questo mio diario di viaggio con questa foto panoramica fatta dalla Torre del Cairo – Borg El Qahira.

Torre del Cairo – Borg El Qahira Cairo
La piazza che vedete è Piazza Tahrir piena di manifestanti. Dopo averla vista dall’alto sono scesa e l’ho raggiunta a piedi. Ammetto che ero un pò timorosa visto il periodo, ma non ho avvertito alcuna sensazione di pericolo.
Ragazzi e ragazze, genitori e figli, anziani..tutti a manifestare pacificamente per i propri diritti. E’ vero, nei mesi precedenti c’erano stati scontri anche piuttosto cruenti, ma quando sono partita dall’Italia, web e tv continuavano a trasmettere informazioni allarmanti. Niente di tutto ciò.

Ho vissuto un’esperienza bellissima e credo che visitare la città in quel periodo mi abbia permesso di conoscere ancora più a fondo tanti aspetti che nessun turista neanche si immagina.
Consiglio vivamente a tutti di visitare il Cairo almeno una volta nella vita.

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Martina
Curiosa, creativa e un po' vagabonda, viaggia da quando è piccola e non riesce a pensare ad una vita senza valigia. E' nata a Ravenna, è follemente innamorata della California e della vita losangelina, ed attualmente vive a Barcellona dove scrive e fotografa per la città che ama. Nei suoi viaggi ama documentare ogni storia ed ogni esperienza attraverso i suoi scatti.

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