Sudan on the road

Ci sono volute in tutto circa 7 ore d’attesa e di volo, ma finalmente il caldo secco africano delle 18 è riuscito a farsi sentire.
Voci indistinguibili, profumi diversi, colori accesi, cartelloni “scarabbocchiati”, preghiere in filodiffusione da altoparlanti precariamente fissati ai muri, uomini d’affari in vestito elegante e donne velate con mani ornate di nero e dai colli impreziositi da vistosi ori gialli, bambini calmissimi (gli stessi che durante il volo hanno pianto per ore). Questo è stato il mio primo impatto con Khartoum, Sudan.

Sembrerà egocentrico ma appena arrivato ho sentito molti occhi puntati su di me. Poi, ripensandoci non era così inusuale. La diversità attira molto più della quotidianità, si sa, e pelle, capelli e vestiti così diversi sono risaltati; dietro tutti quegli sguardi, però, c’era solo una grande curiosità. Avranno sicuramente pensato cosa ci facevo lì visto che il turismo in Sudan non è poi così diffuso.

Sudan

Lungo la strada che scorreva verso la casa che avremmo usato come base mi sono divertito a notare le tante automobili scassate che sorpassavano a destra, le loro luci rosse e quelle verdi dei semafori. Il resto era polvere e aveva un profumo tutto suo…

Sudan

La luce della mattina successiva era troppo forte e per riuscire a vedere la 4×4 parcheggiata appena fuori dal cancello si doveva socchiudere gli occhi. Delle mani esperte l’avevano già caricata minuziosamente, data l’esperienza di avventure nel deserto passate: sul portapacchi brandine, sacchi a pelo, tavolo da campeggio e sedie, mentre il retro si era trasformato in ristorante.
La nostra meta era precisa ma allo stesso non ci eravamo dati dei limiti da rispettare. Sapevamo solo che ci saremmo diretti verso nord e che saremmo stati nel deserto, nella regione della Nubia, alle piramidi, nei villaggi sperduti (che sono quelli dove la vita, così come la intendiamo noi, è impossibile).

Sudan

Khartoum non era come me l’aspettavo. Probabilmente le mie attese corrispondevano a quelle di chiunque altro pensi al Sudan: città, per chiamarle con un eufemismo, piccole e disordinate. E invece le prime sorprese: a parte la grandezza e la popolazione di 5 milioni di persone, la strada che ci ha accompagnato alle porte della città era larga e dopotutto pulita. La povertà però si vedeva, questo è ovvio.. Sempre dal finestrino guardavo fuori e facevo attenzione a non mettere troppo in evidenza la mia macchina fotografica, soprattutto vicino alla polizia.

Per molti chilometri i mini-market l’hanno fatta da padrone insieme a tante piccole botteghe (con le loro insegne sbiadite, le loro merci soprattutto a base di frutta fresca e datteri, esposti con equilibrio precario, e qualche bibita).
Non c’era un confine ben preciso, non si poteva dire dove finiva la città e iniziava il niente. Si notava solo che il numero delle macchine diminuiva e quello delle capre aumentava. Poi, all’improvviso, solo le dune.

Sudan

Il punto del nostro accampamento era a circa 300 Km a nord di Khartoum, letteralmente in mezzo al nulla. Non potrei ritrovarlo da solo.. Sempre dal nulla hanno fatto la loro comparsa due ragazzi su di un somaro. Avevano sicuramente sentito il rumore del motore oppure visto il fumo. In ogni caso li avevamo incuriositi abbastanza, e come dargli torto.. Hanno seguito ogni nostro movimento mentre scaricavamo l’attrezzatura per la notte.
Nonostante il sole a novembre cali in soli 10 minuti e la notte scenda rapida ho fatto comunque in tempo a scalare una bella collina dalla quale, ruotando in tondo si vedeva il niente. Il sole basso rendeva tutto così accecante, luminoso, bianco. Le jeep erano minuscole in confronto alla vastità rossa che ci circondava.
Poi, come ho detto, si è fatta notte, e da quel momento l’unica fonte luminosa era la fiamma del fuoco che ci riscaldava e cuoceva la carne.

Sudan on the road

La mattina seguente continuava l’itinerario programmato alla volta della montagna sacra di Jebel Barka vicino al villaggio di Karima, 400 Km a nord di Khartoum. Le persone del luogo la scalano come atto di purificazione personale e noi, per confonderci tra di loro, abbiamo cominciato a seguirli. Certo, il cammino è difficile nonostante i soli 100 metri di altezza perchè la sabbia fa sprofondare fino ai polpacci ed il sole è caldo ed alto, ma la bellezza di ciò che si vede da lassù è enorme.

Sudan

Tutto si riduce ed in lontananza il Nilo scorre, fertilizzando una terra arida. Anche se non riesce a scorgere tutto il suo corso, si capisce che esiste dalle macchie verde che lo accompagnano ai lati.
Tanti i ragazzi che hanno preteso una fotografia, mentre altri si esibivano in pericolose acrobazie cercando di dimostrare il loro coraggio davanti alle ragazze.

Sudan

Lasciata questa zona il viaggio è continuato verso le piramidi, le più antiche mai scoperte in Sudan, costruite da vari sovrani dei regni egizi e Kush.. Recentemente ristrutturate agli apici con materiali diversi per esaltare la differenza tra antico e moderno, attualmente sono tante e all’epoca ne esistevano ancora di più (circa 200), basse e abbellite da sculture.

Sudan
Alla base delle colline che le ospitano si riposavano molti cammelli, disposti in maniera ordinata in linea neanche fossero delle macchina sul via di una corsa. Poco più in là invece qualche bambino ha cercato di offrirci qualche piccolo souvenir a prezzi bassissimi. Provate ad immaginarvi la sua reazione quando dalla macchina abbiamo tirato fuori uno scatolone con giochi, colori, matite, fogli, cibo da donare.

Le espressioni dei bambini erano tutte così vere: non facevano finta, il loro viso esprimeva una vera gratitudine nei nostri confronti. Lo stesso trattamento l’abbiamo ricevuto anche in tutti gli altri villaggi che lungo la strada abbiamo incontrato! La gente ci accoglieva, si riuniva e dopo poco gli occhi incuriositi e guardinghi si aprivano sempre in una risata…

Sudan

Dieci giorni sono passati veloci, tutti rigorosamente “on the road”.

Incredibile Sudan!

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Andrea M

Andrea M

24 anni, è un biologo marino, un fotografo e un viaggiatore. Non gli piacciono le mete eccessivamente turistiche e fin'ora ha avuto la possibilità di visitare anche paesi come il Sudan, il Myanmar e la Russia. Ha un blog fotografico Amnopanic.blogspot.com che aggiorna quasi quotidianamente con le fotografie delle sue giornate. Quando è in giro diventa il suo diario di viaggio!
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