Polinesia Francese, un viaggio lungo un sogno

Per me lo era sempre stato, un sogno. La Polinesia Francese del resto incarna quell’ideale di meta irraggiungibile, vuoi per la distanza che ci separa da quelle isole così invisibili sulle carte geografiche, vuoi per il denaro e le energie necessarie per colmarla. Ma certe volte, i sogni si avverano. Preparatevi quindi a volare nelle Isole della Società, uno dei cinque arcipelaghi che compongono la geografia della Polinesia Francese, dove ho avuto il piacere di viaggiare tra Tahiti, Moorea e Bora Bora.

Tahiti

Tahiti - Polinesia francese

A Tahiti, e più precisamente a Papeete, la capitale, si arriva e si parte. Spesso quando il buio è già sceso ed il caldo afoso avvolge tutto quasi a nasconderlo agli occhi curiosi di noi viaggiatori, quasi a tenercelo segreto fino al mattino seguente. Tahiti è l’isola più grande, quella che spesso viene utilizzata come punto di partenza per nuove mete. Da qui infatti partono traghetti veloci ed aerei interni che scorazzano tra le isolette come fossero autobus. Anche io vi ho soggiornato soltanto una notte, la prima, per poi tornarvi l’ultimo giorno prima di ripartire verso casa. Da non perdere: il mercato di Papeete e le Roulottes. Anche se utilizzerete questa città solo come “scalo” prima di volare verso atolli paradisiaci, non privatevi di una visita al mercato, di una passeggiata per le strade della città e di una cena tipica alle roulottes sul porto. Sentirete la vita polinesiana, i miscugli di etnie, le influenze cinesi ed orientaleggianti ed il suggestivo misto tra lingua francese e lingua tahitiana, potrete fare gli acquisti più convenienti ed artigianali e gustare cibo di strada seduti su tavolini di plastica e tovaglie quadrettate, mentre nella cucina allestita all’interno di un camioncino (da qui il termine Roulottes) arriva un profumo di spezie e pesce Mahi Mahi appena pescato. Mentre cenavamo si svolgeva in piazza una manifestazione canora di un coro religioso di Papeete, non è raro che la piazza si trasformi in un crogiuolo di umanità, tra fiori di tiarè dietro l’orecchio ed abiti svolazzanti dai colori accesi. Anche per questo la città non è da perdere.

Moorea.

Moorea Polinesia francese

Bastano 2 minuti di volo, o 30 di traghetto veloce. Benvenuti a Moorea! L’isola sorella, si vede da Tahiti ed osservarla avvicinarsi sempre di più dal vetro del traghetto o da un’oblo a chilometri di altezza è un’esperienza eccitante. La montagna sembra fatata ed il mare tutto intorno ci chiama, è un’isola vibrante, viva, piena di attività e di luoghi da scoprire. La macchina è il modo migliore per girare l’isola, perché bisogna girarla. 60 Km di “ring road”, un anello che la circonda completamente asfaltato e tante piccole stradine più brulle e dissestate che corrono invece verso l’interno e si inerpicano verso belvedere mozzafiato e piantagioni di Ananas. Il liceo agrario, la Pineapple Road (appunto strada costellata da piantagioni di ananas), la fabbrica di succhi di frutta dove degustarli e rimanere stupiti dai loro profumi e colori, i Magazines, supermercati all’apparenza proprio magazzini, dove sentirsi un pò in un market francese per i prodotti che vedono intervallati però da cose tipiche polinesiane (poche), sono solo alcune cose che troverete lungo la strada. Ma poi bisogna fermarsi a fotografare le lunghe spiagge con palme a vista d’occhio, o i banchetti di gente del posto che vende il suo pesce ed i suoi frutti e non vede l’ora di farteli assaggiare con un sorriso. Sosta obbligata alla baia di Cook, dove l’esploratore inglese arrivò con la sua nave e dove tutti ricordiamo avvenne il celeberrimo ammutinamento del Bounty. Come non capire chi si ribellò per restare su questa meravigliosa terra…! E’ particolarmente affascinante notare il lembo di terra delimitato dall’isola sia a destra che a sinistra, sembra proprio di vedervi entrare un veliero da un momento all’altro, oppure di vedere l’infinito oltre l’orizzonte..

Da vedere a Moorea

Moorea polinesia francese

Tiki Village: ovvero la ricostruzione di un antico villaggio polinesiano, da attraversare guidati da ragazzi e ragazze del luogo che spiegano le varie tradizioni, dal tatuaggio alle piume dei copricapi colorati dei grandi guerrieri; dagli strumenti musicali all’arte di intrecciare foglie di cocco per creare calzature impermeabili o tetti di case… si scopre poi il forno tahitiano che contiene una cena tipica servita a buffet, ricca di alimenti particolari come i frutti dell’albero del pane ed il poisson cru marinato al latte di cocco e si conclude la serata con uno spettacolo che è un susseguirsi di danze, musiche incalzanti, costumi sgargianti ed acrobazie con il fuoco…per tutti anche una divertente prova di danza ed un pareo show, spettacolo in cui si mostrano i mille modi in cui può essere indossato un pareo, sia da una donna che da un uomo. Staff ed artisti straordinari per umanità e simpatia, per una serata, turistica si, ma molto molto piacevole.

Delfinario Moorea polinesia francese

Dolphin Center & Clinica per tartarughe marine: l’Intercontinental Moorea Resort &Spa ospita appunto due centri naturalistici dove questi animali così affascinanti vengono curati e nel caso dei delfini, si può vivere l’esperienza di nuotare con loro e conoscerli da vicino. Per me è stato molto emozionante. Vorrei esulare dalle polemiche varie riguardo la cattività dei delfini nei delfinari, sarei anche io più felice di vederli sguazzare liberi nell’oceano. Ma ho avuto la possibilità di vivere questa esperienza ed ho deciso di farla, restando affascinata dalla meraviglia di avere accanto questo animale così straordinario. Il centro di cura per le tartarughe è inserito nell’oasi che circonda il resort e permette di osservare gli esemplari che sono convalescenti in attesa di essere rimessi in mare aperto.

Bora Bora

Bora Bora polinesia francese

Non che a Moorea non si potesse fare snorkeling o immersioni o cene su isolette deserte o bagno con razze e squali…ma ho preferito parlarvi di questo aspetto più “marino” proprio riguardo Bora Bora. Perché Bora Bora è il sogno per antonomasia ed anche io l’ho vissuta come tale. Turistica e circondata da resort lo è davvero, ma è anche vera la sua fama di perla dell’oceano Pacifico..

Si atterra a Bora Bora su un motu, piccola isoletta distaccata da quella principale. Una casetta, carrelli bagagli sul pontile verso il mare e tanti locali in attesa per regalare a tutti la profumatissima collana floreale di benvenuto. L’impatto con la laguna è devastante. Il cuore e gli occhi reggono a malapena lo stupore per quel celeste così intenso che ti entra dentro insieme al vento che ti scompiglia i capelli. A Bora Bora vale la pena di crogiolarsi al sole sulla spiaggia di uno dei resort, o su una spiaggia libera, di esplorare il mare o anche solo di sguazzare nella laguna più bella del mondo con razze ed innocui (ma non meno impressionanti) squaletti. Se poi avete tempo, inserite una gita all’interno dell’isola, magari in 4×4.

Da non perdere a Bora Bora

giardino dei coralli Bora Bora polinesia francese

Snorkeling nel giardino dei coralli: spettacolo assolutamente prezioso di flora e fauna, di pesci colorati, di fondali artistici che solo madre natura avrebbe potuto forgiare. Se siete coraggiosi buttatevi in un battesimo del mare immergendovi con bombole e muta, per scoprire le affascinanti meraviglie dell’oceano sottomarino.

giardino dei coralli Bora Bora polinesia francese

Matira Beach: il posto più bello al mondo dove godere di un tramonto completo, con la palla di fuoco del sole che si immerge in mare squagliandosi nelle acque calme con i suoi colori accesi. E’ la spiaggia pubblica di Bora Bora, la più famosa e bella, la più romantica e poco conta che sia la più conosciuta, la folla non è comunque una prerogativa delle isole polinesiane ed una volta lì ci si sente ovunque in paradiso.

safari 4x4 bora bora polinesia francese

Safari 4×4: all’interno dell’isola -attraverso vertiginosi saliscendi e strade sterrate percorse a tutta velocità da autisti tanto pazzoidi quanto gentili e divertenti- troverete cannoni abbandonati e residui bellici inutilizzati lasciati dai soldati americani, casette immerse nel verde dove artisti locali dipingono parei coloratissimi e vendono stupende conchiglie dalle forme più strane, alberi di papaya ed ananas dai quali raccogliere uno spuntino per la merenda e coltivazioni di perle nere dai quali acquistare (o farsi regalare come ho fatto io) il vostro ricordo più prezioso di un viaggio indimenticabile.

 

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Viaggiatrice, scrittrice, musicista. Nella vita, come nel piano jazz, ama improvvisare e creare. Dopo aver scritto di audio su riviste specializzate, inventa storie, poesie e pubblica racconti brevi per smartphone pur non avendo uno smartphone. Il viaggio è la fonte ispiratrice principale di racconti e di emozioni , per questo non parte mai senza un taccuino ed una macchina fotografica. Innamorata perdutamente dei paesi anglosassoni racconta Londra nel suo blog Londralowcost.blogspot.it.
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2 Commenti

  1. Questo è davvero il PARADISO per antonomasia riassunto in un viaggio! Per ora è ancora un sogno nel cassetto per me..
    Ho sognato per tutta la lettura del post *.*

  2. A tre voci (2004)

    – O Capitano, mio Capitano Bligh,
    dopo cinquemila miglia di tribolazioni
    Timor è in vista! Quale lupo di mare
    ce l’avrebbe mai fatta solo con un sestante
    in questa dannata scialuppa?
    – La Regia Marina Britannica, però,
    dovrebbe dargli caccia spietata:
    si nascondessero pure
    sotto larghe gonne tahitiane,
    meritano solo la forca.
    – Questa non era una passeggiata
    romantica a spese di Sua Maestà.
    Forse un dì avremo l’onore di vederli
    faccia a faccia mordersi la lingua.

    [L’ammutinamento del Bounty fu accolto da Lord G. G. Byron con entusiasmo, poiché la marina militare di allora era ineccipibilmente severa e qualcosa doveva cambiare. Tre sono le versioni cinematografiche sul tema: una con Clarke Gable, un’altra con Marlon Brando, una terza con Mel Gibson, ma pur evidenziando un aspetto romantico della vicenda, essendo ambientate in luogo esotico, esse peccano di non veridicità. Secondo gli Atti del processo che, secoli fa, si tenne in Gran Bretagna, si evince che William Bligh e Fletcher Christian avevano una relazione gay, cosa non rara tra uomini di mare, e che quest’ultimo aveva capeggiato l’ammutinamento perché indignato dalle vessazioni subite come passivo. Ci sarà mai una quarta versione filmica che rispetti la scomoda verità?].

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