La luna sulla terra: il deserto della Namibia

Una sera, nel mezzo di un safari che mi ha portata nel sud della Namibia, mi sento dire: “Domani ragazzi sveglia alle 4”. Alle 4? Fammi capire, sono quindici giorni di sveglie assurde ma alle 4 significa nel cuore della notte, che poi in Africa la notte, concedetemelo, è ancora molto più notte degli altri continenti! E questa sveglia che porterebbe a ridiscutere immediatamente il concetto di vacanza, a cosa la dobbiamo? Mi viene risposto: dobbiamo salire sulla duna 45 per vedere l’alba. A questo punto mi sono taciuta perché l’idea, sebbene un pò folle, o forse proprio per questo, mi è piaciuta eccome.

Ed è quindi proprio con la sveglia alle 4 del mattino che inizia questa giornata, che rimarrà una delle più memorabili del nostro intero viaggio. Nel buio assoluto, aiutati solo dalle torce poste sulle nostre teste che ci fanno sembrare tanti minatori in procinto di sfidare il cuore della terra, con il consueto gelo mattutino (o meglio, notturno) rappresentato da un 4 gradi indicato da un termometro, smontiamo le tende e carichiamo i nostri bagagli sul camion. Inutile che ve lo dica: la conversazione stamattina scarseggia e sono sicura che un’unica voce echeggia nella testa di ciascuno di noi e scandisce esattamente le seguenti parole: “Ma chi te l’ha fatto fare”.

Ma, nonostante le voci, alle 5 siamo davanti al cancello del camping che aprirà da lì ad un quarto d’ora. Qui la sorpresa: la follia non è affare solo nostro, a quanto pare siamo in buona compagnia perché altre auto sono in coda con il nostro camion. In questo momento capisco che la questione si fa grossa: o le persone completamente folli in circolazione sono più di quante mi aspettassi, o quello che stiamo andando a vedere merita davvero ogni tipo di levataccia. Solo dopo una mezz’ora di strada arriviamo in un piazzale dove ci sono già alcune altre auto dalle quali scendono persone che si dirigono verso una montagna di sabbia rossa molto frettolosamente. Eggià, perché la novità è che, come se non bastasse la levataccia, qui si tratta anche di faticare, e di faticare molto velocemente. Il nostro driver ci consiglia infatti di iniziare la salita per accaparrarci i posti in prima fila per vedere l’alba. La fa facile lui, che chissà poi se sulla duna 45 c’è mai salito davvero.

La salita è notevole e il fatto che i piedi sprofondino sulla sabbia come nelle sabbie mobili, rende il tutto molto faticoso. Tanto che, ammetto, ho anche pensato di non farcela. Mi è bastato però fermarmi per prendere fiato e spostare la concentrazione che fino a quel momento era stata catalizzata nel mettere i piedi nei punti giusti, verso il paesaggio circostante, per trovare la motivazione per proseguire.

Namib Desert

Ho visto infatti la natura in uno dei suoi abiti più belli, manifestarsi gradatamente con la luce soffusa provenire da dietro dune più distanti. Non sono mai stata sulla luna, ma sono sufficientemente sicura che questo paesaggio possa annoverarsi tra quelli definibili con l’aggettivo lunare.

Namib Desert

Conquistare la vetta della duna una decina di minuti prima che il sole facesse la sua comparsa proprio davanti a noi svelando tutte le sfumature gialle e rosse della sabbia tutt’intorno, è stata una di quelle esperienze che si fa fatica a trovare le parole per raccontarla.

Duna 45

Per un attimo ci siamo sentiti sulla vetta del mondo, forse perché tutto il mondo di cui avevamo bisogno nell’arco di quei brevi istanti era lì, proprio davanti ai nostri occhi.

Duna 45

Dopo tanta bellezza e tanta emozione sentivo il bisogno di sfogare tutta la mia gioia e lo sfogo l’ho prontamente trovato in una corsa liberatoria giù per la duna 45.

Quando però una giornata parte bene, non può che proseguire nella stessa direzione e questo l’ho capito un’ora dopo quando ci siamo ritrovati in quella che definisco “la cartolina della Namibia”, ovvero il luogo credo più fotografato e più utilizzato da tour operator e agenzie di viaggi nel promuovere viaggi in questa nazione.

Parlo di Sossusvlei, uno di quei posti che “Se non lo vedi non ci credi”. Situato nella parte meridionale del Namib Desert, questo luogo altro non è che un pianoro coperto da una crosta di sabbia salina che, molto raramente, viene raggiunto dall’acqua. Considerando la cornice in cui si trova, composta da altissime dune di sabbia rossa, lascio a voi immaginare di che meraviglia stiamo parlando.

Da qui, a piedi, si raggiunge Deadvlei, un posto che, in quanto a contrasto di colori, non è secondo a nessuno: al bianco della sabbia salina e al rosso della sabbia delle dune, si aggiunge il nero intenso dei numerosi scheletri di alberi di acacia che, ormai bruciati dal sole, si ergono sul pianoro.

Deadvlei
deadvlei

Quando torniamo al nostro truck sono solo le 11 del mattino e ancora non posso credere di aver vissuto così tanto e di avere praticamente ancora tutta la giornata davanti.

 

 

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Elena

Elena

Vive a Torino, città che ama profondamente, e dove si occupo di advertising. Ma nonostante questo amore per la sua città sente l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Crede profondamente che viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.
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5 Commenti

  1. Ti ho sempre detto che l’Africa è caldissima… 4°C infatti; all’alba non trovi nemmeno il ghiaccio per terra!

    Scherzi a parte, anche in questa parte del viaggio, ciò che maggiormente mi attira sono i colori; intensi, nitidi, puliti.

    Quante esperienze in questo safari australe: deserti, fiumi, persone, colori, tutto questo vale davvero una levataccia alle 4 di mattina.

  2. Ecco le emozioni che rendono magico un viaggio… Ci rendi entusiasti per le tue esperienze ogni volta con maggiore fervore… Stupenda condivisione…

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