Amburgo: elegante regina del nord

Immergetevi nel verde, nel silenzio, nella profumata atmosfera di Amburgo; perdetevi tra i suoi mille canali e difendetevi dal freddo con una bionda: l’ Astra Bier. 

Il verde. E’ stata questa la primissima cosa che mi ha colpito. Alberi snelli dal tronco chiaro, cespugli scuri e fitti, siepi, prati, orticelli ben divisi, ognuno il suo, di fronte casa, e verde, verde ovunque:  ai lati dei binari della metro, per esempio, quella che abbiamo preso dall’aeroporto fino al centro città. La natura qui ad Amburgo non sembra essere affatto il contrario di cultura, anzi! E’ l’elemento portante dell’urbanizzazione: acqua e parchi, e la città nel mezzo. Tra i bambini (soli!) che entravano e uscivano dalla metro mi piaceva immaginare un giovinetto Karl Lagerfield al primo che mostrasse anche il benché minimo segno di gusto e di eccentricità.

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Il silenzio, invece, è la cosa che più mi ha colpito subito dopo. Né grida, né schiamazzi, né voci particolarmente distinguibili, nessuna risata squillante,  nemmeno un pianto di bambino. Eppure la città non è affatto deserta, ma le telefonate, qui, si tengono per sé, i commenti si fanno col vicino e l’inquinamento acustico è davvero ridotto ai minimi termini. Un toccasana per orecchie italiane, continuamente sotto sforzo.

L’acqua, poi, è stato il terzo elemento ad avermi stupito: l’Alster Lakes, il lago nel cuore della città, popolato da papere nere con un elegantissimo becco bianco; i canali della Hafen City, con gli appartamenti da sogno sospesi sul mare e l’edificio di cristallo della “Filarmonica”; la Speicherstadt, la “città dei magazzini” che ha i piedi nell’acqua e la testa nella nebbia, mentre il corpo si snoda possente, con la sua mole di mattoncini rossi, lungo i canali del centro. Il porto, sul fiume Elba, che è il più importante della Germania, il terzo in Europa, e tra i primi al mondo come traffico di container, e che ospita, inoltre, alcuni yacht in costruzione per i Big del pianeta…

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L’atmosfera, poi, caratteristica delle città del nord Europa: il caldo dei negozi e dei ristorantini piccolissimi, profumati di candele e fiori, e il freddo pizzicorio dell’aria, che si ritrova anche nei sapori, nell’Astra, la tipica birra chiara, e nella salsa remoulade, squisita e di carattere. Da provare sulla carne e le patate. E le vie del centro, orlate di magazzini, belle macchine e dei ragazzi più alti mai visti in vita mia. Le pizzerie italiane (ovunque), i wurstel giganti più buoni del mondo, e la regina, la cioccolata, declinata in tutti i gusti, le forme e gli abbinamenti che hai sempre solo sognato.

 

Se vorreste farci una capatina, i luoghi “must to see” di Amburgo sono:

– il Palazzo del Rathaus, (il Municipio), notevole non solo per la facciata neorinascimentale, ma anche per l’interno (visitabile). Nel chiostro troverete una fontana decorata da statue che rappresentano, ciascuna, un mestiere legato all’acqua;
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– la chiesa di St. Michaelis, sembra un teatro e ha un organo bellissimo;
– il Fishmarkt, il mercato del pesce: qui è d’obbligo mangiare un panino caldo coi gamberetti o con del merluzzo impanato;
– il quartiere di St. Pauli, la zona dei divertimenti (anche a luci rosse);
– la Chiesa di Sankt Nikolai, rasa al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è tutt’ora un rudere, di cui rimane in piedi solo l’alto campanile (saliteci su per avere una vista mozzafiato della città). La chiesa non è stata ricostruita per fare di essa un memoriale degli orrori della guerra e un monito per tutte le generazioni;
– il Museen für Kunst und Gewerbe, il museo delle arti applicate, dove ammirare il meglio della moda, della grafica, del design e della fotografia (tra cui un’indimenticabile mostra di Steve McCurry).

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3 indirizzi dove mangiare:

– colazione: se volete assaggiare qualcosa di tipico andate al n° 12 di Dammtorstraße al Caligo Coffee e chiedete un  Franzbrötchen (ricorda molto il sapore delle zeppole, ma è quadrato e ricco di cannella), inzuppato in un cappuccione d’ordinanza;
– brunch: nel quartiere di St. Pauli, Markstr. 142, c’è il Gretchens Villa, un bel posticino gestito da due ragazze e letteralmente preso d’assalto. Le marmellate sono di produzione propria (buonissime) e il piatto brunch comprende formaggi (cremosi, freschi, semi stagionati), prosciutto, frutta, oppure uova, spiedini di verdura e pane ai semi di papavero.
– cena: nella piazzetta del Grossneumarkt, al n° 10, troverete Thamers, a metà tra un pub e un ristorantino, dall’atmosfera calda e accogliente (sembra quasi di stare in una malga). Qui potrete gustare del tipico cibo tedesco in  porzioni davvero abbondanti.

Auf Wiederdehen e alla prossima!

 

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Giulia
Venticinque primavere e aspirante sceneggiatrice. Sta per terminare un master in comunicazione che l’ha portata a studiare in Spagna e in Francia. Ama perdere ore e ore nelle vecchie librerie del centro, ficcando il naso tra gli scaffali come un vecchio cane da tartufo. E’ una viaggiatrice incallita, una bricoleur convinta, cinefila cronica, scrittrice e lettrice incurabile. Ha un blog, un piccolo ‘oblò’, come lo chiama lei, da cui instancabilmente scruta il mondo.
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