Tappa ad Hanoi, il vero Vietnam

24 Giugno 2013, sveglia all’alba, ore 4.30. Sono a bordo del Reunification Express un vecchio e lento treno che viaggia su un solo binario. Mi ritrovo in un letto a castello in uno scompartimento con altri tre sconosciuti. La città imperiale di Hué è ormai lontana. Sono 12 le ore e poco meno di 700 i chilometri che separano la capitale Hanoi da Hué. Si viaggia ad una media di 60 chilometri orari. Sono stanco e, come se non bastasse, fuori piove. Il treno si ferma, siamo arrivati. Non esistono pensiline in stazione, i passeggeri scendono direttamente sui binari. I passeggeri vietnamiti sono stracarichi di valigie. Scendono le donne con i bambini in braccio e alla fine i turisti occidentali con i classici zaini in spalla. I treni appartengono a un’epoca lontana. Ce n’è addirittura uno che emette un fischio forte, sembra quello di un transatlantico. Sta partendo. Lentamente. La locomotiva sembra a vapore. Piove ancora. Ma, non m’importa. Guardo il mio riflesso su uno specchietto di un motorino parcheggiato affianco a un binario. Sorrido come un bambino, sono felice. Hanoi è una città magica. Vi sorprenderà.

Hanoi è l’essenza del Vietnam, è il vero Vietnam. È un’osmosi perfetta. Hanoi è l’anima del Vietnam e il Vietnam è l’anima di Hanoi. La causa di quest’osmosi è che la storia del paese per lunghi tratti combaciò con quella della sua capitale: la dominazione francese 1864-1954, l’occupazione giapponese negli anni della seconda guerra mondiale e la costante minaccia di un attacco dell’esercito cinese proveniente da nord. Meno di 200 chilometri separano Hanoi dalla frontiera cinese. Quando nel ’78 i vietnamiti risposero agli attacchi dell’esercito di Pol Pot invadendo due terzi del territorio cambogiano, i cinesi alleati di Pol Pot marciarono su Hanoi. Fortunatamente per le sorti del Vietnam, non ci arrivarono mai. L’esercito cinese venne fermato dal più fedele alleato del Vietnam di Ho Chi Minh, l’Unione Sovietica. I sovietici invasero la parte settentrionale della Cina, direzione: Pechino. Il risultato fu la ritirata dell’esercito cinese dal Vietnam e la conseguente ritirata dei sovietici. Hanoi era salva, il Vietnam unito e in pace.

Hanoi, Vietnam

Anno 2013, le tracce della storia vietnamita sono ben visibili nei monumenti della capitale, nei suoi edifici, nei suoi parchi e sui volti della gente. Il quartiere vecchio della città con il suo dedalo di viuzze è tuttora e storicamente l’anima commerciale della città. Splendida l’architettura delle antiche case mercantili del XV secolo; esistono solo qui a Hanoi e a Hoi An, città patrimonio dell’Unesco. Non mancano luoghi sacri buddisti, templi e pagode. C’è persino un mercato coperto, il Dong Xuan che ricopre un intero isolato.

hanoi cattedrale

Come a Saigon anche nella capitale ci sono la cattedrale in stile gotico e il Teatro dell’Opera. Queste due opere coloniali francesi non sono sole. Sono in buona compagnia.

Hanoi Teatro dell'Opera

Vi è a Hanoi un intero quartiere francese, con le sue case in tinta gialla. Anche qua come a Saigon ci sono le boutiques delle grandi griffes. Ma anche loro sono in osmosi con la capitale, non dominano la sua atmosfera, non ne aumentano i ritmi lenti. Hanoi è autentica, è fiera, è forte, è come una bella donna di quarant’anni. È colta. Ha sede qui la prima università del paese: il Tempio della Letteratura. È veramente un’oasi di pace. Consiglio a tutti una visita.

L’architettura coloniale francese non si limita ai monumenti più famosi e ai ministeri e riempie la città pervadendone l’atmosfera: la si può notare sia in vie secondarie in zone semi centrali che in zone lontane dal centro. Tinte rosa, gialle, azzurre. Hanoi è romantica, alcune vie sono polverose, i ritmi lenti, i caffè sono affollati e si gira in bici con una baguette sotto il braccio. Hanoi ricorda una città della provincia francese del Sud collocata in una dimensione spazio-temporale non meglio precisata. Hanoi è esotica.

Nella capitale fu sepolto ed è tuttora celebrato il padre fondatore della patria: Ho Chi Minh. Il corpo esile di quest’uomo forte e tenace è custodito nel luogo più sacro del Vietnam: il Mausoleo di Ho Chi Minh. Ivi, è vietato parlare, vestire pantaloncini e portare maniche corte.

Inoltre, meritano una visita anche la vicina casa e museo in stile sovietico di Ho Chi Minh. Ottobre 2013, muore alla veneranda età di 102 anni il secondo padre della patria, il Generale Giap. Vero idolo, insieme a Ho Chi Minh, dei giovani di Hanoi. Anche lui è di corporatura esile, ma è uno dei più grandi geni e condottieri militari mai esistiti al mondo. Umiliò i francesi nella risolutiva battaglia di Dien Bien Phu garantendo così l’indipendenza del Vietnam dal dominio francese. Sconfisse con un esercito mal equipaggiato e composto perlopiù da contadini, un esercito, quello americano, dotato della più avanzata tecnologia militare. Il Generale non è più qui nella capitale è tornato a casa nella sua provincia di Quang Binh. Il sogno di uomini come Ho Chi Minh e Giap era la creazione di un Vietnam florido e unito.

Il sogno dei giovani di Hanoi è vivere in un paese florido e in pace. Senza retorica, Giap e Ho Chi Minh hanno passato il testimone ai giovani vietnamiti.

È passato a questi ultimi il compito di creare un paese migliore, più benestante, con meno ingiustizie e un paese in cui la cultura e le tradizioni locali non si facciano dominare dal quel progresso asettico che tutto omologa e snatura. È loro il compito di creare un’osmosi tra radici culturali e progresso.

Un’osmosi perfetta come quella tra Hanoi e il Vietnam.

 

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Matteo V.

Matteo V.

Tortonese, ama la sua città, la cucina ed i prodotti tipici della sua regione, il Piemonte. Attualmente, vive a Londra dove lavora come consulente aziendale. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni: il nuoto (è nuotatore master con la Derthona Nuoto Master), la fotografia (il suo sito di foto Mattvphotography.net ) e la lettura di romanzi. Animo inquieto, ama anche viaggiare. I luoghi che hanno più influenzato la sua personalità sono la Thailandia, l’India e il Vietnam. Sogna di visitare il Sud America.
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