Quell’oasi chiamata Nosy Komba, l’isola dei lemuri

Quando si comincia a valutare il Madagascar come meta di un prossimo viaggio, di solito, noi italiani, intendiamo la piccola isola di Nosy BeSi trova a nord-ovest dell’isola Madre e ospita un gran numero di turisti e residenti francesi. Da anni infatti, Nosy Be – che in malgascio significa “grande isola” – richiama uomini di mezza età che, una volta raggiunta la pensione, decidono di sistemarsi nella tranquilla isola, magari accompagnandosi a giovani donne del luogo.

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Anche noi, per il primo approccio, abbiamo scelto Nosy Be come base del nostro viaggio ma non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di scoprire anche alcuni dei piccoli isolotti che vanno a formare un meraviglioso arcipelago con una fauna speciale.

In particolare vi parlo di Nosy Komba – “l’ isola dei lemuri” – e il nome già dice tutto.
La piccola isola vulcanica si trova tra Nosy Be e la costa nord-occidentale dell’Isola Madre e regala un mare molto calmo e limpido con la possibilità di snorkeling e immersioni. E’ facile incontrare sotto di voi una bellissima tartaruga marina, o un’enorme cernia!

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Ma potreste venir distratti dal mare a causa di alcuni esserini vispi e simpaticissimi che popolano l’isola: i lemuri! Principalmente lemuri macaco, forse i più diffusi nella zona. Nell’aspetto e nelle movenze somigliano ad arzille scimmiette ma sono meno dispettosi e si avvicinano volentieri se offrite loro una banana. Vi salteranno sulle spalle senza pensarci un attimo. Prenderanno in mano la banana con il loro utile pollice opponibile o si accontenteranno di leccare dalle vostre mani la polpa.

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Non temono l’uomo, Nosy Komba è un paradiso faunistico e non corrono nessun tipo di pericolo per nostra mano. E sono dei perfetti fotomodelli! Se si è rapidi a scattare fotografie, loro ogni attimo cambiano posizione, passando dalle spalle, alla testa e con un sorprendente salto, fin sul ramo più vicino. Abilissimi scalatori e innati curiosi, passano gran parte della loro vita sugli alberi guardandoci da lassù e aspettando un buon motivo per scendere.
Nonostante l’isola prenda il nome da loro, i lemuri non sono gli unici abitanti della fitta foresta tropicale che si estende per la maggior parte del terreno emerso.

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Passeggiando in compagnia di una guida, incontriamo i boa constrictor che vivono beatamente all’interno di un rustico recinto in pietra. Dormono per la maggior parte del tempo, quando viene fornito loro un lauto pasto, e così abbiamo occasione di interagire con uno di loro. Non mi faccio intimorire, non capita tutti i giorni di avere un serpente potenzialmente fatale che ti si arrotola attorno ad un braccio!

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Per chi è più timoroso, l’ideale è offrire della frutta alle tartarughe giganti dal collo lungo. Adorano essere grattate sotto il mento, sono docili e dallo sguardo dolcissimo. Ma ci sono anche le tartarughe della dimensione a cui siamo abituati qui in Italia, e quelle di media grandezza, simili ad un bel cocomero, anche loro dalla forma bombata e tondeggiante.

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Un altro abitante tipico delle terre malgasce è il camaleonte che personalmente adoro! Con quegli occhioni tondi e sporgenti che possono ruotare indipendentemente l’un dall’altro. Sono simpatici e per nulla pericolosi: accettano di sostare per brevi periodi sul tuo braccio socchiudendo gli occhi e dondolando leggermente su e giù arricciando la lunga coda per mantenere al meglio l’equilibrio.

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Dopo l’incontro con questi curiosissimi animali, come si può non restare ammaliati dalla vegetazione così selvaggia e avvolgente?!

Lo sapevate che le piante di banano possono produrre un solo casco di frutti dopo di che muoiono? Infatti il banano è la più grande pianta erbacea dotata di fiore. Nonostante dalle dimensioni ci dia l’impressione di essere un albero, in realtà è soltanto un arbusto che, dopo aver prodotto il casco di banane, muore, dando vita a polloni che fanno nascere nuove piante dalla base. Da ingenua profana nel campo, sono rimasta sorpresa di notare che i caschi hanno le banane rivolte verso l’alto e non come in tutte le rappresentazioni di film, cartoni animati and co.

Un’altra sorpresa è stato vedere come crescono gli ananas. Sempre visti sul banco del reparto ortofrutta, questi eccentrici frutti nascono da un piccolo cespuglio a terra e si innalzano di circa 40/50 centimetri sostenuti da un robusto fusto fibroso, rivolgendo il ciuffo verso l’alto.

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Ma sorvolando le mie poche informazioni sui comuni frutti esotici, la vera sorpresa è stata la palma del viaggiatore (Ravenala Madagascariensis): la pianta simbolo del Madagascar.
Questa altissima e robusta pianta – in realtà è anch’essa un arbusto, come il banano – ha come principale caratteristica quella di raccogliere all’interno del suo fusto l’acqua piovana, canalizzata dalle ampie foglie, e permettere così al viaggiatore di dissetarsi. Nelle perfette condizioni climatiche malgasce, questo arbusto più raggiungere anche i 20 metri di altezza. La sua abbondante diffusione deve dire grazie all’impollinazione aiutata dai lemuri, ma anche dai pipistrelli.

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Tutto intorno alla jungla selvaggia, prima di raggiungere il mare, troviamo sabbia finissima alternata a tratti di terreno roccioso. L’isola infatti è anche chiamata Nosy Ambariovato che, in lingua malgascia, significa “isola circondata dalle rocce”, in quanto le rocce vulcaniche che affiorano lungo la costa fanno da cornice a questo piccolo paradiso.

Qualche info:

Non è semplice reperire un alloggio a Nosy Be – le piccole isole limitrofe non hanno alcuna struttura per ospitare turisti – che non si tratti di un resort. E così abbiamo scelto il Loharano Ora resort, davvero bellissimo e ben inserito nella natura coi suoi bungalows in legno e makuti. I pasti erano compresi e cucinati da personale malgascio con frequenti specialità tipiche di pesce e carne ma si può scegliere di cenare in spiaggia con una bella grigliata organizzata da alcuni bar, di cui molti con proprietario italiano.
Scegliere un villaggio non vuol dire necessariamente “vacanza commerciale tutta spiaggia e animazione”.
E’ possibile noleggiare una moto dai beach boys – molto meno assillanti che in altri Paesi africani – e gironzolare per l’isola in totale indipendenza.
Mentre per quanto riguarda le gite sugli isolotti come Nosy Komba o Nosy Tanikely, sono necessari l’organizzazione e l’accompagnamento di una guida – o esperto –  che provvederà anche alla barca e al pranzo.
I costi non sono eccessivi anche se modellati a misura di turista, ovviamente.

 

 

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Greta

Greta

Ama il sushi, ormai è diventata una droga, i suoi tre gatti e suo marito con cui condivide tutto, anche i viaggi. Ogni fuga la decidono insieme, la organizzano, la sognano e si buttano. Ogni esperienza fa parte dei loro racconti, che condividono sul loro con chi ha la loro stessa passione.

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