Viaggio nel fesh fesh del Sahara tunisino 

Per me il deserto è femmina. Quello di sabbia, s’intende. E non a caso strega per lo più gli uomini. Sinuoso, morbido, sfuggente, ammaliante, inafferrabile: sono aggettivi che per lo più si associano ad una donna. La suggestione viene amplificata al mattino, quando i profili delle dune, illuminati dal sole ancora basso all’alba, appaiono come fianchi di donna dalla pelle chiara e vellutata. E un alito di vento, voluttuoso, accarezza di continuo quelle armoniose curve con un velo iridescente di sabbia in sospensione, la più fine.

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Se la perfezione e la pulizia delle forme è opera del vento, è poi merito del sole esaltarne i chiaro-scuri e i contrasti cromatici, aumentando il fascino di un luogo che a tratti sembra un’allucinazione. Del resto, se si prova a toccarlo con un dito, quasi a voler verificare che non siano scherzi dell’immaginazione, di colpo la sabbia, fine com’è, frana fino in cima alla duna. Ed è uno struggimento, perché par di aver compromesso irrimediabilmente un’opera d’arte, se non fosse che qui basta un soffio di vento a rimettere tutto in ordine, come per magia.

Per provare simili emozioni non serve allontanarsi poi tanto dall’Italia: il Sahara, il deserto per antonomasia, è poco oltre la sponda opposta alla nostra, nel Mediterraneo.

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Da Tunisi a Douz, per dire, definita “la porta del deserto”, sono 550 chilometri di terreni e strade che vengono via via inghiottiti della sabbia, che qui è biondo-oro per via dei vicini 5 mila metri quadrati di superficie del lago salato Chott El Jerid. 

Più si va a sud, invece, più il fesh fesh, sabbia impalpabile come il talco, si fa più scuro, passando dal rosa all’arancione, per effetto della “corrasione”, l’erosione continua delle rocce da parte delle particelle solide trasportate dal vento. Come a Tembain, magnifica località del Grand Erg Orientale, dove resiste ancora uno sperone di roccia. Da Douz sono circa 200 chilometri e per chi non se la sente di mettere a dura prova la propria schiena sul dorso di un dromedario, è consigliato affidarsi ai tour operator come HorizonViaggi.it, che organizzano dall’Italia non solo le escursioni nel Sahara in confortevoli fuoristrada, ma anche gli accampamenti tendati per trascorrere una o più notti in pieno deserto. Sulla “strada” si incrociando tribù berbere che si spostano con greggi e dromedari, lucertole giallo-oro chiamate “pesci del deserto” per la velocità con cui spariscono sotto la sabbia, ratti del deserto (più facile in realtà vederne le impronte al mattino). E le pimelie, piccoli, instancabili coleotteri che, spostandosi, ricamano incantevoli tratteggi sulle dune.

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Non capita tutti i giorni poi poter assiste alla cottura dei cibi nella sabbia, tra le ceneri di un fuoco alimentato con sterpaglie raccolte nei dintorni: come il pane, o la carne di agnello cucinata in anfore assieme a patate e legumi. Suggestive anche le cene: all’aperto, circondati da un perimetro di candeline, o sotto una tenda berbera, al lume di candela, durante le quali si scoprono l’harissa, una salsa a base di peperoncino rosso, servita con tonno e olive nere, in cui va intinto il pane; il brik a l’oeuf, una crepe di pasta filo fritta nell’olio, con uovo intero fresco, patate bollite, capperi e prezzemolo; le dita di Fatima, involtini fritti ripieni di carne e formaggio; le corna di gazzella, involtini di noci e mandorle ricoperti di miele.

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Di giorno, sempre in carovana, attraverso panorami straordinari, si giunge all’oasi di Ksar Ghilane, per un bagno caldo nella larga pozza d’acqua termale, dopo una breve escursione in dromedario o a bordo di un quad. In entrambi i casi, immancabile la tappa all’antico forte di Tisavar, baluardo lungo il limes tripolitanum eretto dai Romani per difendere l’estremo confine meridionale dalle tribù berbere del deserto. La storia di questo forte imperiale – trasformato dai berberi stessi, alcuni secoli più tardi, in uno ksar (villaggio fortificato) contro l’invasione araba, poi occupato dalla legione straniera francese nel XX secolo e perfino dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale – testimonia da sola l’appetibilità di un’intera terra, che per la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo, è stata invasa da ogni direzione: dai numidi ai fenici, dai romani agli arabi, dagli spagnoli ai turchi.

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A noi, oggi, bastano due ore in aereo per scoprirne le meraviglie.

 

 

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jenny

jenny

In viaggio non si accontenta dei posti da cartolina, ma vuole capire il perché delle cose che vede e conoscere le persone del posto. Ama l'avventura ed è attratta dai paesaggi in cui si incontrano-scontrano terra, aria, acqua e cielo. I suoi viaggi preferiti, non a caso, sono stati in Argentina-Patagonia, Irlanda, Norvegia, Portogallo (e l'Islanda è già in cantiere). Anche la recente esperienza nel Sahara, tuttavia, ha lasciato in lei una traccia indelebile. Il suo blog: Piccolareporter.blogspot.it

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