La città dell’amore fraterno: Philadelphia

Fondata nel 1682 dal quacchero William Penn, a cui si deve il nome dello stato della Pennsylvania di cui è la capitale, Philadelphia prende il suo nome dal greco e vuol dire “città dell’amore fraterno”. Qui si trova la prima strada degli Stati Uniti ad essere stata abitata in forma stabile, Front St, e fra tutte le città americane è una delle poche ad avere un centro storico, almeno come lo intendiamo noi europei, che si chiama appunto Historical District.

Molti luoghi della città sono strettamente legati ai primi anni della storia del Paese e si trovano quasi tutti raccolti nell’Independence National Historic Park, che è davvero un parco nazionale, seppur piccolo, tanto che è gestito dai ranger del National Park Service. I luogo più importante tra questi è l’Independence Hall, nella quale è stata scritta la costituzione americana ed è stata firmata la dichiarazione d’indipendenza. L’ingresso è gratuito, ma bisogna procurarsi il biglietto all’Independence Visitor Center (tra Market St e la 6th St) ed è meglio andare al mattino.

Tra l’Independence Hall e il Visitor Carter si trova il Liberty Bell Center al cui interno è conservata la Campana della Libertà che ha suonato l’8 luglio del 1776 per annunciare la prima lettura della dichiarazione d’indipendenza. Anche in questo caso l’ingresso è gratuito, ma potrebbe essere necessario aspettare in fila per poter entrare.

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Lungo il Benjamin Franklin Parkway sono situati i principali musei della città, due dei quali meritano davvero una visita: il Philadelphia Museum of Art e, soprattutto per gli appassionati di arte impressionista, la Barnes Foundation.

La collezione del Philadelphia Museum of Art, uno tra i più grandi e importanti degli Stati Uniti, è divisa tra due edifici. Le opere al suo interno coprono mille anni di arte europea, arti decorative americane, arte asiatica e arte contemporanea. L’ingresso al museo comprende anche il museo Rodin, la più grande collezione dedicata allo scultore francese al di fuori di Parigi. Alle spalle dell’edificio principale si estende un giardino con sculture contemporanee.

Accanto al Museum of Art c’è una statua di Rocky Balboa e non è un caso, visto che la scalinata davanti al museo è proprio quella che Rocky percorre di corsa al termine dell’allenamento nel primo film che lo vede protagonista.

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La Barnes Foundation ospita invece la più grande collezione privata al mondo dedicata all’arte impressionista e post-impressionista. Al suo interno sono conservati 185 Renoir e numerose opere di Cezanne, Degas, Monet, Van Gogh e molti altri. Essendo lo spazio espositivo non molto grande, solo un numero limitato di visitatori può accedervi ogni giorno. Se siete davvero interessati a visitare la Barnes Foundation conviene comprare il biglietto in anticipo su internet oppure alla biglietteria del museo il prima possibile.

Per il pranzo e la cena c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il posto che preferisco è il Reading Terminal Market. Se sentite nostalgia del Bel Paese potete andare all’Italian Market, e per qualche specialità asiatica c’è sempre Chinatown. Il piatto tipico di Philadelphia è il cheesesteak, un panino a base di bistecca e formaggio. Purtroppo nei tre giorni che ho trascorso a Philadelphia non ho avuto modo di provarlo perché c’erano oltre 30 gradi (era fine maggio) e mangiare un panino del genere avrebbe significato passare le quattro ore successive stesa sul divano dell’ostello.

A proposito di ostelli, ho alloggiato al Apple Hostel, situato in pieno centro storico. L’edifico è antico, seppur completamente rinnovato: niente di lussuoso, ma il posto è decisamente accogliente, e l’appartenenza alla catena Hostelling International ne fa una garanzia.

Prima di lasciare Philadelphia non può mancare un salto alla JFK Plaza, piazza al centro della quale c’è una delle sculture che hanno reso celebre Robert Indiana e che ricorda ancora una volta ai suoi visitatori che Philadelphia è la città dell’amore fraterno.

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Laura di Iusto
Laureata in archeologia, beni culturali e turismo (non poteva essere altrimenti!), dall’età di 20 anni ha vissuto per periodi più o meno lunghi a Londra, Madrid, Andorra la Vella, Siviglia e San Diego. Durante i suoi soggiorni all’estero ha colto ogni occasione per viaggiare, soprattutto in Spagna, Paese che, si vergogna un po’ ad ammetterlo, conosce meglio dell’Italia.
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