Prima tappa della mia vacanza nel New England: Boston

Base di partenza per ogni viaggio nel New England è Boston, capitale del Massachusetts, città verso cui nutro molta curiosità, sia per la sua liberalità (tra le prime a celebrare nozze gay), sia per il ruolo cruciale che ha avuto nella conquista dell’indipendenza dall’Inghilterra (vi ricordate il Boston Tea Party studiato a scuola?). A Boston passiamo due giorni pieni, prima di noleggiare un’auto e partire per il Maine (viaggio che vi racconterò prossimamente).

Boston dal fiume

Il B&B che abbiamo prenotato si trova nel South End, un quartiere frizzante, ricco di caffè, laboratori di artisti, negozietti di artigiani e villette a schiera vittoriane, abbastanza basse perché lo sguardo si possa perdere nel cielo, specie in una giornata così calda e serena. I turisti sono molti, ma gli spazi ampi, quindi l’idea è di grande vivibilità, di eleganza e tranquillità, di una città in cui ci si sposta volentieri a piedi (ma per chi preferisce le due ruote s’incontrano numerose postazioni di bike sharing, chiamate Hubway). Ryan, il nostro ospite, ci accoglie in un appartamento molto curato, nel seminterrato di una tradizionale casetta a mattoncini rossi: pulito, ricco di libri e di ricordi di vacanze, poster dell’opera, candele e, soprattutto, un letto gigante e morbidissimo!

Boston

1^ giorno – martedì 5 agosto 

Come ogni turista, il nostro giro di Boston inizia dal Freedom Trail, un percorso di circa 4 km attraverso i luoghi storici: a partire dal Boston Common, uno splendido parco di 20 ettari dove pare che gli scoiattoli siano ammaestrati vista la facilità con cui approcciano i turisti, seguendo due file di mattoncini rossi si toccano alcuni momenti clou della storia americana.

Boston common
Al Boston Common, dove si trova anche il punto informazioni con le simpatiche guide turistiche in costume d’epoca, una volta si svolgevano le esecuzioni dei cittadini che si erano comportati contro la morale puritana; oggi è un parco davvero vivace, dove si ritrovano runners, centri estivi, comitive di turisti. Seguendo i mattoncini si raggiungono edifici come la State House, sede del governo, coronata da una cupola dorata, la Old South Meeting House, dove nel 1773 si organizzò la celeberrima protesta del tè, il Granary Burying Ground, un cimitero dove sono sepolte le vittime del Massacro di Boston e altri punti di riferimento significativi per la storia americana.

Boston State House

Per il primo pranzo bostoniano mi butto su un goloso lobster roll, un sandwich ripieno di aragosta, presso il Faneuil Hall, uno storico mercato dove oggi si può mangiare qualsiasi genere di street food prima di riprendere il Freedom Trail verso nord e vedere la Old North Church, al cui campanile l’eroe locale Paul Revere nel 1775 appese le lanterne che segnalavano l’arrivo degli Inglesi chiamando la popolazione alla mobilitazione indipendentista.

Nel pomeriggio si prosegue per il porto camminando sull’Harborwalk fino all’USS Constitution, una nave da guerra molto resistente (era soprannominata Old Ironside) e la più antica (così ha detto la guida) del mondo. Ma, vista la coda all’entrata, dirigo la mia attenzione verso un più recente incrociatore fermato a Pearl Harbor; visitandolo all’interno è impossibile non farsi prendere da un po’ di claustrofobia nel pensare allo stile di vita di quei marinai…

Abbandonata la parte storica della città, con un taxi raggiungiamo la moderna Copley Square, dove ogni anno ad aprile arriva la maratona e dove si erge maestosa la Boston Public Library, la prima biblioteca pubblica degli States, annunciata da uno stuolo di bandiere a stelle e strisce sventolanti e grappolate di lampioni in ferro battuto. Una visita vale davvero la pena: affreschi importanti e imponenti, sale spaziose, un impeccabile cortile interno decorato con margherite, fontane, tavolini per leggere, chiacchierare o anche solo bere un caffe approfittando del wifi. La situazione è rilassante e stimolante allo stesso tempo; impossibile non paragonare lo stile con cui la mia generazione studiava su libri chiusi in loro stessi e per questo definitivi e quello più fluido e ricco di contaminazioni dei ragazzi di oggi, che danno nuova veste a questi splendidi ambienti storici e rassicuranti riempiendoli di Ipad, Mac, cuffie e quant’altro.

Boston Public LibraryBoston Public Library interno

Copley Square il martedì ospita il mercato biologico dei contadini, situazione che mi piace sempre molto per l’effetto scenico che frutta, verdura, fiori trasmettono al turista.

Copley Square

Di fronte si erge maestosa la neoromanica Trinity Church, realizzata nella seconda metà del XIX secolo da Richardson; d’effetto scenico lo specchiarsi nel vicino grattacielo Hancock in uno stridente accostamento moderno – contemporaneo. L’ingresso è a pagamento (7 dollari), ma ne vale la pena per le vetrate colorate e gli affreschi ricchi. Da qui raggiugiamo Newbury Street per una passeggiata tra i negozi più belli, nell’elegante quartiere di Back Bay.

Boston Trinity Church

A prescindere dal fatto che siamo delle buone forchette, va detto che negli Usa è impossibile rimanere impassibili di fronte alla sovraesposizione alimentare cui si è sottoposti ad ogni ora del giorno e della notte. Così, distrutti dalla stanchezza, decidiamo di andare a cena piuttosto presto, come si usa nella East Coast. Ryan, il nostro ospite, ci consiglia il Boston Chops nel South End, una steak house molto elegante dove abbiamo mangiato due ottime Rib Eye. I prezzi non sono economici, ma in generale Boston non è una città a buon mercato.

 

2^ giorno – mercoledì 6 agosto

Boston vanta tanti primati storici, ad esempio ha avuto la prima scuola pubblica degli Usa (1635), ha dato alle stampe il primo giornale delle colonie (1704), ha registrato la nascita del primo sindacato americano (1795), ha inaugurato la prima metropolitana del paese (1897) e, dato più sciocco ma simpatico, per prima ha pensato di utilizzare dei reperti bellici a fini turistici… Generalmente sono un po’ scettica nei confronti delle “turistate” (forse ho un po’ la puzza sotto il naso, che so…), ma diverse guide consigliavano un Boston Duck Tour partendo dal Prudential Center in Boylston Street.

Boston Duck Tour

Si tratta di un’escursione a bordo di un veicolo anfibio, replica dei mezzi della seconda guerra mondiale, che permette di avere un’idea globale della città sia via terra sia via fiume. Intanto ci si rende conto che Boston non è una metropoli (conta infatti circa 600.000 persone) e poi attraverso i vivaci aneddoti della guida si può apprezzare la varietà architettonica dei quartieri, nonché l’attività velica della baia. Dagli Americani dovremmo davvero imparare: parlano per ore di particolari assurdi trasformandoli in epica, un po’ per patriottismo un po’ per marketing. Solo noi non abbiamo capito che la cultura fa business…

Boston by Charles River

Il pomeriggio è dedicato a visitare un luogo che, nell’immaginazione, mi è molto familiare: Harvard. Quanti film sono stati ambientati qui?

L’Harvard University, una delle otto più antiche degli States, e il MIT si trovano nella cittadina di Cambridge, sulla riva settentrionale del Charles River. Nel piazzale davanti al campus è possibile aggregarsi ai gruppi guidati da studenti disponibili per dei tour all’interno dell’Università (tra l’altro, presentando il biglietto del Boston Duck Tour vi si accede gratuitamente). La nostra, una studentessa d’informatica molto carina ed energica, sembra simpatica. Dico sembra perché onestamente il famigerato accento di Boston, quello che tende a mangiare le “r” e ad aprire le vocali, mi rende difficile capire buona parte delle sue battute…

Harvard University

Comunque questa ragazza ci racconta diversi aneddoti, ad esempio sull’ingresso delle donne all’interno del campus e sulle confraternite più famose, e rispolvera la famosa storiella delle tre bugie della statua di Harvard, dove è apposta la targa: “John Harvard, fondatore, 1638”.? Si tratta però di tre falsità: i tratti dell’uomo scolpito non appartengono a John Harvard, ma ad un modello che posò per Daniel Chester French; Harvard non fondò l’università ma ne fu grande benefattore (per questo fu a lui titolata) e, infine, l’anno di fondazione del campus è in realtà il 1636. Curioso che il motto dell’Università sia Veritas…

Statua delle tre bugie

Mentre noi turisti ci scateniamo a fare foto con la statua toccandone il piede sinistro (pare che porti bene), la guida ridendo ci svela l’ennesima storiella: gli studenti più goliardici sono soliti farci pipì sopra prendendosi così gioco dei malcapitati scaramantici… Vedere tanti studenti sul prato studiare, leggere, scrivere, disegnare, fa venire immediatamente la voglia di tornare all’università, soprattutto se vissuta all’americana…

Per cena andiamo alla scoperta del quartiere di North End, conosciuta come la Little Italy di Boston. A rassicurarci di essere proprio lì sono le insegne dei numerosi ristoranti italiani, il nome delle chiese, gli stendardi dedicati ai vari santi, il tutto nelle consuete casette di mattoni rossi. Un contrasto interessante. La nostra scelta, nel dedalo di stradine che attraversiamo nel quartiere, ricade però su un pub irlandese dove ci strafoghiamo di squisito fish and chips. Quella irlandese è un’altra comunità molto presente a Boston: molti immigrati vi giunsero verso la metà del XVIII secolo (gli Italiani arrivarono all’inizio del XX).

North End

3^ giorno – giovedì 7 agosto

In partenza per il Maine facciamo una tappa d’obbligo: l’Harley Davidson di Boston (in realtà è nella periferia, a Everett) un paradiso di oggettistica e abbigliamento (oltre che ovviamente di moto) per gli appassionati del bilicindrico di Milwaukee. Usciamo pieni di gadget e pezzi di ricambio…

 

 

Dove dormire: consiglio vivamente di appoggiarsi a Airbnb, l’ormai popolare app che mette in comunicazione affittacamere e turisti di tutto il mondo (anche se, per la mia esperienza americana, nessuno mi ha dato anche il breakfast…). E’ la prima volta che mio marito ed io usiamo questo canale e devo dire che la scelta mi esalta: alla comodità di una casa si aggiunge la possibilità di soddisfare la mia curiosità verso le persone e le loro abitudini, che in un mondo sempre più globalizzato sono la vera discriminante tra un posto e l’altro. In questo senso la tappa a Boston mi soddisfa molto.

Dove mangiare: il quartiere di South End è ricco di caffè e bistrot. Noi abbiamo provato (e consigliamo) il Boston Chops in 1375 Washington Street. Se vi prende una voglia matta di pizza, la coda fin dal pomeriggio fuori dalla Pizzeria Regina (in Thacher Street) mi sembra un buon segno… Per un pranzo veloce ed economico all’insegna dello street food passate al Faneuil Hall Marketplace (in Quincy Market).

 

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.

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