A spasso per il Maine: on the road nel New England

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Dopo tre giorni a Boston, su una meravigliosa Mustang cabrio rosso fiammante prendiamo la litoranea I-95 direzione Maine, il vasto stato nel New England soprannominato Pine Tree State. Qui si sono combattute molte battaglie tra coloni inglesi e francesi di stanza in Canada e, dopo essere stato popolato a partire dall’inizio del XIX secolo, nel 1820 lo stato si è reso indipendente dal Massachussetts.

Ma prima di giungere nel Maine, dopo circa 80 km facciamo tappa a Portsmouth, nel New Hampshire, lo Stato del Granito, delle cime innevate e del no tax. Portsmouth è la terza città più antica degli Usa, l’unica sul mare, con due strade principali piuttosto vive che s’incrociano: Congress e Market Street. Pranziamo in un pub molto caratteristico, la Portsmouth Brewery, ma i piattoni di hamburger sono veramente di grandezza proibitiva e ci tocca abbandonarli a metà. Cittadina carina, ma non c’è da lasciarsi il cuore.

spiaggia del Maine

(2° giorno, venerdì 8 agosto)

Proseguiamo quindi per Ogunquit, una delle località che i nostri ospiti bostoniani ci hanno caldamente consigliato. Questa cittadina vanta 5 km di spiagge tra l’omonimo fiume e l’oceano e una celebre Marginal Way, 2.5 km di strada panoramica percorribile a piedi. Purtroppo, quando giungiamo dopo mezz’ora circa di strada, un forte temporale ci impedisce di scendere dall’auto. Immagino che col bel tempo questa località sia suggestiva con le infinite sfumature di azzurro e grigio tonalizzate con le tipiche casette del Maine.

Maine
Decidiamo così di proseguire per Portland, dove abbiamo prenotato un b&b per la notte. Di questa città abbiamo sentito parlare molto bene, ma ad essere onesti ad un primo giro non ci strega (in realtà capiremo molto presto che è la struttura tipica della provincia americana a non affascinarci: due strade principali che s’incrociano e poi il nulla intorno). Sulla Commercial Street, che corre lungo il litorale, si trovano diversi negozietti carini, tra quelli di souvenir più banali ad alcuni più ricercati come le gallerie d’arte. Ma il cuore della vita serale di Portland è il quartiere dell’Old Port, tra edifici un tempo sede di magazzini e di stoccaggio di pesce. Su consiglio di amici che ci erano già stati, ci dirigiamo al turistico Lobster Co, dove sul pontile sotto il portico si degustano astice e aragosta in tutte le salse, con musica country live e la compagnia di Patrick e Kimberly, due simpatici Texani che condividono con noi il tavolo.

old port Portland

Il b&b che ci aspetta per la notte è in una zona periferica buia, dove le casette sono tutte uguali; la sistemazione è abbastanza deludente, specie per il bagno malconcio e non troppo pulito; i proprietari ci hanno lasciato la chiave sotto lo zerbino e non si faranno vedere fino al giorno seguente. A farci compagnia ci sono però i mici di casa.

(3° giorno, sabato 9 agosto)

L’indomani, i proprietari dell’appartamento si rivelano simpatici e loquaci spiegandoci che questa zona è una meta di vacanza molto amata dai Canadesi del Quebec (e infatti il francese è piuttosto diffuso).

Abbandonando Portland, percorriamo strade soleggiate dove campeggiano case meravigliose e scenografiche nel loro legno variopinto. La giornata è l’ideale per una gita a Cape Elisabeth dove, all’interno di un parco di 36 ettari (il Fort Williams Park), troviamo il faro più antico e fotografato del New England.

Cape Elisabeth

Finalmente un faro! Non avremmo potuto scegliere giorno e orario migliore per una gita in questo parco: sono le 10 e ci sono pochissime persone a passeggiare, giocare a tennis, correre con il cane… Grande senso di libertà come solo i viaggi negli States riescono a regalare.

L’oceano brilla, quasi una lama affilata, la bandiera stelle e strisce volteggia prepotentemente, i gabbiani col loro grido ci accompagnano nella passeggiata sulla costa protetta dal grande faro. La pace che respiriamo qui ci dà modo di riflettere su alcune delle cose che più amiamo dell’America… Ad esempio la sensazione di poter arrivare ovunque in auto in una terra tanto sconfinata, grazie a strade ampie e ben tenute. Oppure l’ossessione per la forma fisica che osserviamo ovunque: tutti corrono e fanno sport fin dal mattino presto, cosa che a ben guardare fa a pugni con il grande quantitativo di obesi e la delirante dipendenza da cibo. O ancora la possibilità di lavorare ovunque (certo, questo non vale per tutti i mestieri), ma trovo bellissimo vedere negli Starbucks persone che fin dal mattino scrivono con i loro Mac di fronte ai maxi beveroni.

Faro di Cape Elisabeth

Ripartiamo verso nord, prossima tappa Freeport, il regno del kayak, ma soprattutto di LL Bean, il paradiso del campeggiatore, un emporio che in passato era l’avamposto per i rifornimenti e gli equipaggiamenti dei cacciatori diretti verso nord. La tappa di Freeport si rivela piuttosto rapida e inutile: un’unica strada (indovinate? Main Street!) dove si susseguono negozi di abbigliamento sportivo, outlet e merce di ogni genere.

La fermata successiva è Wiscasset: all’ingresso del paese vedo il cartello “The prettiest town in Maine” e mi viene da ridere… Nel corso del viaggio mi sono fatta accompagnare da Bryson e il suo “America perduta”, libro dedicato alla provincia americana; proprio pochi giorni prima ho letto un suo commento su Wiscasset. Anche Bryson si stupiva di questo cartello assurdo, visto che qui non c’è nulla, a parte alcuni negozietti di artigianato sulla via principale e delle bancarelle di street food. E qui ci mangiamo un gustoso crabroll.

Maine1

Guardando la cartina del Maine, si può vedere che il tratto centrale della costa è ricco di penisole scoscese alternate a tratti di spiaggia più lineare. Nel nostro viaggio verso nord, decidiamo di assecondare una di queste penisole e visitare la Pemaquid Peninsula e finalmente vediamo un posto meraviglioso!

Sull’estrema punta si estende il Lighthouse Park, un promontorio dove sorge maestoso il Pemaquid Light, tanto famoso da comparire sui quarti di dollaro dello Stato. Al di là del faro, che mantiene un fascino senza tempo, il posto è splendido: dal parco scendono delle lunghe lingue di roccia lavica che litigano con le onde dell’Oceano scintillante e immenso che, schiantandosi con prepotenza, modella il paesaggio. A rendere ancora più movimentato questo quadro suggestivo è il cielo, solcato da nuvole minacciose miste ad azzurro, quasi che ripiegato su se stesso il cielo cercasse l’origine del tutto. Mi sembra di essere in un quadro di Van Gogh, ma la sensazione che ne ricavo è di grande serenità. Impossibile non pensare ad Oceano Mare di Baricco e al desiderio di immortalare l’acqua marina per sempre.

Ecco un’altra cosa che adoro degli States: i paesaggi sempre diversi e sempre desolati; in spazi tanto ampi i turisti si disperdono con i loro modi più educati dei nostri, le voci basse e i gesti discreti, così che mi sembra quasi di essere sola a godere di tanta maestosità.

Pemaquid

Sempre sulla Pemaquid Peninsula raggiungiamo un forte di metà del XVIII secolo da cui si gode di una splendida vista sulla baia: in lontananza le piccole case bianche tutte simili ricordano gli scorci della Signora in Giallo.

Pemaquid forte

Pieni di meraviglia negli occhi raggiungiamo Rockland, l’ennesima cittadina sviluppata sulla Main Street e poi il nulla negli anonimi quartieri residenziali. Anche in questo caso abbiamo prenotato una camera in un b&b, questa volta un’antica casa nobile… Se la partenza a Boston era stata ottima, ad ogni tappa la nostra sistemazione peggiora di un pochino… Questa stanza si trova sul solaio ed è quella che era la stanza della servitù. Peccato che dall’Ottocento non sia cambiato nulla: la carta da parati è rovinata dalla muffa e dall’umidità, il materasso è duro, il letto rumoroso, la puzza di stantio fastidiosa e il bagno diviso dalla camera con una squallida tendina.

A sorpresa, invece, in questa cittadina così piccola i ristoranti sono numerosi e tutti ben recensiti su TripAdvisor. Scegliamo il 3Crow e non ci delude: ottimo pesce e ambiente piacevole.

Dopo una nottataccia di rumori sinistri, si parte tentando di recuperare il mood giusto per far entrare la Meraviglia del luogo sconosciuto dentro di me.

In effetti l’intento ha successo, perché “Rockland by day” è meno tremenda di quanto ci sia sembrata di notte, ma soddisfazioni migliori arrivano dalla prima tappa della giornata: Camden.

Camden

E’ una deliziosa cittadina sul mare, tempio della barca a vela e dello shopping di arredamento marinaro. La nostra guida ci consiglia di visitare il Camden Hills State Park, un parco nel quale svetta il Monte Battie, da cui si gode un’impagabile vista sulla costa con le sue innumerevoli lingue di terra, le penisole, i pini (ecco da dove prende il nome lo stato!), i porti e oceano a perdita d’occhio. Top! Per gli escursionisti c’è da perdersi: 48 km di sentieri panoramici di diverse difficoltà e soprattutto un centinaio di piazzole per campeggio disseminate per la foresta.

Monte Battie

Se lasciamo Camden pieni di meraviglia, la tappa successiva a Blue Hill, ci sembra nuovamente inutile… Questa cittadina costiera, a cui giungiamo dopo un’ora abbondante di viaggio, dovrebbe essere affascinante per le numerose gallerie d’arte di alto livello e una nutrita comunità di artigiani, ma la nostra sensazione è diversa… Chissà, magari avremmo dovuto fermarci più a lungo di un pranzo.

Sulla strada per l’Acadia National Park incontriamo numerosi harleysti che ci colpiscono per il rispetto delle regole della strada (quanti motociclisti italiani restano in coda in caso di rallentamenti?), ma allo stesso tempo perché nel Maine non è obbligatorio il casco (e infatti nessuno lo porta).

L’Acadia è qualcosa di meraviglioso, un paradiso per tutti: i ciclisti, gli escursionisti, gli amanti del cavallo, i campeggiatori, i buongustai… Tutti! E’ l’unico parco naturale del New England, istituito nel 1919 sui terreni donati da Rockfeller per sottrarli alle speculazioni edilizie. A Bar Harbor, la cittadina principale del parco, è possibile prendere informazioni sui numerosissimi sentieri da percorrere a piedi o con la bici a nolo, sulle spiagge e su tutte le altre attività all’aria aperta del parco. Tutto è segnalato (altra cosa in cui gli Americani sono top: le attrattive turistiche sono per tutti e alla portata di tutti).

Dopo aver acquistato il tagliando da 20 dollari che permette all’auto di circolare nel parco per una settimana (ovviamente solo nelle strade asfaltate), decidiamo di approcciare l’Acadia facendo il Park Loop Road, un itinerario panoramico che tocca alcuni dei punti più suggestivi del parco, come la Sand Beach, la spiaggia più lunga, le Otter Cliffs, falesie verticali nel mare, meta degli arrampicatori su roccia e, soprattutto, la Cadillac Mountain. In realtà questa vetta misura solo 466 m., ma è la più alta vetta costiera degli Usa e dalla sua sommità si apre un panorama a 360° che toglie il fiato. Vi ricordate la canzone degli Imagine Dragons che questa estate si sentiva di continuo alla radio? Ecco, I’m On Top of the World!

Park loop road

Cadillac Mountain

Per la notte a Bar Harbor non troviamo b&b disponibili, ripieghiamo quindi sull’Holiday Inn. In realtà è una sistemazione fantastica: lettone morbido e profumato, un bagno comodo e pulito, un tramonto da urlo. Per la cena scegliamo a caso il CherryStones, praticamente sulla via principale: ottimo halibut e delle vongole giganti più grandi di cozze grandi!

Lo shuffle mi regala Notte dei desideri di Jovanotti proprio mentre ci avviamo verso il 10 di agosto e le stelle sono abbondanti… I segnali mi sembrano ottimi!

(4° giorno, domenica 10 agosto)

Jordan Pond1

La giornata è calda e soleggiata e ci aspettano 3 ore di intensa camminata intorno al Jordan Pond, un lago incantato immerso in una splendida cornice naturale. I parcheggi da cui dipartono i tracciati sono pieni, ma incontriamo pochissima gente: merito dei 200 km di sentieri di trekking tra cui è davvero difficile scegliere. Il paesaggio è suggestivo e rilassante, l’ambiente ben curato e ben segnalato.

Jordan Pond2

E’ davvero un peccato aver già prenotato la notte successiva, altrimenti resteremmo qui un altro giorno. Bar Harbor è una cittadina stupenda, vivace e ricca di attrazioni turistiche.

Jordan Pond 2

Il viaggio per arrivare a Conway, nel New Hampshire, alle porte delle White Mountains è piuttosto lungo (3 ore abbondanti) e noioso: paesaggi monotoni, centri abitati anonimi caratterizzati da un outlet, uno Starbucks, un Mac o analogo, una chiesa, un distributore di benzina.

Il tempo a Conway sembra un po’ fermo agli anni ’70 o così almeno ci sembra giungendo dalla nostra ospite, una naturopata un po’ originale che, oltre ad affittare la stanza che prendiamo noi, fa campeggiare i turisti in giardino, senza servizi igienici, “tanto c’è il fiume a fianco”, mi spiega lei. La casa, la solita casetta di legno contornata dalle aiuole, è un’accozzaglia di robe vecchie e di dubbio gusto; noi la chiameremmo shabby chic…

Becky è un pozzo di conoscenza delle White Mountains; nei suoi 50kg scarsi e i 65 anni è un portento: è una super sportiva, scia, nuota, cammina, arrampica, si cura con le piante e mangia solo organico. Ci parla delle fattorie gestite da giovani e di come stiano ripartendo e di un movimento (ma non ne ho capito il nome) basato sull’alimentazione a km zero, diremmo noi. Comunque ci fornisce cartine e consigli per godere di una giornata nella natura.

(5° giorno, lunedì, 11 agosto)

Lasciamo di buon’ora Conway per le White Mountains; chiamate così per l’intensa presenza di betulle, sono le vette più alte del nord est degli Stati Uniti (il Monte Washington raggiunge i 1900 m). Il clima è fresco e ventoso, il cielo piuttosto plumbeo. All’area si accede lasciando 3 dollari nell’apposita cassettina incustodita all’ingresso del parco (che meraviglia! Vi immaginate in Italia?).

White Mountains

Becky ci aveva consigliato un paio di itinerari che conducono alle famose cascate locali: le Lower Falls e, più avanti, le Sabbaday Falls. Sarà che non piove da molto, ma dopo 5 miglia di trekking in mezzo a boschi piuttosto noiosi, arrivare alla cascata e vedere un rivolino d’acqua ci ha davvero deluso…

Lower Falls

Ripartiamo quindi alla volta di Boston attraverso l’itinerario panoramico chiamato Kangamagus Highway, 56 km da Conway a Lincoln proprio all’interno del parco. Il paesaggio è piuttosto famigliare e selvaggio, da macchina aperta (se non facesse così fresco) e musica country. Peccato, a dispetto dei cartelli, non aver incontrato neppure un’alce…

Moose

Un pasto veloce nell’anonima North Woodstock, dove nel pomeriggio troviamo aperto solo un improbabile ‘diner’ greco gestito da Greci (come ci sono arrivati in questo angolo sperduto di mondo? E, soprattutto, perché proprio qui?) e pronti a ripartire per Boston. Sul tragitto, approfittando del tax free del New Hampshire, non possiamo non fare una sosta veloce in uno dei mega outlet che incrociamo sulla I-93.

 

Informazioni utili

Dove dormire

Ovunque! In questo percorso nel New England abbiamo provato diverse soluzioni; gli alloggi non mancano e sono per tutte le tasche (tenendo però presente che il Maine non è esattamente economico). Se per il nostro viaggio in agosto sono bastate due settimane prima, per il periodo del foliage è necessario prenotare con largo anticipo! A Bar Harbor raccomando l’Holiday Inn: posizione e servizio qualità-prezzo ottimi.

Dove mangiare

Anche in questo caso ce n’è per tutti i gusti. Sia che amiate lo street food (naturalmente a base di crab o lobster – granchi e aragoste), sia che siate palati più raffinati, il Maine è il paradiso del buon cibo. Mio personale suggerimento: provate i sidri artigianali insieme al lobster.

 

 

 

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.

2 COMMENTI

  1. Lo so, lo so che potrei sembrare di parte ma dico sinceramente che hai un grande dono: c’è chi scrive bene e c’è chi sa emozionare con i suoi testi e tu sei tra questi (pochi). Grazie!

  2. Brava, perche’ concisa con sufficienti notizie. Purtroppo, l’East non vale il West.
    Tex Willer e’ molto meglio di Bleck Macigno.

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