Marrakech. Bella, ospitale, ricca di contrasti.

1

Marrakech. Marocco. Africa. Terra di colori, suoni, odori, sapori e sensazioni di forte impatto. Per viverle al meglio, però tu, viaggiatore europeo, con le tue mille aspettative e mille certezze, devi arrivare in punta di piedi.

Le prime ore per me hanno fatto la differenza. Il cuore, la mente e i sensi hanno bisogno di ambientarsi, di prendere confidenza, solo così la città mostrerà il suo abito migliore.

La prima azione da fare appena scesi dall’aereo, mentre si aspettano (le lunghe, ma non interminabili) file dei controlli dei passaporti è togliere l’orologio. Un detto locale infatti recita: a Marrakech non c’è l’ora, c’è il tempo.

Quindi niente corse da turisti. Ma tempo da regalare ai 5 sensi anzi 6. Perché il senso dell’orientamento è fondamentale in questa città, sia la sua presenza che la sua assenza.

# UDITO

piazza Marrakech Marocco tramonto

Sono i suoni che ti colpiscono fin dall’atterraggio in Marocco. Il primo è il continuo “tumb” dei timbri sui passaporti e poi c’è il vociare in una lingua che non conosci. Ma appena arrivi in Medina sei letteralmente sopraffatto. L’acuto flauto degli incantatori di serpenti e il tam tam dei tamburi dei Gnaoua, gli inviti dei venditori di spremute e delle cartomanti, il continuo clacson dei taxi e il rombo dei motorini. Ad un certo punto quel richiamo che parte piano piano e poi rimbalza di minareto in minareto. E tu che, per la prima volta, lo senti e sei rapita dal richiamo del muezzin.

All’entrata dei souk i suoni cambiano di nuovo. Non sembra possibile, ma tutto diventa ovattato e silenzioso. Ed è allora che senti veramente la città respirare. Gli inviti gentili dei venditori, il quieto scalpitio degli zoccoli degli asini, gli scalpelli che lavorano il legno e l’ottone, le pentole che sfrigolano, le stoffe che strusciano al primo tocco, i “per la place di là…” gridato dai bambini che vorrebbero qualche moneta, il miagolare dei gatti.

Sembra che tu debba solo tendere le orecchie e farti guidare dal “suono visibile” che in quel momento più ti rappresenta.

ottonai souq di Marrakech

I vicoli stretti della città vecchia, poi, sono un crogiolo di popoli: arabi, berberi, europei, ebrei. Il Marocco cosí si mostra come il paese più democratico del mondo: tutte le minoranze sono rispettate e rappresentate politicamente, tutte le religioni sono tollerate. Il sindaco di Marrakech è una donna.

 

#ODORATO

piazza spezie Marrakech place night Marrakech

Marrakech è una città che inebria i sensi, che ti entra dentro insieme all’aria che respiri e che sa di tea alla menta, di pelli conciate, di gelsomino, di carne grigliata, di spezie, di polvere e di fiori d’arancio.
Ho ancora nel naso gli odori forti e speziati di piazza Jemaa el Fna alla sera, quando spariti cavadenti e barbieri, si preparano cibarie di ogni tipo. Fra tendoni appena montati, i cuochi e i camerieri vestiti di bianco e avvolti dai fumo delle loro griglie, sono pronti a rapirti. Si mangia gomito a gomito, con turisti di ogni nazionalità, e si parla inglese, francese e italiano. E gli avventori, invitati ad un’unica tavolata, si scambiano informazioni su cibi da provare o zone della città da visitare. È così che abbiamo scoperto che vicino alla piazza delle spezie, alla destra dell’isola di pace del souq dei tappeti, facendosi guidare dal profumo del pane che cuoce, è possibile visitare un forno di quartiere e capire qualcosa in piú sugli abitanti della città.

souq

Difficile, comunque sarà, lasciare la Place, impossibile non innamorarsene, non tornarci ancora e ancora per scoprirla in ogni suo angolo, svelarne i misteri, stupirsi di nuovo di fronte a qualcosa di unico e insostituibile. Ieri “Assemblea dei morti” (vi si esponevano le teste dei criminali giustiziati), oggi un capolavoro del patrimonio orale e intangibile dell’umanità. I sultani sono andati e venuti, i palazzi crollati e risorti, ma lei rimane lì al suo posto, più viva che mai.

concerie menta da vedere a Marrakech

Oltre le spezie, che stupiscono l’odorato europeo, poco abituato a certi odori piccanti e coinvolgenti, ci sono le erbe aromatiche, regina fra tutte le menta. Usata per il tea dal sentore dolcissimo e utile per proteggere le narici dagli effluvi forti di guano e di calce del Souq Debbaghine, il quartiere dei conciatori dove le pelli di capra, mucca o cammello, diventano bellissime babbucce o eleganti borse.

 

#GUSTO

street food di Marrakech

Cous cous di verdure, tajine di pollo, sardine fritte, dolcetti al miele, kefta, pastilla, infusi di ogni tipo, ma anche teste d’agnello, non perdete Mechoui alley (scoprendo perché) e lumache. La cucina marocchina è una delle più ricche e gustose che si possano provare.

souq olive Marrakech

Un unico consiglio. Lasciarsi andare.
Mangiare in piazza, lo abbiamo già detto. Si.
Farsi ammaliare dai venditori ambulanti. Si.
In un’unica parola. Assaggiare.
Marrakech è una città da assaggiare.

 

#VISTA

rosso tintori Marrakech rosso Marrakech

Il rosso domina ovunque: le grandi mura, le pareti dei riad, le moschee, gli intarsi delle porte, le matasse di lane appena tinte e le trame dei tappeti. E dal rosso si passa ai mille colori delle merci esposte nei souq o degli zellii che ricoprono i cortili dei palazzi, le tombe saadiane o le pareti della Medersa. Poi ci sono il verde delle palme che spuntano qua e là e il blu infinito del cielo.

Il blu domina anche in un giardino lontano dalla Medina, ovvero i Jardin Majorelle, dimora di YSL. Blu, bianco e giallo fanno da padroni e si uniscono in un mix perfetto a tutte le tonalità di verde dei ficus, dei bambù e dei cactus. Donati al mondo dal compagno di Yves Saint Laurent, sono una sorta di orto botanico, dentro il quale si snodano vialetti e fontane circondate da piante venute da tutte le zone del Marocco. Al centro, la grande casa dello stilista é sede del museo berbero e di una boutique, molto cara, ma che merita la visita.

Un punto di vista da non scordare sono le terrazze che danno sui souq, sul la Place, sui tetti, che fanno scorgere gli alti minareti, centinaia di antenne e i monti innevati dell’Atlante. Essendo luoghi molto turistici, dove si paga più il paesaggio che il cibo, il trucco è quello di fare un pausa dal girovagare è bersi un pò di tea alla menta.

Un antico proverbio beduino infatti recita: “Un bicchiere di tè è niente, due bicchieri è da poveri, tre vanno bene, quattro fanno piacere, cinque sono proibiti, sei sono meglio di tre”. Il più gustoso quello del Kafe Fnaque Berbere.

Se si cerca un ambiente diverso e che mostri un altro volto del Marocco basta farsi condurre ad Essaouira, piccola e deliziosa città baciata dall’oceano Atlantico e dagli alisei. Per un giorno, gli occhi e il cuore, lasciano la polvere e il caos di Marrakech per spingersi nella città “figlia del vento” fatta di pura luce e delle languida brezza marina.

essaouira ocean marocco

Da non perdere le mura bianche, la lunga spiaggia, i bastioni che si affacciano sul mercato del pesce (dove é possibile vedere il pescato arrivare direttamente dai pescherecci), i vicoli stretti del souk, dove se capitate di venerdì, giorno sacro, si può assistere al rito della preghiera. E dopo aver mangiato pesce fresco e una rinfrescante limonata vista oceano il visitatore, a cui piace sperimentare, si può regalare anche una piccola gita tra le dune di sabbia bianca a dorso di cammello.

 

#TATTO

Come non lasciarsi conquistare dal caldo del sole sulla terrazze e dal fresco dell’ombra nel cortile dei riad. La pelle è conquistata dalla seta impalpabile degli abiti tradizionali e dalla morbidezza delle babbucce. Ed anche dalle mani ferme e dinamiche delle donne che popolano gli hammam o quelle delicate e eleganti che dipingono i motivi dell’henné.
Non si puó infatti lasciare Marrakech senza aver partecipato a questi due momenti di benessere. Ogni quartiere, oltre la sua moschea e il suo mercato, ha il suo Hammam. Sono i bagni tradizionali degli abitanti del luogo, rigorosamente divisi tra quelli maschili e quelli femminili. Per gli occidentali, non avvezzi a certe rudezze, sono state create le Spa. Se si vuole trovare una via di mezzo, si puó chiedere al gestore del proprio riad, che darà indicazioni su quello che piú si adatta ai propri gusti. Nel mio caso in una rilassante pausa pranzo, sono stata nell’Hammam Isis. Frizione con sapone nero, esfoliazione con la kessa (guanto di crine), massaggio d’argilla, doccia calda e tea che oltre a purificare la pelle purificano l’anima ed entrano nel profondo. Senza tralasciare gli effetti benefici dell’olio di Argan.

Per chi andrà ad Essaouira è possibile visitare le cooperative femminili che lo fabbricano, comprarne di purissimo e farsi conquistare dalla trappola per turisti delle caprette che sostano immobili sugli alberi di Argan spinosa.

argan capre marocco porto

Se ci si vuole far tentare da un tatuaggio all’henne lasciate perdere la Place e dirigetevi verso Rue Dar el-Bacha, nel tragitto ogni tanto affacciatevi nei grandi portoni che si aprono sui founduq, i vecchi caravanserragli in cui si stipavano le merci, e dove si trova il Cafe Henna. Un piccolo locale, in una zona tranquilla, buon cibo, Sarah e Fatima, due donne berbere che con amore e facilità dipingono arabeschi deliziosi. I proventi dei tatuaggi aiutano il centro culturale dove di svolgono corsi gratuiti di inglese e francese per le donne del quartiere. Il bello e il buono in un colpo solo.

#SENSO DELL’ORIENTAMENTO
Entrare nella Medina è come fare un viaggio nel viaggio: vicoli attaccati a vicoli dal procedere labirintico, costeggiati da artigiani che producono o vendono ogni sorta di meraviglia e stazionano in bugigattoli affollati di merci. Stradine attraversate costantemente da carretti trainati da asinelli, che poco si curano di travolgere qualsiasi cosa (e chiunque) si trovi sul loro passaggio. E che nel medesimo istante, si incontrano senza scontrarsi, con motorini sfreccianti tra stand e passanti, unico segno insieme alle macchine fotografiche e ai telefoni dei viaggiatori, che ti ricordano che siamo effettivamente nel ventunesimo secolo. Non ci sono indirizzi, non ci sono cartine dettagliate, c’è solo l’arte di perdersi e ritrovarsi o quella di individuare i vari souq: spezie, tappeti, olive, babbucce, liutai o tintori.

Il souq di Marrakesh è quindi esattamente come te lo immagini: un’accozzaglia azzardata e azzeccata di ogni cosa ti venga in mente e senza nessun prezzo apparente. Il costo di un oggetto infatti è una sorta di enigma inafferrabile. Dipende dal venditore, dall’acquirente, dal momento, che è sempre diverso a seconda delle circostanze. L’arte della contrattazione fa parte della cultura locale. I venditori mettono in atto una sceneggiata con l’acquirente, che può durare pochi minuti per lo shopping minimo, fino a qualche ora per acquisti impegnativi, per esempio un tappeto. Alla fine se avrai raggiunto uno sconto del 40-60% avrai pagato un prezzo “abbastanza” equo. La stessa cosa, vale per il prezzo dei tragitti in taxi. Mai prendere quelli in sosta, ma fermare, come a New York, quelli di passaggio, chiedere il prezzo e cominciare la contrattazione.

spezie marocco souq tappeti

Tutto questo e molto altro rapisce le emozioni, le scrolla, le frulla e te le restituisce … Da Marrakech se ne può essere sgradevolmente sopraffatti o piacevolmente travolti, dipende un po’ dalla chimica e un po’ dalla disposizione mentale con cui si viaggia. Io mi sono lasciata travolgere e avvolgere, ho iniziato a scorrere in quel flusso umano che gonfia le grandi arterie della Ville Nouvelle e gli intricati capillari della kasbah. Insomma, quella prima scintilla per me è stata d’amore.

 

The following two tabs change content below.
Linda F.

Linda F.

37 anni, insegnante, viaggiatrice e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, crede che sia bello partire e anche ritornare. Crede anche nell'essenza profonda della fotografia e nel valore delle parole. Crede che non ci sia modo migliore di organizzare un viaggio se non i consigli di chi quel viaggio l'ha già fatto ...
Linda F.

Latest posts by Linda F. (see all)

1 COMMENT

LASCIA UN MESSAGGIO