Un week end nella romantica Varsavia

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Per il terzo anno consecutivo decidiamo di passare i giorni tra Natale e Capodanno al freddo. La nostra idea è che alcune città non possano non essere viste infreddoliti e imbacuccati, mentre le luci natalizie scaldano l’atmosfera e spingono a camminare per la città nonostante tutto. Così, dopo Berlino e Vienna, eccoci quest’anno a Varsavia, una capitale europea verso cui provo molta curiosità, sia culturale sia gastronomica.

Per la prima volta scarichiamo una guida sull’ipad per alleggerire i bagagli e, se non fosse che la Lonely Planet su questa città è piuttosto carente, la modalità si rivela vincente.

Mio marito dice che i suoi clienti polacchi sono schivi e diffidenti e non fatico a crederlo, vista la storia che ha caratterizzato questo paese.

Varsavia è una città che molte volte si è dovuta piegare alle sorti della storia: tra il 1655 e il 1660 l’occupazione svedese indebolì fortemente la sua economia e la cultura; nel 1795, quando la Polonia fu spartita, Varsavia divenne poco più di una città di provincia; nel 1815, dopo una breve ripresa dovuta allo status assegnatole da Napoleone, la Polonia cadde sotto il controllo della Russia; infine, forse la pagina più tristemente famosa di questa città, Varsavia venne assediata e bombardata dall’esercito tedesco nel 1939 e nel 1944. Varsavia fu a tal punto rasa al suolo che alla fine della guerra si registrarono 800.000 morti (più della metà degli abitanti) e rimase in piedi solo il 15% degli edifici.

La ricostruzione che ne seguì fu pressoché totale e questo spiega lo scetticismo che circonda alcuni turisti italiani: “non c’è nulla di autentico a Varsavia, è un po’ come stare a Las Vegas”. Io non sono d’accordo: tra il 1949 e il 1980 praticamente tutti gli edifici di Varsavia furono ricostruiti in maniera fedele servendosi di fotografie dell’epoca e di disegni (ad esempio quelle del Canaletto, pittore e nipote dell’omonimo zio più celebre), tanto che l’Unesco ha riconosciuto alla città lo status di Sito Patrimonio dell’Umanità. Se non bastasse questa fedeltà alla storia, è il caso di riflettere sul risvolto psicologico di questo popolo, che mai ha rinunciato ad affermare la propria identità, la storia e la cultura. Io per questo attaccamento già li stimo!

Il nostro viaggio inizia il 27 dicembre, la temperatura non è per nulla accogliente (tra i -4° e i -10°), ma il nostro hotel è splendido! Sia gli aerei sia l’accoglienza sono davvero convenienti per noi Italiani: approfittando di un’offerta per il week end soggiorniamo all’InterContinental Hotel, esattamente di fronte al Palazzo della Cultura e della Scienza nel quartiere finanziario. La nostra camera, decisamente accogliente, si trova al 33° piano e questo ci permette una vista davvero suggestiva sulla città e i numerosi grattacieli che si alternano ad edifici architettonicamente di matrice comunista.

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Il Palazzo della Cultura e della Scienza stesso fu costruito dai sovietici tra 1952 e 1955, è alto 231 mt ed è davvero imponente e invadente. Al 30° piano c’è una terrazza da cui vedere la città, per il resto ospita teatri, cinema e sala conferenze. A rendere questa struttura interessante è il modo in cui si staglia sullo sfondo tra i grattacieli contemporanei senza mai perdere la sua statica impassibilità.

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Andare per la città con questo freddo non è facile, così raggiungiamo in taxi (economici e numerosi, anche se i taxisti parlano pochissime parole di inglese) la Via Reale che porta alla città Vecchia (Stare Miasto) fino al Barbacane, la fortificazione da cui si accede alla Città Nuova (Nowe Miasto). Togliere i guanti per fare foto o consultare la guida non è agevole, ma le numerose luci di Natale a forma di caramelle, trenini, pacchetti regalo (alcune in effetti piuttosto tamarre) scaldano i cuori e mettono allegria.

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Per questo passeggiamo volentieri nel quartiere, il cui fulcro è la Piazza, parzialmente cinta di mura, una splendida fusione tra elementi rinascimentali, barocchi e gotici intorno alla Sirena, il simbolo della città.

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Qui sorge anche la Cattedrale di San Giovanni, la più antica delle chiese della città, anche lei rasa al suolo e ricostruita dopo la guerra. Passeggiare tra le viuzze della Città Vecchia è suggestivo e mi ricorda una piccola Praga (che a Varsavia è però il nome di un quartiere orientale al di là della Vistola, fino a qualche anno fa decadente e malfamato, attualmente in fase di riqualificazione, ma purtroppo noi, per questioni di tempo, non riusciamo a visitarlo).

Varsavia ha dei grandi centri commerciali (sarà per rifugiarsi quando il freddo è davvero tanto intenso?) e fare acquisti per noi è piuttosto conveniente: 1 euro è circa il quadruplo dello zloty.

Per cena scegliamo il Polka, sulla Piazza della Città Vecchia, adocchiato nel pomeriggio nel corso della passeggiata e ben recensito anche da Tripadvisor. Il ristorante è composto da diverse salette affrescate con grossi fiori, dove prendono posto tavoli di legno spogli, adornati solo da candele e decorazioni natalizie. L’ambiente è molto caldo e la cameriera ci guida nella scelta di improbabili piatti dai nomi intraducibili; prendiamo il tradizionale consommé all’uovo e salsiccia affumicata, il maiale ripieno di verdure e il luccioperca (eccezionale!). Il conto, rispetto agli standard italiani, è ottimo: circa 25 euro a testa in un ristorante suggestivo e dalle cui finestre si gode la vista sui giochi di luce della piazza.

L’indomani al risveglio, la città è avvolta dalla nebbia, ma comunque il Palazzo della Cultura e della Scienza emerge in tutta la sua solidità. Ho letto in alcuni blog che questo edificio è chiamato dai locali “elefante con le mutande di pizzo”, viste le decorazioni delicate che fanno a pugni con le linee nette della struttura.

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Prendiamo l’Aleja Jerozolimskie, un grande viale trafficato nel Quartiere finanziario, per giungere fino al Museo Nazionale, un casermone di sovietica memoria architettonica, dove sono conservate diverse collezioni d’arte paleocristiana, medievale e di arte polacca.

Passeggiando ci colpisce una via più piccola, molto decorata e per questo scenografica; la prendiamo e scopriamo che si tratta di Nowy Swiat, ricca di negozi di livello, raccolta, dove è davvero piacevole passeggiare in direzione della Città Vecchia.

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Visto che non abbiamo fatto colazione, decidiamo di fermarci in uno Zapiecek, una catena di osterie dove poter mangiare i tradizionali pierogi, ravioli grandi ripieni di qualsiasi cosa. Le cameriere, tutte molto carine, sono in abito tipico, l’atmosfera è calda, la musica piacevole, alle pareti libri polacchi. Insomma, sensazioni piacevoli. Assaggiamo diversi pierogi, sia lessi alle patate colati in una sorta di fonduta, sia fritti, ripieni di patate e conditi con bacon (questi più golosi!) e concludiamo che ci piacciono molto (ma non ho confronti…). Qui è possibile degustare cocktail e birre di vari tipi, sia freddi sia nell’insolita variante calda.

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Alla domenica entrare nel Castello Reale della Città Vecchia è gratuito. Si tratta di una fedele ricostruzione dell’originale, distrutto nel corso della seconda guerra mondiale. Nel XVII secolo era una delle residenze reali più sontuose d’Europa; alla fine del XVIII veniva considerato un capolavoro barocco, tanto che fu la residenza ufficiale degli zar.

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La chicca è la Sala delle Grandi Assemblee, un tripudio di stucchi dorati, cristalli e parquet intarsiati di grande pregio, ma anche la Stanza di Marmo non delude per le decorazioni e i trompe l’oeil.

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Lasciando la Città Vecchia e tornando verso il Quartiere Finanziario, ci imbattiamo nel Monumento all’Insurrezione di Varsavia (Pomnik Powstania Warszawskiego), di fronte alla Cattedrale dell’Esercito Polacco. Questo monumento in bronzo è forte: alcuni soldati emergono dal cemento delle macerie della città crollata, mentre altri scendono verso i tombini. Inaugurato per il 45° dell’insurrezione, questo monumento di Varsavia è assai espressivo, perché costringe il passante a sentirsi convolto nella tragedia della popolazione polacca.

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Prendiamo un taxi e raggiungiamo l’imponente Museo della Storia degli Ebrei polacchi.

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Inaugurato lo scorso anno, il museo è modernissimo e fonte di numerosissimi stimoli: ambientazioni uniche, luci avvolgenti, memorabilia interattivi, testimonianze audio – video, simulazioni accompagnano il visitatore nella storia del popolo ebraico in Polonia e lo obbligano a curiosare nei vari cassetti popup alla ricerca d’informazioni e curiosità. L’allestimento è organizzato in ordine cronologico e ogni pannello è tradotto anche in inglese, ma il materiale è davvero tanto e necessiterebbe di un’intera giornata di visita (vale davvero la pena spendere i 24 zloty del biglietto). Anche in questo caso apprezzo l’orgoglio di questo popolo, così perentorio nel ribadire le sue radici.

Per cena torniamo in Nowy Swat e, su consiglio del concierge, scegliamo il Dawne Smaki. E’ un ristorante piuttosto piccolo, con piano bar live e dove mangiare ottima cucina tipica in porzioni abbondanti e piatti curati. Il cameriere è discreto e gentile nel consigliarci una gustosa zuppa di cipolle, un eccezionale filetto di cervo e un altro secondo di carne e dei forti amari tipici.

Il nostro terzo giorno a Varsavia nevica, ma questo non ci ferma! Abbiamo letto grandi cose del Parco Lazienki, quindi non possiamo lasciare Varsavia senza passeggiare nella sua “Central Park”. Nonostante il freddo, è molto frequentato, ma immagino che in primavera sia ancora più incantevole, quando nel parco si svolgono concerti dedicati al musicista simbolo del paese, Chopin, a cui peraltro sono dedicate anche diverse panchine musicali in giro per la città e le divertenti strisce pedonali.

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Il cuore del parco è il Palazzo sull’acqua, un edificio neoclassico che era l’antica residenza del re. Progettato dall’italiano architetto di corte Domenico Merlini, sorge proprio su un laghetto ornamentale da cui dipartono numerosi ruscelli popolatissimi di anatre e papere alla ricerca di un buco tra i ghiacci.

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Nelle aiuole diversi scoiattoli estroversi avvicinano senza paura i turisti alla ricerca di pane. Vicino al palazzo si trova un anfiteatro costruito su un’isoletta sul modello del teatro romano di Ercolano; qui si svolgono gli spettacoli all’aperto in estate. Sempre nel parco si trova la Casa Bianca, una residenza del XVIII secolo usata dal re come temporanea mentre venivano completati gli interni del palazzo.

Il nostro week end a Varsavia sta per finire e quindi siamo obbligati a scegliere un’ultima destinazione prima del check out. Torniamo quindi nei dintorni dell’hotel e, nei pressi del Ghetto, dove restano poche tracce della Varsavia ebraica, visitiamo il Museo dell’Insurrezione di Varsavia (biglietto 14 zt). Già la location è suggestiva: si tratta di una vecchia centrale elettrica in mattoni rossi riattata a museo. La quantità di materiale è sbalorditiva e scegliere a cosa dedicarsi è difficile: ascoltare le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti, dedicarsi all’archivio di video, vivere la simulazione dell’assedio e del bombardamento? Davvero molto interessante e coinvolgente, specie nella ricostruzione dell’incendio a seguito dei bombardamenti, che portarono il ghetto ad un inferno di rovine cadenti.

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Prima della seconda guerra mondiale, a Varsavia viveva la seconda comunità ebraica del mondo (dopo New York), corrispondente a circa il 30% di tutta la popolazione e concentrata soprattutto nei quartieri intorno a Aleja Jana Pawla II, scelti appunti dai nazisti come ghetto.

Varsavia però è molto altro: chiese, sinagoghe, musei dedicati a personalità polacche di rilievo (Chopin, Marie Curie, Copernico), università, giardini, ma purtroppo il nostro tempo è finito. Nonostante l’ “handicap” temperatura, che ha condizionato parecchio le nostre passeggiate, ho trovato questa città molto romantica e affascinante, nelle sue contrapposizioni inaspettate di storia, architettura e cultura. Vale la pena farci un salto!

 

Info utili

Dove dormire: InterContinental Hotel Warsaw, Emilii Plater 49. Ampi spazi ben curati, personale molto gentile, posizione eccellente. Dalle enormi vetrate della camera al 33° piano, vista diretta sul Palazzo della Cultura e della Scienza a due passi. Ottima accoglienza in camera, dove c’é la macchina del Nespresso e ogni comodità. Assolutamente consigliato.

Dove mangiare:

  • Aioli, Swietokrzyska, 18. Adatto ad un pranzo veloce mentre ci si dirige verso la Città Vecchia. E’ una birreria che di polacco ha poco (tranne le ottime birre), ma dove mangiare squisiti e abbondanti hamburger in un ambiente alla moda.
  • Polka, ul. ?w?toja?ska, 2. Proprio sulla Piazza della Città Vecchia, è un posto adatto per assaggiare la cucina tipica polacca in un contesto turistico, ma comunque di buon livello.
  • Zapiecek, ul. Nowy Swiat, 64. Turistico nell’ambientazione: musica, costumi e piatti tipici, ma economico e adatto a provare i pierogi, i tipici ravioli ripieni.
  • Dawne Smaki, ul. Nowy Swiat, 49. E’ un bel posto, d’atmosfera, dove mangiare ottima cucina tipica in porzioni abbondanti e piatti curati. Conto salato per gli standard polacchi.

 

 

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.

5 COMMENTI

  1. Io soffro molto il freddo e non avrei avuto lo stesso entusiasmo di Barbara nel visitare Varsavia in pieno inverno, ma il suo coinvolgente reportage mi ha incuriosito e stimolato. Andrò a Varsavia in primavera! Grazie, Barbara che sai viaggiare con testa e cuore… Daniela

  2. Che piacere leggere un diario di viaggio così ben scritto e accattivante.
    Non avevo mai considerato Varsavia tra le mete dei miei prossimi viaggi, ma dopo averla vista coi tuoi occhi, ho cambiato idea.
    Grazie Barbara

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