Il Marocco fuori rotta: Figuig, l’ultima oasi del deserto

Potrebbe essere questo il titolo di un viaggio fino a Figuig, situata al margine estremo orientale del Marocco, dove il confine fa un angolo di 90 gradi nel cuore del territorio algerino.

Siamo lontani dal circuito delle città imperiali di Fes e Marrakesh, dalle dune del sud, o dalle bianche città come Agadir sulla costa atlantica. Arrivare a Figuig vuol dire essere consapevoli che saremo lontani un giorno di viaggio in bus da ogni altra città del Marocco e lontani anche dalle tratte più battute dal turismo, ed è questo che mi spinge fin quaggiù, in questa grande oasi di più di 200.000 palme da dattero, una volta ancora più grande perché formava un’unica macchia verde nel deserto con la contigua oasi algerina di Beni Ounif; una incomprensibile coloniale divisione che è costata l’abbattimenti di migliaia di palme!

Ero partito prima dell’alba da Oujda, la capitale dell’oriente marocchino, su l’unico bus di linea che collega le due città, non sapendo di quanto può essere freddo il deserto in novembre. A Ain Benimathar, a circa 1500 metri d’altezza, un vento gelido paralizzava anche gli abitanti del posto fermi alla fermata del bus, pur avvolti nei loro pesanti djellaba. Ringrazio ancora la gentilezza del guidatore del bus che, impietosito dal mio battere di denti, mi porse una coperta per coprirmi ancora di più dallo spiffero che si insinuava dalle porte e dalle finestre del automezzo, mentre andavamo a tutta velocità sulle strade diritte per decine di chilometri, fiancheggiati da una solitaria linea elettrica.

Figuig viaggio in Marocco Figuig viaggio in Marocco

Arrivai al tramonto giusto per vedere il sole che stava tramontando dietro le colline in territorio algerino, sullo sfondo dell’infinito reg sahariano, mentre la grande oasi di Figuig era una macchia confusa in controluce dove a stento si vedeva svettare il minareto della moschea e la labirintica sagoma del ksour di Zenaga.

Due donne, con indosso un leggero velo bianco, che tenevano con una mano vicino al viso e che lasciava lo spazio solo ad un occhio, si avviarono veloci verso il villaggio e scomparvero dietro un muro come fugacei fantasmi.

Trovare la strada per la pensione di Amina e Ismail mi ricordava l’impresa di Arianna nel labirinto del Minotauro, ma senza l’aiuto di un filo, per le infinite svolte tra gli stretti vicoli dello ksour, ormai rischiarati solo da flebile lampade pubbliche. Un corridoio che sembrava chiuso e buio alla fine mi portò dietro una consunta porta di legno di palma con una maniglia di ginepro, lucida dall’uso, che si aprì sul cortile di una classica casa di fango a due piani. Ero arrivato a destinazione e già si sentiva un appetitoso odore di mangiare e in effetti la cena fu assai gustosa e indimenticabile; il trid! Un grande piatto di soffici crepes con l’accompagnamento di pollo, lenticchie e verdure il tutto insaporito dalle mille spezie marocchine.

Figuig viaggio in Marocco

Il giorno dopo mi persi, volontariamente, a seguire le canalizzazioni che portavano l’acqua dalle sorgenti che vengono fuori abbondanti dalla scarpata che delimita l’oasi vera e propria e che convogliano il prezioso liquido in grandi vasche sparse per il palmeto.

Qui è importante l’opera del aguadier o sraifi, la persona incaricata di distribuire l’acqua ai vari campi. Con un bastone graduato misura l’abbassamento della cisterna e il conseguente prezzo da far pagare al contadino per il liquido utilizzato. Una di queste sorgenti è tiepida e una piccola piscina all’aperto è usata per farsi il bagno dagli uomini.

Purtroppo si vede l’abbandono che negli ultimi decenni ha alterato l’equilibrio di questa, come di tante altre oasi, dove la vita era dura e dipendeva da una buon annata. Chi ha potuto è emigrato o all’estero o nelle grandi città del nord e sulla costa marocchina, e torna nell’oasi solo durante le vacanze a ritrovare genitori e parenti. In molti campi le palme sono state abbattute e bruciate, i muri sono crollati e hanno fatto entrare la sabbia e le case, che prima arano un tutt’uno con l’ambiente circostante, sono spesso inframezzate da brutti blocchi di cemento che i proprietari abbelliscono con infissi metallici assolutamente estranei all’architettura tradizionale.

Ma c’è ancora chi si mette a rifare i muri in terra e chi cerca di ristrutturare parte degli Ksar che stanno andando in rovina, afflosciandosi come i castelli di sabbia sulla battigia quando arriva un’onda. E questa è la scommessa che devono vincere anche le autorità per far si che questa oasi rimanga una perla del deserto da continuare a visitare.

Figuig viaggio in MaroccoFiguig viaggio in Marocco

Rimasta fuori dei lunghi percorsi transahariani con la chiusura della frontiera algerina, da Figuig si può però continuare il viaggio nel deserto, verso El Rachida e Rissani per andare verso le dune di El Chebbi e la spettacolare valle dello Ziz, o per affrontare un facile percorso a piedi tra gli ultime beduini che vivono ancora nel deserto alla ricerca degli straordinari graffiti rupestri che sono ancora poco conosciuti.

Insomma Figuig è un posto per intenditori e per chi vuole andare lontano dai soliti binari del turismo.

 

 

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Alessandro Vergari

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Cercatore di sentieri, da anni cammina alla ricerca di nuovi itinerari da percorrere a piedi per il mondo. Se volete camminare con lui cercatelo sul suo sito Vergarialessandro.wordpress.com
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