Trieste, la città silente

A chi viene per la prima volta, la città appare un luogo silente, enigmatico come l’eleganza di una “Sissi” per ricordare la visione di Mauro Covacich nel descrivere la sua Trieste. Passeggiando per le antiche vie del centro ci imbattiamo in piazza Hortis con la statua di Svevo, in via Nicolò quella di Saba, entrambi scrittori triestini e il volto errante dell’irlandese Joyce si affaccia sul ponte del Canal Grande.

Non si respira solo aria di pensanti a Trieste, l’ispirazione di seguire un itinerario culturale vi condurrà poi in alcune delle molteplici affascinanti bar o caffetterie.

bora trieste

L’armonia delle forme del paesaggio triestino è tracciata dal calmo mare a forma di laguna che alimenta quel forte e temuto vento: la bora, bloccata dalle montagne.

il castello miramare trieste

Venendo da Venezia vi sono due strade per arrivare alla stazione Central di Piazza Oberdam: viale Miramare, lungo la strada costiera, controllata dal biancore del castello di Miramare, visibile da ogni distanza dove si può ammirare all’orizzonte la costa croata nelle limpide e fredde giornate invernali. E, la strada dei Friuli intrecciata sopra la collina piena di case e auto parcheggiate come nel gioco di tetris; in questo calvario di curve le machine e gli autobus sfiorano a velocità incredibile i pochi marciapiedi per non parlare dei ciclisti nella loro discesa libera e a volte, qualche camoscio nella smarrita via. Notevole rimane la totale e ampia vista su Trieste con il fumo bianco in lontananza della ferriera tutt’oggi funzionante.

Qui a Trieste tutto ha un inizio e una fine come il ciclo incantevole della vita; la travagliata storia dell’irredentismo tra Italia e Austria e il miscuglio di etnie, termina solo nel 1920 con il trattato di Rapallo; qui il mare Adriatico muore nelle braccia di una terra di confine ma come afferma la citazione verghiana “il mare non ha paese”, così Trieste sembra non avere delimitazioni. S’incontrano per la strada persone borghesi accompagnate dal cane, fedele amico, ronzano senza meta per la città e chissà se rimangono ancora ammaliati dalle bellezze di Piazza Unità d’Italia – la piazza più grande al mondo affacciata sul mare – come un turista ne è incantato. Oppure, animi più solitari si fermano ad ammirare il mare sul molo Audace, lasciandosi alle spalle tanta bellezza architettonica o attendono quell’irrequieto vento che strappa dei sorrisi con la paura di naufragare nel mare.

cosa vedere a trieste lungomare di Trieste

Le ombre dei pensanti. La statua di Svevo, a grandezza naturale, si erige in uno dei quartieri da lui poco raccomandati in piazza Hortis vicino la “vivace via Cavanna” nella zona della città vecchia che ispirò i protagonisti del romanzo “una vita” di Alfonso Nitti e di Zeno nel celebre romanzo la “Coscienza di Zeno”. Svevo utilizza la parola originale racchiudendo i molteplici aspetti di Trieste piena di mitteleuropei ormai stanchi di cercare la loro patria e palazzi settecenteschi che graziano i vicoli e alcuni aprono le loro facciate sulla costa e sui moli. Originale è anche la storia della città vecchia, zona di saline bonificate da Maria Teresa D’Austria poi, zona franca con case chiuse di “prostituta e marinaio, il vecchio che bestemmia, la femmina che bega” (poesia di Umberto Saba). Durante l’occupazione Americana ha avuto una nuova vita, dove gli incontri avvengono oggi per degustare un buon vino novello della zona carsica durante un aperitivo nell’Happy Hour.

dove bere un buon caffe a trieste

E, se ci si siede al tavolo di uno dei tanti bar, frequentanti al tempo da pensatori artisti, perplessi scoprirete che il caffè non esiste ma servono solo un “nero” per evidenziare l’estrema cura e unicità di questo prodotto quasi come a Napoli. Camminando per le viuzze, con un po’ di fortuna e curiosità si finisce per mangiare in un minuscolo posticino con preparazione dal nulla di piatti golosissimi come gli gnocchi du pan con ragù de luganiga, non delle semplici osterie ma delle particolarissime Osmize (da “osem” – otto in sloveno).

james joyce a trieste

Esposto alle correnti impetuose della bora va passeggiando per il Canal Grande colui che pensando scrisse: “quando un’anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti”, James Joyce.

Con le mani in tasca e l’animo malinconico se ne andava passeggiando Umberto Saba, fumando il suo sigaro tra la gente indifferente che solo ora fotografa la statua e pensa alle sue parole di avere davanti agli occhi: una bella città.

Memorie. C’è la memoria della storia racchiusa in un quartiere, per ricordare i diversi milioni di nomi nei cimiteri ebraici, greco e il Monumentale di Sant’Anna nell’enorme via dell’Istria, divisi da un muro di recinto e ognuno ha la sua sinagoga, chiesa ortodossa e cristiana. Di là delle mura vigila un luogo comune a tutte le religioni e credi politici diversi dal Nazismo: il monumento Nazionale della Risiera di San Sabba, unico esempio di Lager nazista in Italia, emerge imperioso anche se nascosto tra il grigiore di una strada sopraelevata, da un lato e un orrendo supermercato pieno di luci, dall’altro.

le celle trieste

Una volta entrati nel lungo corridoio sale l’oppressione e il silenzio, troviamo le varie celle di detenzione e tortura. Una sala è adibita a museo dove sono custodite delle lettere, una di un detenuto datata 5 aprile 1945 con scritte queste parole: “Ormai l’umanità s’è abituata a vivere nel sangue” e l’altra per ringraziare il generale delle SS Globocnik per aver portato a termine l’operazione Reinhardt. Conservati anche i disegni di Giovanni Talleri che ricorda il dramma del campo di concentramento. Furono impiccati 72 partigiani in via Ghega e finirono nel forno crematorio più di 3.000 prigionieri civili e militari tra triestini, friulani, istriani, sloveni e croati con le loro ceneri chiuse in dei sacchi neri, portate in riva al porto e donate al mare. Ognuno in quei tempi brutali ha sacrificato le proprie libertà: “Oggi io non ho più accanto a me né Scipio Slataper (autore del il mio Carso e Lettere Triestine), caduto sul Podgora…; hanno sacrificato la loro vita appunto perché l’Italia avesse la libertà d’essere se stessa” (Giani Stuparich).

 

Trieste è stata tante cose diverse per tante diverse generazioni diceva Silvio Benco, emozioni diverse per chi vive tuttora qui alla punta del Friuli Venezia Giulia o a chi viene per la prima volta.

 

 

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Sylvia M.

Sylvia M.

Ha visitato il mondo con gli occhi di una bambina entusiasta in cerca di nuovi paesaggi, persone ed emozioni. Vivere in Oceania e in paesi anglosassoni è stato il sogno d’infanzia diventato realtà: parlare nuove lingue per interagire, conoscere e accettare con giudizio le diversità. DISCOVER desiderio irrefrenabile around the world. Muoversi sempre con passione e curiosità sia per il piacere di vagabondare sia per dovere e qualcosa di magico accade!

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