Alla scoperta di Canavese e Biellese, il Piemonte meno conosciuto

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Pur essendo piemontese, devo ammettere di conoscere poco le zone del Canavese e del Biellese. Per questo, approfittando del bel tempo pasquale, ho deciso di esplorare questi luoghi così vicini, ma tanto sottovalutati.

Il tour è partito da Caravino (TO), dove si trova uno dei beni FAI meglio tenuti della penisola: il Castello di Masino con il suo bel parco intorno.

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In origine una semplice fortificazione a base quadrata, il castello, abitato fino al 1987 dalla famiglia Valperga, ha una posizione strategica di tutto rispetto, controllando il territorio tra Ivrea, Vercelli, Val d’Aosta e Torino. Probabilmente demolito nella metà del XVI sec., fu ricostruito un secolo dopo dai conti di Masino che vantavano una diretta discendenza dal re Arduino, ma soprattutto erano coinvolti come consiglieri e funzionari nella corte sabauda di Vittorio Amedeo II e Vittorio Amedeo III.

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Le sale sono davvero ricche e ben tenute, affrescate secondo gusti artistici diversi; il Salone degli Stemmi rappresenta con le sue decorazioni il prestigio della casata; nella Cappella di San Carlo, dedicata al Cardinale Borromeo di passaggio qui mentre nel 1578 si recava a Torino per venerare la Sacra Sindone, sarebbero conservate le ceneri dell’avo Arduino; nella Galleria dei Poeti ritroviamo tutto il gusto neoclassico per le arti e le lettere, mentre attraversando l’Appartamento della Regina, il Salone dei Savoia e l’Appartamento dei Viceré percepiamo tutta la magnificenza del tempo. Visitare queste sale significa ripercorrere la storia piemontese e artistica degli ultimi secoli.

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Il parco del Castello di Masino è magnifico: così com’è fu sistemato nella prima metà dell’Ottocento, anche se il curioso labirinto è senz’altro databile nella seconda metà del 1700 e appartiene alla tradizione italiana. La passeggiata nel parco inizia lungo l’Allea Grande, spettacolare viale alberato un tempo ingresso monumentale al Castello, da cui si gode un’ampia vista sulla pianura del Canavese e sulle Alpi.

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Attraversando il Giardino dei Cipressi e quello delle Rose, la passeggiata finisce nel Pratone Eufrasia; pare che a fine aprile non sia da perdere la fioritura dei narcisi.

Il Fai organizza al Castello molte attività: oltre a volare con le mongolfiere, qui ci si può sposare in una cornice principesca e lussuosa oppure consultare volumi preziosi e riccamente illustrati nella biblioteca originale del castello.

Per i più piccoli, oltre alla collezione di carrozze del XVIII e XIX secolo, è imperdibile la Torre dei venti, la Torre medievale di re Arduino e la Caccia al tesoro, un’attività che il Castello organizza all’interno del magnifico parco.

Approfittando dei gazebo di produttori locali che espongono in occasione della festa che si tiene nel parco, il nostro pranzo è a base di miassa, una sorta di crepe con farina di mais cotta nel forno a legna e farcita con salignun, una crema di ricotta fresca speziata e con salam di patata, un insaccato di pancetta, lardo e patate bollite, tipici del canavese e del biellese. Vale la pena accompagnare la miassa con un calice di Erbaluce di Caluso, un bianco del Canavese, le cui origini risalgono al XVII secolo.

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Il nostro tour da Caravino si sposta verso il Lago di Viverone. Sinceramente ci pentiamo di non essere venuti con la nostra Harley: queste strade si prestano ad una passeggiata tranquilla mentre si ammirano gli scorci inconsueti di questo angolo di Piemonte.

Da Caravino a Settimo Rottaro, a Piverone, attraverso la Strada Reale dei Vini Torinesi, è tutto un morbido salire tra paesi che sembrano fermi nel tempo e che da lontano salutano la quiete del Lago di Viverone.

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Il mio consiglio è a questo punto proseguire per Magnano, dove c’è la Comunità monastica di Bose. Che si sia religiosi o meno, questo luogo è particolare e da conoscere: qui monaci di entrambi i sessi e di diverse confessioni religiose dal 1965 intrecciano un discorso ecumenico interreligioso dietro la guida del priore Enzo Bianchi. La comunità è posta in un luogo silenzioso, dove si percepisce l’armonia tra uomo e natura; tutto è estremamente curato e invita alla riflessione e all’ascolto interiore, anche chi, come me, non è praticante. (E in ogni caso consiglio di provare le confetture fatte in casa dai monaci).

Abbandonato questo luogo sospeso nel tempo, raggiungiamo Pollone, dove si trova la Riserva Naturale della Burcina, nelle Prealpi sopra Biella.

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Avevo letto di questo parco nel libro della Avallone “Marina Bellezza”, un romanzo di formazione ambientato nel degrado post crisi del biellese, ma soprattutto avevo sentito parlare delle intense fioriture primaverili di questa oasi naturale.

Il Parco fu voluto verso la metà del 1800 da Giovanni Piacenza, industriale laniero di Pollone, che acquistò il colle Burcina, mise a dimora le prime piante, come le gigantesche sequoie e costruì i primi laghetti e i sentieri; i suoi eredi proseguirono questo progetto piantando tantissime specie autoctone ed esotiche. Dal 1935 il Parco è di proprietà del Comune di Biella; nel 1967 un tornado sconvolse il parco che, successivamente divenne Riserva Naturale Speciale del Parco Burcina “Felice Piacenza”. Oggi copre una superficie di 57 ettari.

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Premesso che purtroppo a inizio aprile è troppo presto per godere della fioritura dei rododendri, comunque questo luogo si rivela una scoperta davvero piacevole e la varietà dei cultivar fa sì che in ogni momento dell’anno sia possibile vedere volti sempre nuovi del parco: a marzo i crocus e i narcisi, ad aprile i ciliegi giapponesi, i a fine maggio i rododendri, le ortensie blu a luglio e… altre specie dal nome latino che non conosco! Comunque, tra famiglie che fanno pic nic e gruppi di amici che suonano la chitarra, una passeggiata in questo parco è molto piacevole.

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Ultima tappa della nostra Pasquetta è il Sacro Monte di Oropa, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e Riserva Speciale della Regione Piemonte. A 1200 metri di altezza (troviamo ancora la neve!) si erge il maestoso Santuario, frutto dei disegni dei più grandi architetti sabaudi: Arduzzi, Gallo, Beltramo, Juvarra, Guarini, Galletti, Bonora hanno contribuito a progettare e a realizzare l’insieme degli edifici che si svilupparono tra la metà del XVII e del XVIII secolo.

Il complesso, cui appartengono bar, ristoranti e negozi, si è sviluppato a partire dalla seicentesca Basilica Antica, realizzata dopo il voto fatto dalla Città di Biella in occasione dell’epidemia di peste del 1599.

All’interno sono visibili preziosi affreschi dedicati alla Vergine risalenti al Trecento, opera di un ignoto pittore, detto il Maestro di Oropa. Inoltre è custodita la statua della Madonna Nera, secondo la tradizione portata da Sant’Eusebio dalla Palestina nel IV secolo d.C.

Percorrendo la lunga scalinata a partire dal Piazzale Sacro ci si trova davanti la maestosa Basilica Superiore, la cui prima pietra fu posata nel 1885, pensata per accogliere i sempre più numerosi visitatori che raggiungevano Oropa. Consacrata nel 1960, è caratterizzata da un’ampia cupola di 80 metri di altezza e da tre grandi portali in bronzo che raccontano la storia del luogo; l’altare maggiore è sormontato da un moderno baldacchino dell’artista milanese Giò Ponti e un posto di primo piano è dedicato alla statua della Madonna Nera.

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Oltre che per motivi religiosi, questo luogo è meta di molti turisti che amano la natura e lo sport; dal Santuario, infatti, è possibile fare diverse escursioni, come la cosiddetta Passeggiata dei preti, oppure intraprendere itinerari più impegnativi fino alla galleria Rosazza, il lago della Mora e la Muanda.

Biella è anche terra di riso, quindi, oltre a poter acquistare riso biologico direttamente dai produttori, vale la pena fare una sosta per assaggiare il tipico Ris an cagnun, col formaggio degli alpeggi locali.

In breve, questo l’itinerario che vi consiglio:

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Info utili

  • Per i soci Fai l’ingresso al Castello di Masino di Caravino è gratuito, per tutti gli altri costa 6 Euro (3 per i bambini), con la possibilità di riduzioni per piccoli gruppi e altri prezzi se si sceglie una visita guidata ad alcune stanze altrimenti chiuse. Il Castello è aperto al pubblico da domenica 1 marzo 2015. Per conoscere le manifestazioni speciali che vengono organizzate in questa suggestiva cornice consultare www.visitfai.it/castellodimasino .
    All’interno del Parco c’è un caffè panoramico da cui è possibile godere della bellezza del paesaggio del Canavese.
  • Presso la Comunità di Bose è possibile soggiornare, per info: www.monasterodibose.it.
  • Il Parco della Burcina di Pollone è visitabile a piedi in ogni momento dell’anno. www.parcoburcina.org
  • Per conoscere orari di visite del Santuario di Oropa o per scaricare le mappe per i sentieri escursionistici: www.santuariodioropa.it

 

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.
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