L’incanto di Cape Cod e del Rhode Island

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Eccoci all’ultima fase del lungo viaggio che ci ha portato a zonzo per il New England, tra paesaggi e situazioni che non scorderemo mai. Dopo il Maine, il New Hampshire, Washington, Philadelphia e Boston, eccoci in direzione Cape Cod.

A circa un’ora e mezza da Boston, sulla costa, si trova Plymouth, città che un’amante della storia come me non può perdersi! Qui nel 1620 approdarono i Padri Pellegrini provenienti dall’Inghilterra a bordo della Mayflower; a celebrare l’inizio della colonizzazione del suolo americano è posta una roccia su cui la barca avrebbe approdato. Ammetto che la gente in coda per vedere un piccolo sperone protetto da un tempietto neoclassico è piuttosto ridicola, ma la retorica americana fa sì che si valorizzino le risorse storiche e turistiche molto meglio di quanto facciamo noi (infatti Plymouth, che altrimenti non avrebbe granché da offrire, è piena di visitatori).

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Normalmente Provincetown dista da Boston – dove abbiamo noleggiato l’auto- circa 2 ore, ma a causa di un incidente arrivare a Cape Cod si rivela un’impresa e purtroppo giungiamo al nostro motel solo in serata (so che cito spesso Bryson, ma anche in questo caso la sua America perduta ci aveva visto giusto sul traffico di Cape Cod!). Trovare posto per dormire è anch’esso complicato: tutto pieno, solo questo vacancy per sbaglio… domani sera capiremo il perché!

2° giorno – 18/8/2014

Non so se vi ho mai raccontato che una delle cose che amo di più degli States è la colazione a base di pancakes con sciroppo d’acero. Se vivessi qui probabilmente peserei 10 kg in più! E comunque la mia abbuffata di pancakes in un assurdo diner di periferia, dove tutti si conoscono e scherzano, fa una magra figura al cospetto delle colazioni di alcuni avventori: uova in tutte le maniere, costine, braciole… Mi viene da vomitare!

Raggiunta Provincetown, che è l’estremo punto raggiungibile della penisola di Cape Cod, noleggiamo le bici, come suggerito da amici che sono stati qui due anni fa. La ciclabile (molto ben segnalata) è splendida: circa 15 km tra dune di sabbia, boschi, laghetti, tratti di spiaggia

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Davvero piacevole: intorno gente molto salutare che sembra venuta qui per una gita fuori porta a base di sport, camper, piccole comitive e tante coppie di bei ragazzi. Avevo letto che Provincetown è una meta molto amata dal turismo LGBT e in effetti si respira una serena aria arcobaleno.

Per gli amanti del mare questo è un posto speciale: Cape Cod è un parco nazionale marino – C.C. National Seashore-  che si estende per circa 60 km, dove sono tutelate numerose specie dell’ecosistema locale e dove è possibile avvistare anche le balene.

Raggiungiamo una lunghissima e ampissima spiaggia, ma il vento e l’acqua gelida dell’oceano m’impediscono quella mezz’ora di vita da spiaggia che tanto sognavo!

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La cittadina di Provincetown è una meraviglia: un’arteria principale attraversata da piccoli vicoli colorati, costellati da negozi no global, ovunque slogan all’insegna della parità di diritti. Persino le vetrine dei negozi ricordano l’atmosfera un po’ Haight-Ashbury della mia amata Frisco (un esempio per tutti: un negozio di abbigliamento per bambini espone una t-shirt con la scritta: “I love my mums”). Per gli amanti dell’arte è un susseguirsi continuo di gallerie d’arte, laboratori artigianali, negozi di design, ma non mancano sexy shop, bizzarri negozi di abbigliamento per cani e di souvenir kitsch, teatri che propongono spettacoli comici, musical, di tutto.

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La sorpresa arriva però a sera, quando torniamo in centro per cenare: gonfiabili di super eroi appesi sulle facciate di signorili case d’epoca, luci colorate dalle finestre, musica disco che proviene da molti locali, sfilate di drag queen con costumi magnifici, ragazzi muscolosi in costume succinto…

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E’ la settimana del Carnival! Martedì sarà Mardi Gras con una delle parate più celebri del Gay pride americano. Ciò che mi colpisce maggiormente è vedere uomini di mezza età eleganti e curatissimi ballare con giovani evidentemente in caccia, coppie di tenere lesbiche mano nella mano a fianco di coppie etero come me e mio marito. Insomma Provincetown sfugge ad ogni cliché di età o ceto sociale: chi è in vacanza, chi è qui per rivendicare dei diritti, chi è se stesso e chi sta vivendo probabilmente una seconda vita, godendosi quella libertà che la quotidianità toglie.

Chiacchieriamo un po’ con un cameriere macedone del Patio che, oltre a servirci un ottimo astice, ci racconta di quanto sia divertente la vita a Provincetown; segue un programma di lavoro e studio, ma a tornare in Europa non ci pensa proprio…

3° giorno, 19/8/2014

Purtroppo siamo già in partenza, ma la meta della prossima tappa ci incuriosisce assai: Martha’s Vineyard, l’isola più grande e turistica del New England. Ci si arriva in traghetto da Falmouth (circa 35 minuti di traversata) e preferibilmente senza auto (visto che con è più difficile trovare posto e il costo del tragitto aumenta sensibilmente).

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Appena sbarcati la sensazione è quella che si prova in quelle località turistiche dove la maggior parte dei visitatori sono abitué con seconde case: bello, sensazione di accoglienza e famigliarità.

Visto che abbiamo una sola giornata a disposizione, optiamo per il noleggio di bici per raggiungere le tre località principali dell’isola, collegate tra loro da una suggestiva ciclabile che costeggia l’oceano che ha tutto il sapore della libertà. Oak Bluff ed Edgartown sono dei gioiellini: niente brand global, solo negozietti local ospitati in edifici bassi, ben inseriti nell’architettura locale. La gente sembra decisamente benestante (non ci stupiamo che fino a due giorni prima qui fossero in vacanza Obama e first lady).

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Pedalando sulla ciclabile vediamo in lontananza ville da sogno, laghetti, barche, lingue di terra interrotte dall’acqua verde che porta al mare, un golf spettacolare… Tutto è avvolto in un’atmosfera di relax e pace.

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Una giornata in questo luogo è proprio poco e il traghetto parte piuttosto presto, quindi alle 17 lasciamo Martha’s.

Alla sera raggiungiamo il Rhode Island, Newport in particolare. I primi contatti con la città sono ottimi: una main street con ville d’epoche, residenze anteriori al 1929 e una strada che corre lungo l’Oceano, dove si trovano ristoranti e negozi. Il nostro b&b si trova in un quartiere residenziale con la solita caratteristica che m’inquieta delle periferie americane: manca l’illuminazione nelle strade!

Nancy è molto gentile, ci fa trovare acqua in bottiglia, cartine della zona, sapone, creme… Devo apparirle come una mezza scema perché non riesco a inserirmi nella conversazione, visto che parla ad una velocità pazzesca e io cerco di interpretarle il labiale!

E per cena… so che non si fa… ho sempre criticato gli Italiani che all’estero vanno alla ricerca del loro cibo, ma dopo tre settimane di lobster e hamburger non riusciamo a resistere alla tentazione di una pizza! E per di più buona! Quelli di Mamma Luisa vengono da Vicenza e anche se hanno fatto dei compromessi con le richieste degli Americani, qualcosa di italiano in questo pizza resta.

 4° giorno – 20/8/2014

Il risveglio a casa di Nancy è davvero piacevole: l’aria è fresca, il sole trapela dai vetri, il riposo è stato ottimo. Dal balcone della nostra camera, che in realtà è del figlio arruolato nell’esercito, vediamo il prato sul retro della casa, dove corrono i due cani salvati dalle corse. La femmina, dopo aver perso 4 gare consecutive, era destinata ad essere soppressa. Qui sul balconcino bere il mio tazzone di Nescafè è una meraviglia: canti di uccellini, una brezza piacevole, la tranquillità di scrivere, mentre degli scoiattoli si arrampicano sull’albero di fronte! Cosa volere di più?

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Newport è forse la città più bella ed elegante tra quelle visitate in questa vacanza nel New England; sono incantata dalle case signorili, dal verde, dalle numerose passeggiate, dalla marina. Nancy ci consiglia di percorrere la Cliff Walk, circa 6 km che corrono lungo la costa fiancheggiando alcune delle residenze più lussuose della città, tutte costruite nella Golden Age, quando Newport era la meta vacanziera dei ricchi della East Coast che facevano a gara a costruire qui i cottage più sfarzosi e a dare le feste più incredibili.  Sono mantenute in ottimo stato da un’associazione che si occupa di preservarle e alcune sono anche visitabili.

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Al di là delle ville, la Cliff Walk è una passeggiata molto piacevole perché permette di godere dell’oceano, dei suoi flutti, dei riflessi, degli odori.

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Anche quattro passi alla Marina valgono la pena: da qui è partita la prima America’s Cup ed è radicata una forte tradizione di scuola velica, si percepisce reale amore per la barca a vela, lontano dagli stereotipi alla Porto Cervo.

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Sul punto estremo di Newport sorge il Fort Adam, costruzione fortificata del XIX secolo, onestamente niente di che, tranne che è circondata da un immenso parco e da un’altra passeggiata bordo oceano. Il relax è vedere le barche cullate dall’acqua mentre i riflessi sembrano guizzi d’argento.

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Il quartiere dei docks è piacevole sia per l’illuminazione romantica sia per i numerosi ristorantini e le botteghe d’arte tra cui passeggiare prima e dopo cena.

5° giorno – 21/8/2014

Partenza per Providence, la capitale del Rhode Island, lo stato più piccolo degli States, soprannominato anche Ocean State, visti gli spendidi litorali. Providence fu fondata con molto ottimismo (visto il nome) da Roger Williams nel XVII secolo. L’anima progressista dello stato è testimoniata dal fatto che fu il primo ad abolire la schiavitù e la prima colonia a dichiarare l’indipendenza dall’Inghilterra.

Vale la pena una visita (gratuita, ma possibile solo in certi orari) allo State House, una specie di Campidoglio in miniatura, molto pulito e ricco di arredi.

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Fa impressione che si possa visitare l’aula del senato, la sala del governo e gli altri luoghi in cui di discute della politica del paese.

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Un’altra attrazione interessante della città è il Roger Williams Park, senz’altro più piacevole con altre temperature rispetto ai nostri 34°. E’ un grosso parco vittoriano con annesso zoo e una splendida giostra d’epoca.

Ma nel tardo pomeriggio abbiamo il volo di ritorno, quindi ci dirigiamo verso la trafficata Boston…

 

Info utili

Dove mangiare

  • Provincetown: una cena al Patio (Commercial Street, 328) è indispensabile: sedersi ai tavolini esterni e godersi la sfilata della Carnival Week è davvero divertente e inoltre si mangia bene (ma non a buon mercato). Ottimi cocktail per un dopo cena.
  • Newport: Mamma Luisa Restaurant (673 Thames St,). La mia caprino (con formaggio di capra, olive, capperi e pomodori) era eccezionale, un buon compromesso tra la pizza italiana e quella che amano mangiare negli USA. Anche quella Pepperoni di mio marito era buona. Comunque: posto carino, cameriera molto gentile, tiramisù buono e prezzi onesti.

Dove NON mangiare

  • Oak Bluffs: Island Bar and Grill (11 Circuit Ave., nella zona del porto e del noleggio delle bici, dove parte la ciclabile): sporco, attesa lunga per due sandwich (molto mediocri) con patatine untissime, bicchiere puzzolente di pesce… Sicuramente ci sono posti più raccomandabili!
  • Newport: 22 Bowen’s Wine Bar & Grille (Bowens Wharf). I tavolini intimi sono sistemati sulla passeggiata del porto, l’atmosfera è molto piacevole e romantica, con le luci soffuse e la gentilezza dei camerieri. Ma visti i prezzi mi aspettavo qualcosa di più… Le capesante, giganti, erano gommose e il pesce spada così cotto da sembrare legnoso. Il Sauvignon da 36$ il classico bianco della casa, da cerchio alla testa e fastidio di stomaco.

Dove dormire

E’ pieno di b&b e di motel, solo l’imbarazzo della scelta. A Cape Cod e Martha’s Vineyard consiglio di prenotare, specie se ci andate d’estate.

 

 

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.

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