Muoversi alle Maldive: turisti versus locali

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Ho sentito in molti esclamare, forse perchè colti da disperazione, “vorrei vivere in un’isola deserta”. Bene, vi assicuro che al di là dell’affermazione, la cosa può essere anche bella. E come conseguenza logica di quest’affermazione, si potrebbe dire che i più fortunati sono i Maldiviani, dove di 1200 isole solo 200 sono abitate, quindi ne avete di isole da scegliere.

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Invece io credo che loro siano i più sfortunati della terra. Vivere alle Maldive, terra di contrapposizioni, non è facile.

Qui si contrappongono sorrisi forzati di turisti insoddisfatti della vita lussuosa di tutti i giorni a sorrisi sinceri di gente che non ha quasi nulla o che è contenta del poco che ha. C’è gente che si abbuffa e spreca tonnellate di cibo e gente che si nutre del cibo avanzato dai turisti. E c’è soprattutto chi proviene dall’estero e detta le regole su chi vive a casa propria. Ed è questa una delle grandi contrapposizioni che ho trovato alle Maldive: se sei turista ti stendono il tappeto rosso, se sei nativo puoi rimanere dove sei.

Il trasporto alle Maldive non è facile, sia per le persone che per le merci. La differenza la fa la tua carta d’identità o il tuo passaporto. Se si è nelle isole abitate dai nativi, ci si muove con la macchina o col motorino, mentre se si deve andare da isola a isola allora si va con l’idrovolante o la barca. E qui nascono i problemi.

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In un paese che fa del turismo il 90% della sua economia, si è scelto di privilegiare chi porta reddito e soprattutto soldi. Quindi mai e poi mai ci si permetterebbe di dire a un turista di rimanere a terra e aspettare il volo successivo. Sono fatti che se in bassa stagione sono sporadici, in alta stagione si verificano spesso e visto che al turista va lasciata la precedenza, a pagarne le conseguenze sono i locali, che magari hanno la casa a 400 km di distanza.

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La procedura è questa: si inoltra richiesta di prenotazione per un posto nell’idrovolante, se la richiesta è accettata, ci si può preparare. Ai turisti la precedenza, per motivi economici, poi seguono a ruota i dipendenti stranieri degli hotel, in quanto collegati spesso a voli intercontinentali. Infine, e se avanza posto, i nativi. Sì, perché molto spesso questi si sentono dire che il volo è pieno nonostante sia stato confermato il posto. E non è un fatto raro. Emblematico il fatto di un ragazzo che ha passato una giornata al jetty (pontile di attracco dell’idrovolante) venendo respinto cinque volte, due per limiti di peso, due per mancanza di posto e una perché il volo non ripartiva. Passata la giornata, gli si è presentato un’altro problema, non meno spigoloso: tornare da dov’era venuto. Gli idrovolanti volano a vista quindi di notte non volano. Restano le barche. Ma da isola ad isola il tragitto può variare da un’ora, fino otto o dieci ore per raggiungere Malè dalle isole più estreme, a seconda anche dal tipo di mare. Trovata la barca, non è detto si parta. Molto spesso le barche che attraccano trasportano merci per i resort, quindi devono essere caricate e scaricate con enormi perdite di tempo; altre volte il capitano della nave decide di non ripartire; altre ancora la destinazione non è quella in cui si deve andare e urge trovare una sistemazione per la notte, che generalmente si trova.

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Credo il punto più basso si tocchi quando le persone vengono declassate al di sotto degli oggetti. Se la somma tra il peso delle persone e quello valige supera un certo limite non si permette a nessun’altro di salire in quanto un peso eccessivo sull’aereo può causare problemi di stabilità. La cosa umiliante, per chi la subisce, è sentirsi dire che il volo è troppo pesante e quindi tutti i nativi devono scendere: è successo a un mio collega, che l’hanno fatto scendere da un volo in partenza perchè le valige di un gruppo di vacanzieri era stato smarrito da due giorni e bisognava riconsegnarle quanto prima: hanno fatto scendere i nativi, cambiato il piano di volo e fatto partire l’aereo carico di valige. Il tutto per rispettare la “sacralità” del turista!

 

 

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lucapery

lucapery

Nasce in Veneto dove risiede tuttora ma scappa dalla sua terra 2 o più volte l’anno. Le sue compagne di viaggio inseparabili sono la compagna e la figlia. Ama la pizza, il caffè, i libri e soprattutto i viaggi. Non sa mai quale sarà la prossima destinazione ma quando torna a casa è felice lo stesso perché sa già che è ora di ripartire. Il suo blog capturingtheworldblog.wordpress.com

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