Makhtesh Ramon, il cratere di Israele.

Il deserto ha sfaccettature varie e conformazioni diverse: nel sud di Israele, all’interno del deserto del Negev, c’è una destinazione che rappresenta bene questa idea. È Mitzpe Ramon, una cittadina usata come punto d’appoggio per visitare in realtà il cratere Ramon, che si trova qualche km più a sud. Mitzpe significa in ebraico “posto di vedetta” e si tratta proprio di un punto da cui ammirare la grandezza del cratere per cui è famosa.

Mitzpe Ramon venne usata come avamposto militare, poi negli anni ‘60 si trasformò in un campo di lavoro per gli operai che costruivano la strada che conduce alla famosa località di Eilat, sul Mar Rosso. Ha poi ospitato quasi forzatamente immigrati marocchini e rumeni stabiliti qui con la promessa allettante della vicinanza a Tel Aviv (lontana circa 200 km). È rimasta per molto tempo una località isolata e il suo sviluppo ha subito un ulteriore arresto quando la strada per Eilat, la Route 90, la bypassava del tutto.

L’iniziativa di promozione della zona le sta ora regalando almeno un po’ dell’afflusso turistico che merita, anche perché ora la Route 40 per Eilat passa per di qui. La cittadina di per sé non mi ha colpito per grandi attrazioni: poche strade, pochissimi esercizi commerciali (con un buon negozietto di alimenti naturali), qualche ristorante – tutti che chiudono abbastanza presto la sera – ma ho amato il silenzio e la tranquillità che ho trovato e a cui non ero abituata. Tutto è molto attutito, calmo, lento. Quel che colpisce di più è indubbiamente lo spettacolo naturale: ci si perde gettando lo sguardo verso l’orizzonte, vedendo una siccità così potente. Si resta incantati dal cielo e dalla stellata incontaminata. (Quasi) zero luci artificiali significa un miliardo di stelle luminosissime contro un cielo color pece, un contrasto affascinante che io in città non posso godermi.

Makhtesh Ramon, il cratere di Israele. Makhtesh Ramon, il cratere di Israele. Makhtesh Ramon, il cratere di Israele.

La vera attrattiva di questa zona non è tanto Mitzpe Ramon (che in realtà non è così soporifera come credevo, perché ho scoperto che ospita artisti e musicisti), ma è il cratere – Makhtesh in lingua ebraica- omonimo, il più grande al mondo, di ben 10 km di diametro e lungo 40 km: è stato per me un luogo dal fascino incredibile che mi ha lasciato dei ricordi altrettanto incredibili.

Siamo tradizionalmente portati a credere che il deserto sia un ambiente inospitale e apparentemente sterile, ma nel deserto la vita c’è ed è un ecosistema meraviglioso.

Makhtesh Ramon, il cratere di Israele. Makhtesh Ramon, il cratere di Israele.

Il cratere era in realtà un bacino di acqua di milioni di anni che con il tempo, nel corso delle varie ere geologiche, ha subito mutamenti tali da portarlo ad asciugarsi fino alla desertificazione, e ora somiglia addirittura al pianeta di sabbia Tatooine di Guerre Stellari! Il punto panoramico vicino al Visitor Center, che è la struttura di accoglienza turistica che vende i biglietti e fornisce tutte le informazioni, si affaccia proprio sull’orlo del cratere che gli si apre davanti e permette di ammirarne l’immensità.

Si raccomanderebbe di evitare l’osservazione a chi soffre di vertigini (il cratere ha una profondità di 300 mt, o forse di più): la sottoscritta è una di quelle che si è persa molte emozioni a quota relativamente alta per via di questo limite, ma in quel caso la curiosità di voler vedere la magnificenza della natura è stata più forte dei tremolii alle gambe e del senso di vuoto allo stomaco.

Esistono diverse soluzioni per intraprendere un’escursione all’interno del cratere: auto, bicicletta, escursione. Il mio compagno di viaggio e io abbiamo scelto la combinazione auto + escursione a piedi: abbiamo percorso il primo tratto con la macchina scendendo per la depressione, l’abbiamo lasciata nel parcheggio preposto assieme a una moltitudine di autobus fastidiosamente rumorosi che accompagnano le gite organizzate e ci siamo poi avventurati a piedi seguendo le indicazioni dei sentieri. Si cammina per ore, quindi è indispensabile avere con sé acqua in abbondanza e qualcosa da mangiare: noi a inizio gennaio potevamo stare tranquillamente in felpa o maglietta, ma la sete non perdona e fortunatamente non esistono chioschi. E nemmeno cestini per la spazzatura, quindi bisogna portare con sé quello che si consuma.

Makhtesh Ramon, il cratere di Israele. Makhtesh Ramon, il cratere di Israele.

Nel corso dell’escursione abbiamo percorso un paio di wadi imponenti, ammirato stambecchi, uccelli, rivoli (scarsissimi) d’acqua, arbusti e perfino fiori. Ciò che mi ha colpito ed emozionato è stato il susseguirsi e alternarsi delle sfumature di giallo, marrone e beige, le conformazioni giganti e gli archi di roccia, i riflessi dei raggi di sole, le crepe umide del terreno bagnato solo di recente dalla pioggia, l’immensità del paesaggio, il silenzio interrotto solo dal cinguettio degli uccelli, dai passi nostri, di altre persone o dallo stridio delle ruote di chi aveva scelto l’escursione in bicicletta. È un silenzio quasi assordante e sembrava quasi lo stessimo violando quando ci scambiavamo qualche parola o facevamo rumore per sgranocchiare o bere qualcosa.

Il Makhtesh Ramon non è una destinazione molto conosciuta e battuta in Israele, ma come sempre quando si parla di natura lascia il viaggiatore senza fiato per la magnificenza dello spettacolo che offre.

 

Info pratiche e consigli:

> A Mitzpe Ramon ci siamo arrivati in macchina dal Mar Morto, quindi scendendo parecchio più verso il centro-sud, e poi siamo risaliti verso Beer Sheva.
> Attorno non ci sono altre mete, secondo me, degne di nota. Abbiamo dormito in un appartamento, ma sono disponibili ostelli, B&B e hotel.
> Mitzpe Ramon è parecchio a sud, ma per via dell’altitudine (900 m s.l.m.) di sera è decisamente molto fresca.
> Ah, l’hummus che ho mangiato da “Haksa”, un locale in zona industriale, è stato forse il più buono di Israele!

 

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Chiara G.

Chiara G.

Vicentina, traduttrice e copy freelance, backpacker in solitaria, gravemente affetta da wanderlust. Viaggia per conoscere luoghi, persone e culture nuove, per riempirsi occhi e polmoni di colori e odori diversi, siano della natura o dello street food, per chiacchierare e ridere con sconosciuti, per emozionarsi, per crescere, per cambiare opinioni, per tornare e vedere casa con uno spirito diverso.

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