Pakse e Si Phan Don: il sud del Laos

Pakse potrebbe sembrare solo uno stop tra Vientiane e Si Phan Don e in effetti per molti lo è. Sia che si stia seguendo un itinerario dal sud al nord del Laos, o viceversa, credo che questa cittadina meriti molto di più di una sosta affrettata prima di procedere verso l’assonnata capitale laotiana o, al contrario, andare a spaparanzarsi pigramente, con una Beerlao in mano e cosparsi di DEET da capo a piedi, sull’amaca del proprio bungalow a Don Det o Don Khone.

Pakse, nella provincia di Champasak, sulla confluenza dei fiumi Mekong e Don, potrebbe sembrare anonima, ma in realtà ha un suo carattere. È piccola, molto raccolta, e tutto sembrerebbe concentrarsi lungo la strada principale, la Route 13, nella parte settentrionale della città.

Basta invece avventurarsi nelle stradine interne per scoprire parte della vita locale, innanzitutto nel piccolo mercato dove gustare qualche delizioso piatto a pochissimi kip, oppure dirigersi verso i quartieri meridionali della città e visitare un mercato molto più grande. In questo caso, innanzitutto non si potrà tralasciare di visitare il tempio principale di Pakse, Wat Luang, che funziona anche come scuola per i monaci.

Nel mercato a sud, molto grande, di turisti non ne vedrete tanti, fortunatamente, quindi potrete sentirvi un po’ delle celebrità, con i molti occhi che vi fisseranno curiosi mentre girerete affascinati tra le bancarelle che vendono articoli di ogni genere da offrire a Buddha, frutta colorata e profumatissima e dolci decisamente golosi di origine europea (Pakse è stata fondata dai francesi all’inizio del 20° secolo).

Dopo il mercato ci sta una passeggiata lungo il Mekong e poi una sosta in uno dei tanti bar e ristoranti per sorseggiare una Beerlao ghiacciata e godersi la tranquillità, la pace e quella sensazione di pigrizia che il Laos infonde.

La città si visita tranquillamente in un giorno, ma può essere scelta come appoggio per fare un paio di escursioni interessanti e conoscere un altro pezzo di cultura e di natura del Laos. Questo è il Paese del sud-est asiatico che maggiormente mi ha colpito per la sua ricchezza di paesaggi e l’altopiano di Bolaven (Bolaven Plateau) è un esempio. È un’area di grande interesse e importanza, per via delle piantagioni di caffè che i francesi ebbero l’intuizione di far coltivare approfittando delle piogge abbondanti e dell’altitudine (dai 1.000 ai 1.350 m slm).

Caffè messo ad asciugare in un villaggio sul Bolaven Plateau

In qualsiasi hotel o guesthouse troverete le informazioni per partecipare a un’escursione di una giornata verso l’altopiano, dove vedere non solo le piantagioni di caffè, ma anche diverse meravigliose cascate (leit motiv dei paesaggi che troverete quasi ovunque vi troviate in questo stupendo Paese), tra cui quelle di Tat Fan e Tat Lo, e poi qualche sosta in un villaggio tipico, abitati da minoranze etniche, quali i Laven e i Mon-Khmer.

Cascata sul Bolaven Plateau
Una mezza giornata può essere dedicata a Wat Phu, a Champasak, un tempio in stile khmer che può dare un’idea dei templi di Angkor. Se non si ha ancora avuto il piacere di visitare il grandioso sito religioso cambogiano, Wat Phu può essere un’ottima occasione per farsi un’idea, molto in piccolo, di che cosa possa serbare: è infatti un bel sito, patrimonio Unesco, che attira fedeli buddhisti sin dalla metà del 5° secolo. Per i locali è un luogo di grande importanza religiosa, tanto da dedicarci un festival di qualche giorno (Bun Wat Phu Champasak) normalmente a febbraio, con musiche, preghiere e offerte. La salita al tempio è letteralmente costellata di bancarelle che vendono qualsiasi genere di souvenir o bevande e questo forse è l’aspetto meno piacevole dell’escursione a Wat Phu, ma al di là di questo merita.

Dopo la cultura e la natura di Champasak è giusto dedicarsi a un po’ di sano ozio, in puro stile laotiano: Si Phan Don è il posto ideale dove non fare assolutamente niente. Le 4.000 isole (traduzione letterale di Si Phan Don) si trovano sul Mekong, al confine con la Cambogia: si dice che siano davvero così tante, alcune davvero  minuscole, ma solo Don Khong, Don Kohne e Don Det sono abitate. Le ultime due sono collegate da un ponte – notare che quando si passa da Don Det a Don Khone verrà chiesto di pagare un pedaggio di 25000 kip (meno di 3€), ma basta dire che si alloggia a Don Khone per esserne esentati 😉 – e ospitano la maggior parte dei visitatori: la prima, molto calma e tranquilla, accoglie clienti più “raffinati”, abbienti (anche se un bungalow lo si trova comunque a meno di 10 euro a notte) e adulti, mentre nella seconda si trovano più divertimenti per giovani, anche se la parte a sud, verso il ponte, è molto pacifica. Entrambe sono belle e senza macchine (tuk tuk esclusi), girabili a piedi o con una bicicletta noleggiabile più o meno ovunque per circa 10.000 kip al giorno. Offrono ovunque elettricità, acqua calda e wi-fi, e questo può piacere o meno, ma non sportelli bancomat. Don Khone soprattutto è molto bella, ha delle meravigliose cascate (Li Phi) e consente di avvistare, con molta fortuna, qualche delfino in via di estinzione dell’Irrawaddy con un’escursione fino a Boong Pa Gooang. La barca non vi porterà molto al largo perché le acque diventano dopo poco cambogiane, ma ne vale comunque la pena e i delfini – confermo – ci sono. A Don Det è possibile fare invece tubing.

Cascata Li Phi sull'isola Don Khone - Si Phan Don
Detto questo, non offrono molto altro, ma confesso che è possibile passarci molti giorni. Dolce far niente. L’unica cosa indispensabile per godersi questo angolo di paradiso, costellato di palme e scenario ideale per ammirare tramonti mozzafiato, è senza dubbio l’amaca che ogni bungalow offre.

Un tramonto come questo su Don Khone resterà sempre impresso nella memoria

Chiunque ci passa ore a leggere, chiacchierare, ascoltare musica o semplicemente si assopisce nel calore pomeridiano o dopo la cena, aiutato anche dall’effetto della Beerlao o da qualche sorso di lao-Lao, il potente liquore locale di riso, la cui vendita è ufficialmente vietata. Teoricamente.

Studenti a Don Khone

Bottega a Don Khone

 

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Chiara G.

Chiara G.

Vicentina, traduttrice e copy freelance, backpacker in solitaria, gravemente affetta da wanderlust. Viaggia per conoscere luoghi, persone e culture nuove, per riempirsi occhi e polmoni di colori e odori diversi, siano della natura o dello street food, per chiacchierare e ridere con sconosciuti, per emozionarsi, per crescere, per cambiare opinioni, per tornare e vedere casa con uno spirito diverso.

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