Dal petrolio nascono grattacieli. Dubai e Abu Dhabi

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Ottobre 2015, tratta Venezia – Dubai con Fly Emirates, sei ore in volo e mi ritrovo nel deserto, dopo aver sorvolato Paesi che solitamente sento menzionare al Tg la sera. Essendo abituato alle low cost, per me già il volo è una grande attrazione, dove riscopro il Luca adolescente, che pensavo sparito in altre dimensioni temporali.  Ed invece me lo ritrovo sulla rotta per l’Asia. In realtà il volo non è tra i più comodi, ritrovandomi a destra il finestrino ed a sinistra un australiano di quarant’anni, due metri per centocinquanta chilogrammi. Il suo aroma sapeva di birra irlandese e vino italiano, un buon mix. Dovrei chiedergli il rimborso di metà biglietto, visto che occupa metà della mia postazione.
Comunque sia, le ore scorrono veloci immerso nelle sezioni “Games” (rally, golf, calcio, auto) e film, dove mi diletto in un film italiano d’altri tempi. Partito alle 16.45 da Venezia, dopo una lunga attesa visto che a bordo saranno salite tra le 400 e le 500 persone, arriviamo al Dubai International Airport alle 24.14 locali (sono due ore avanti).
Ci ritroviamo da subito in un Aeroporto di dimensioni enormi, come enorme è la fila di persone ai controlli in uscita: arrivano le 1.15 e ancora dobbiamo uscire da lì!
Alle 2.10, dopo aver preso un taxi (siamo in cinque persone, in “missione lavorativa”, di cui non accennerò nulla per ovvi motivi), arriviamo all’hotel.

Urge da subito sfatare qualche mito di Dubai: non tutto è caro. Il taxi è costato 15 dirham, cioè 3 euro, considerando che eravamo in tre in auto non possiamo lamentarci.
Appena scesi dall’auto, davanti alla reception dell’hotel (con un esercito di simpatici bengalesi pronti a chiederci come va, a prenderci le valigie ed a sorriderci), siamo travolti da qualcosa di inimmaginabile: il caldo di Dubai. Non che non ne fossimo pronti psicologicamente, ma arrivando dalla fresca Venezia il divario è enorme, e la prima espressione è unanime: “cosa diavolo accade?”. Una coltre afosa, umida, invadente ci penetra gli abiti, arrivando alle ascelle ed alle parti intime, creando un effetto di intontimento che, per fortuna (o sfortuna), è risvegliato appena entrati in reception, dove si ritrovano le temperature polari che a Venezia arriveranno solo a gennaio. Forse sono 15 gradi? 18? Why?
Appunto, perchè l’aria condizionata è così forte? Non basterebbero 25 gradi? Iniziamo a perdere l’orientamento, non eravamo a Dubai un attimo prima? Eppure, nessuno di noi ha prenotato hotel nel ghiaccio. Ad ogni modo, la stanchezza inizia a farsi sentire, e la sveglia alle sette del mattino ci ricorda che il lavoro si manifesterà presto come ragione per tornare alla realtà.

Abu Dhabi

Il giorno dopo, ci ritroviamo nel Mall of Emirates, quel posto che contiene una pista da sci vera e propria, ormai noto in tutto il globo. Per giungere lì abbiamo preso il taxi, dato che non è costosissimo e noi siamo in numero tale da ammortizzare per bene le spese.
Le strade sono a cinque o sei corsie, la gente corre gagliarda e senza paura (abituatevi a rischiare incidenti a manetta, senza timore), i grattacieli si ergono maestosi, che devo ammettere di discreto gusto estetico. Sono ricchi i “padroni della città”, ma i soldi, dopotutto, li hanno spesi bene qualche volta.
Il Mall è piuttosto lussuoso ma non all’eccesso come mi ero immaginato. I locali parlano tutti un ottimo inglese, i cartelli del resto sono bilingui ed i film in inglese sottotitolati in arabo.
Qui, sono pronti all’internazionalizzazione. Il mix di persone è variegato, dall’araba con abiti tipici e trucco imponente, all’occidentale quasi scosciata con capelli al vento.
La pista da sci (Ski Dubai) è un capolavoro, permettendo ai locali di svolgere uno sport che mai si sognerebbero in condizioni diverse. Vuoi vedere che alle prossime olimpiadi invernali vedremo uno sciatore arabo sfrecciare davanti ai nostri altoatesini dall’accento tirolese?
Ad ogni modo, la giornata scorre veloce, e ritorniamo la sera in hotel esausti con poche ore di sonno alle spalle.

Dubai Pista da sci

Il giorno dopo il nostro programma prevede Abu Dhabi. Prima di ciò ci cimentiamo nella classica mega colazione a buffet, dove il sottoscritto ha provato di tutto: yoghurt, brioche, affettati, formaggi, frutta di ogni genere, torta, succhi, cappuccino.
Noleggiamo auto più autista, totale mille dirham, vale a dire duecentocinquanta euro, da spartire in cinque passeggeri, considerando che l’autista è stato impegnato dieci ore per noi non è male.
Abu Dhabi è la capitale degli Emirati Arabi Uniti. Da principio si presenta subito differente. Il caldo, circa trentotto gradi (ma quarantacinque percepiti), fa sì che non si vedano persone in giro a piedi (come a Dubai del resto, anzi peggio). Incredibile la vista: pensate a quei film apocalittici dove la città è vuota e vedi solo grattacieli. Ovviamente non mancano le miriadi di auto, ma nessuna persona all’orizzonte. Il Mall di Abu Dhabi è elegante ma, a differenza di Dubai, i clienti sono perlopiù locali. Donne arabe, con il loro sguardo misterioso e, secondo alcuni, affascinante.
Avendo terminato la parte lavorativa in tempi decenti, decidiamo di visitare la più bella moschea della città: la moschea di Sheikh Zayed.
Da subito, le nostre signore comprendono che dovranno vestirsi in modo diverso.
Le loro caviglie scoperte ed i capelli al vento non sono accetti. Essendo persone avvezze ai viaggi, senza problemi vanno a cambiarsi e le ritroviamo all’entrata completamente rinnovate. Non nego che una donna in tali abiti a volte assuma un fascino maggiore, come un alone di mistero che ti invoglia a svelare.
La moschea è meravigliosa, un mix di oro e tinte bianche ovunque. Siamo senza parole, e ci dimentichiamo perfino del caldo di Abu Dhabi.

Abu Dhabi Moschea

I visitatori sono quasi tutti europei e cinesi, e l’entrata è gratuita. Il personale di accoglienza gentile. Visitiamo la parte esterna, dove ci sono anche giardini ed acqua ad abbellire l’amena visione.
Ma il clou è all’interno, dove si ergono lampadari magnificenti, tappeti disegnati ad arte da qualche Leonardo del luogo. Unico neo, a mio modesto avviso, il fatto che lì non sono riuscito a respirare il misticismo, la spiritualità che invece assorbo in alcuni monasteri o cattedrali cristiane. La moschea in questione è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto in vita mia, però non vengo travolto da essa. Sicuramente, è qualcosa di imperdibile, e mi ritengo fortunato ad averla visitata.

La sera si torna lieti e stanchi a Dubai. Il giorno dopo, consueta colazione includente pranzo e cena, e via per un altro noto mall, vale a dire il Dubai Mall.
Questo mi pare ancora più grande. Chilometri di negozi delle note marche europee, una specie di enorme Harrods. Però c’è un qualcosa in più. Tra questi, l’acquario. Uno spettacolo immenso, che si ammira facilmente anche senza accedere alla visita vera e propria. Pesci di ogni genere, squali compresi. E la possibilità, per chi ne è capace, di immergersi dentro e farsi un selfie con loro. Questo è proprio uno dei luoghi che manda il messaggio più chiaro al mondo: “noi c’abbiamo er denaro”!

Dubai acquario
Pranziamo all’Armani Caffè. Con l’equivalente di trenta euro assaporo la pizza margherita più buona della mia vita (davvero), il carpaccio, un soft drink ed un caffè.
Poi, impieghiamo almeno mezz’ora a capire come uscire da quel labirinto di negozi, e prendere un taxi. Per accedere a questo gettonatissimo mezzo di trasporto facciamo una fila di venti minuti. Dopo una breve doccia, decidiamo di visitare la Dubai più genuina, sempre che esista.

Arriviamo al noto souk di Dubai (ovvero il “mercato”), un mix di gioiellerie, boutique indiane con le classiche cose da turista (t-shirt con scritta Dubai, il cammello in legno, eccetera), e spezie a go-go.
Un mercato enorme, dove vedi molte persone locali contendersi la nostra presenza a suon di frasi in italiano, dal commento in romanesco, a pezzi di Divina Commedia.
Malgrado il casino, neanche eccessivo a dire il vero, è possibile fare qualche affarino, come ad esempio lo zafferano ad un quinto del prezzo dei nostri supermercati.
Le donne sono il target più conteso, ma anche le figure che con meno difficoltà possono spuntare prezzi incredibili a seguito di estenuanti trattative. Il venditore ti punta, ti invita ad entrare nel negozio, ti corteggia con una bottiglia d’acqua, ti canta canzoni di Peppino Di Capri, inizia da duecento dirham arrivando a cento, se sei bravo/a a resistergli. Un’esperienza comunque da vivere, tralasciando per due ore i luoghi polari e lussuosi, e stando con le persone del luogo.
Tendo a specificare che in nessun momento la mia sicurezza si è sentita minacciata.

Volge quindi al termine la nostra tre giorni asiatica (quasi cinque giorni contando i viaggi aerei).

Dubai al tramonto

Un’esperienza per me nuova, essendo mai uscito dal suolo europeo. Dubai in un certo senso ha in sè i “germi del futuro”: scarsezza di risorse ma tecnologia ed investimenti che consentono ugualmente di vivere. Però mi chiedo anche se ha senso una vita del genere. Per otto mesi l’anno le persone vivono chiuse in uffici, negozi, hotel, case. Per almeno sei mesi l’anno è quasi impossibile stare all’aria aperta. Sembra veramente la visione di qualche film sul futuro che vedevo negli anni novanta.
Il traffico incessante di Dubai ha fatto sì che le autorità locali stiano progettando per tempo mezzi di trasporto alternativi (c’è una metro in fase di potenziamento, e la costruzione di una rete ferroviaria degna, che un giorno non lontano collegherà anche Dubai alla capitale).
Sicuramente un altro ambito dove dovranno investire è il fotovoltaico, totalmente assente. Un diamante è per sempre, il petrolio no, del resto. In realtà Dubai, rispetto ad Abu Dhabi, sta già diversificando le fonti di ricchezza e di investimento. Il turismo ed il settore immobiliare stanno producendo lavoro e ricchezza (e l’immancabile divario economico tra ricchi e classi medio-povere), e la città ha già pianificato più vie di sviluppo, considerando che comunque Dubai ha meno introiti dalle risorse energetiche rispetto ad altri luoghi arabi.

Posso dire di aver incontrato persone gentili e sorridenti, moderne in moltissimi aspetti. Rimane un luogo dove ci sono tante possibilità di lavoro, ma anche una emerita cattedrale nel deserto.

In continua espansione, dato che ho intravisto la pubblicità di una futura Legoland con annesso Disney Park asiatico. I grattacieli sono costruiti con buon gusto estetico, ma rimangono dei giganti muti ed inespressivi, e per uno come me, amante del verde, pesa non vedere alberi nei viali o dei parchi degni di questo nome (a parte lo Hyatt, vicino all’Aeroporto a Nord).

Non riesco a dire che questo sia un luogo dove porterei la fidanzata in vacanza, però in molti aspetti ha indubbiamente il suo fascino. Posso con certezza dire che non andrei mai a viverci. Allo stesso tempo vorrei capire la qualità di vita e la paga dei muratori bengalesi ed indiani impiegati lì, capaci di ergere grattacieli in due-tre anni, ma la mia mission non contemplava tali aspetti sociologici purtroppo. Dal petrolio e dal gas nascono grattacieli, ma non una storia, non un ambiente dove ci siano laghi o montagne innevate, non un posto dove passeggiare la sera col cane senza venire travolti dal caldo (perlomeno a inizio Ottobre).

Ritorno felicemente in Europa, allietato da una esperienza di vita nuova ed interessante, ma già nostalgico della terra su cui ho posto i primi passi e di cui sono tutt’ora innamorato.

 

 

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Luca

Luca

29 anni, risiede in Veneto e si occupa di negozi nel settore della moda. Ama la musica (sta provando ad imparare l'armonica a bocca), la poesia e il calcio. Viaggia molto per lavoro ed è perennemente alla ricerca di angoli interessanti nel caos delle metropoli del mondo quando viaggia per svago.
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