A spasso con i Promessi Sposi: un itinerario manzionano tra Milano e Lecco

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In questo autunno che sa di primavera abbiamo girato un po’ di Lombardia in cerca dei luoghi legati ad Alessandro Manzoni e al celebre romanzo “I Promessi Sposi”. Che voi siate appassionati di letteratura o no noi sappiamo che certi luoghi vi coinvolgeranno più per come sono adesso che per com’erano allora.

Ecco le tappe del nostro itinerario manzoniano tra Milano e Lecco… e Monza.

# Milano

Siamo nel cuore poetico della città. Piazza della Scala è a un passo, a poche decine di metri c’è una lapide che ricorda dove nacque Carlo Emilio Gadda e oltre c’è Brera con le sue gallerie d’arte e la sua Accademia. Qui si trova la Casa di Alessandro Manzoni fresca di restauro.

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Il palazzo è bellissimo, dentro e fuori, molte stanze sono rimaste intatte come una volta. Nuovo invece è l’allestimento suddiviso per aree tematiche e accurata è la sistemazione dei documenti. Interessante e coinvolgente è l’installazione di una sala multifunzionale in cui viene proiettato un montaggio delle numerose trasposizioni cinematografiche, televisive e teatrali dei Promessi Sposi.

I vari ambienti abitati dallo scrittore – che qui dimorò fino alla morte, vivendo oltre a tante gioie anche grandi tragedie familiari – suscitano un’emozione forte e autentica insieme a un profondo senso di rispetto. Vedere gli oggetti a lui appartenuti richiama quel mondo così lontano dell’ottocento nobiliare e fa riflettere sui cambiamenti della storia.

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Le stanze più suggestive sono, a nostro avviso, lo studio con la scrivania, la stufa e un piccolo tavolino di fronte alla finestra che dà sul giardino dove il Manzoni amava scrivere ammirando la stupenda magnolia e la camera da letto dove morì il grande scrittore, con mobili e arredi rigorosamente originali: luoghi dove nulla è stato toccato; dagli occhiali, al calamaio, alle penne etc.

L’entrata alla Casa-museo Manzoni è libera e gratuita, con accesso in Via Morone 1 dal martedì al venerdì dalle ore 9 alle 18.

# Lecco

Partendo da “Quel ramo del lago di Como…”, cercando la casa di Lucia si possono visitare quartieri, edifici, strade, sponde di una Lecco sospesa nelle più belle pagine dell’opera manzoniana.

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La prima certezza, tra realtà e finzione, è Pescarenico: l’unico borgo lecchese esplicitamente citato da Manzoni, che lo descrive come “un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare.” Poco distante si rinvengono le tracce del convento di Fra’ Cristoforo e di quell’approdo da cui partono gli sposi promessi.

Lucia, durante l’addio ai “monti sorgenti dall’acque”, getta uno sguardo malinconico verso il paese d’origine fino a scorgere “la sua casetta” e “la finestra della sua camera”. Il paesello dovrebbe essere l’odierno rione di Olate e l’abitazione conserva ancora il piccolo cortile descritto da Manzoni.

Poco distante, sulla collina, vi è anche il palazzotto di Don Rodrigo, che “pareva un feroce che ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto.” La costruzione, che domina il borgo di Olate, è oggi un edificio razionalista, ma fino al 1938 si poteva ammirare il palazzo cinquecentesco descritto nei Promessi Sposi.

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E ancora nel rione di Chiuso, dove avrebbe dimorato il sarto che accoglie Lucia liberata e sarebbe avvenuta la celebre conversione dell’innominato, il cui Castellaccio, sarebbe più lontano, verso sud a Somasca. Purtroppo il castello è ridotto a un rudere, sono intatti soltanto il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri. E’ da ammirare la lunga scalinata per giungere alla fortezza che è direttamente scavata nella roccia. Il paesaggio da lassù vi conquisterà.

# Monza

Passeggiando per Monza è facile imbattersi in alcuni luoghi manzioniani. Primo tra tutti la chiesa oggi dedicata a San Maurizio, in passato consacrata a Santa Margherita, nella piazzetta omonima, che si raggiunge imboccando via Carlo Porta, piccola traversa di via Vittorio Emanuele. Negli ultimi decenni, sulle superfici soggette a demolizione del monastero, sono stati costruiti palazzi e condomini, così oggi la facciata barocca si trova “incastrata” tra strutture moderne. Ma sulla sinistra dell’ingresso, sopravvive il portico del convento con la buca per la ruota.

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Proprio all’interno di quelle mura si consumò la storia di Suor Virginia, la Monaca di Monza. Un nome, quello di Virginia, che evoca episodi torbidi, realmente accaduti, resi immortali dalla penna del Manzoni.

 

Non soffermatevi all’apparenza, non storcete il naso ai ricordi scolastici di Manzoni, ma provate, come noi a vivere l’adesso. Andate a visitare i luoghi con una copia del romanzo manzoniano: l’immaginazione correrà veloce e vi farà rivivere la storia di Renzo e Lucia, per la prima volta in una maniera nuova e sicuramente inaspettata.

 

 

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Linda F.

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37 anni, insegnante, viaggiatrice e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, crede che sia bello partire e anche ritornare. Crede anche nell'essenza profonda della fotografia e nel valore delle parole. Crede che non ci sia modo migliore di organizzare un viaggio se non i consigli di chi quel viaggio l'ha già fatto ...
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