Un viaggio negli Anni ’20: l’albergo diurno di Milano

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Quando scendi all’Albergo Diurno di Porta Venezia a Milano, provi lo stesso stupore e la stessa emozione di chi, archeologo di professione, mise il piede per la prima volta nei Fori Imperiali sconosciuti e ritrovati.

Camminando per Piazza Oberdan, bevendo un caffè in uno dei locali di Via Casnati, facendo shopping nei negozi di Corso Buenos Aires o semplicemente prendendo la metrò non ti immagini che, poco distante, il ventre di Milano contenga un tesoro così prezioso.

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Anzi molti milanesi e soprattutto milanesi di adozione non sapevano che esistesse il Diurno. Ed invece, in questi fine settimana di Gennaio, grazie al Fai è possibile scoprirne, con un po’ di pazienza e di attesa, le meraviglie.

L’Albergo Diurno, aperto nel 1925, ospitava bagni pubblici, terme, negozi di  barbiere, manicure, lavanderia e stireria, agenzia di viaggi e fotografo. Ancora oggi affascina chi lo visita, per le preziose e originali decorazioni e perfino per gli oggetti, ancora chiusi nelle vetrine, o gli arredi che rievocano un epoca passata ricca di stile e di incanto.

Dalla sua costruzione, fino al 2006 quando se ne è andato l’ultimo parrucchiere, il Diurno è stata la tappa obbligata per i viaggiatori in transito a Milano che cercavano un momento di benessere. Rappresentava anche l’occasione, per molti cittadini, che non avevano i servizi igienici nella propria casa, di concedersi un bagno caldo.

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Adesso nella visita si accede ad un atrio, poi al salone principale riccamente decorato e nel quale si vedono ancora i segni di un lussuoso e luminoso passato che non tende a sbiadire e tanto meno vuole scomparire.

Nelle gallerie laterali del salone sono ancora visibili le postazioni di un barbiere, di una parrucchiere per signora, di una pedicure e manicure.

Quello che colpisce durante la visita sono i dettagli, ricercati e studiati, dall’architetto Portaluppi. Come non notare la scelta delle piastrelle che creano giochi di colori mirabili, gli specchi le cui forme e grandezze non sono lasciate al caso o le preziose finiture delle porte e delle vetrine.

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Gli occhi guardano il presente, ma la mente non può che ricostruire le atmosfere del passato ed immaginare le signore in attesa per un trattamento di bellezza, o gli uomini, seduti in grandi poltrone circolari, purtroppo scomparse, che dettano la corrispondenza alle segretarie.

Nella seconda parte della struttura, invece, si trovavano le terme, ovvero la zona dei bagni. Lo spazio era diviso per categoria. I primi erano piccoli locali per una rinfrescata veloce o per cambiarsi di abito, altri invece erano più grandi e dotati di doccia ed infine c’era la “versione deluxe” con grandi vasche (tanto grandi che nella maggior parte dei nostri appartamenti non entrerebbero mai).

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Anche qui colpiscono la scelta dei materiali, la trama delle mattonelle e i particolari: dai rubinetti agli sportelli degli armadietti, dalle porte ai soffioni della doccia.

Uno sguardo attento si divertirà ad andare in cerca di cartelli e avvisi, come il tariffario esposto proprio all’ingresso, che ci permette tutt’oggi di capire i prezzi del secolo scorso oppure le precise indicazioni per usufruire delle terme.

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La visita al Diurno è letteralmente un salto nell’art Decò di Milano e ci auguriamo che questo salto sia permesso sempre più spesso grazie all’accordo tra l’Amministrazione Comunale e il Fai che stanno cercando il modo migliore per riportare questo luogo all’antico splendore e ad essere visitabile in maniera stabile nel prossimo futuro.

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Linda F.

Linda F.

37 anni, insegnante, viaggiatrice e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, crede che sia bello partire e anche ritornare. Crede anche nell'essenza profonda della fotografia e nel valore delle parole. Crede che non ci sia modo migliore di organizzare un viaggio se non i consigli di chi quel viaggio l'ha già fatto ...
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2 COMMENTI

  1. Ciao Gina, tieni d’occhio le giornate di primavera del Fai e speriamo assieme che il Diurno possa essere visitabile anche in quell’occasione.

    Linda

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