Milano e Leonardo da Vinci: un connubio speciale

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Mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma nonostante sia una super appassionata d’arte, non avevo mai visto il Cenacolo di Da Vinci.

Finalmente, approfittando dell’entrata gratuita mensile, colmo questa lacuna.

Per ammirare l’Ultima Cena è necessario prenotare con grande anticipo; per questo mi sono affidata alla Cooperativa sull’arte, un gruppo di ragazze molto in gamba che propongono visite guidate nelle principali meraviglie della zona, assicurandosi un tot di biglietti già prenotati in anticipo. Con un biglietto di 10 euro Marta mi ha accompagnato in un giro di circa un’ora tra Cenacolo e chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Non so se vi sia mai capitato, ma spesso quando ci si ritrova di fronte ad un capolavoro straconosciuto e straromanzato, il rischio è rimanere un po’ delusi (penso, ad esempio, alla Gioconda, così piccola rispetto alla fama che l’ha accompagnata). Temevo questa delusione mentre Marta, in attesa di entrare nel refettorio, ci intratteneva nella piccola sala che ha il compito di “pulire” dalle polveri sottili e dall’umidità i visitatori che si apprestano a trovarsi al cospetto del capolavoro. Invece… L’Ultima Cena è magnifica per grandezza e colori, nonostante non abbiano la vividezza con cui Leonardo la dipinse tra 1494 al 1497 per volere di Ludovico Il Moro.

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Giunto alla corte milanese per portare la sua esperienza in ambito di ingegneria militare, il Maestro ha sperimentato per il refettorio un metodo innovativo, alternativo all’affresco (che non amava perché richiedeva tempi di esecuzione rapidissimi): lavorando sull’intonaco asciutto ha potuto intervenire a più riprese sull’opera curandone ogni minimo particolare. Purtroppo però la sua idea si rivelò fallimentare e portò al deteriorarsi dell’opera.

L’ultimo intervento conservativo, conclusosi nel 1999, ha puntato a riportare alla luce la stesura originale. Ciò che si vede è comunque in parte diverso dall’originale: in età napoleonica la sala fu usata come stalla e per questo una parte del dipinto (ad esempio i piedi di Cristo) fu eliminata per far posto alla porta d’ingresso per i cavalli.

E’ possibile sostare di fronte al capolavoro solo 15 minuti, troppo pochi per cogliere tutti i particolari e farsi guidare dalla guida nella confutazione di ogni “mito” creatosi attorno a questa celebre icona, specie dopo la pubblicazione de Il codice Da Vinci. Ma al di là di tanti gossip fini a se stessi, mi colpisce il consueto genio di Leonardo, così acuto nel calare un’iconografia cristiana tradizionale nella Milano quattrocentesca. Il Maestro avrebbe dedicato molto tempo alla ricerca di milanesi adatti a fare da “modelli” ai volti degli Apostoli; ha calato addirittura la cucina del tempo nei piatti mettendoci anguilla all’arancio e michette lievitate (a dispetto del pane azzimo che ci saremmo aspettati); ha saputo fare della luce un tutt’uno delle finestre del Refettorio con quelle del dipinto sulla parete minore, realizzando un originale illusionismo prospettico tra spazio reale e spazio dipinto. Rispetto ad altre ultime cene, questa si distingue per l’indagine sui moti umani ritratti: a parte Gesù, di cui è evidente la solitudine, e Giuda, non colpito dalla luce, tutti gli altri evidenziano nei volti incredulità e mistero.

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Starei ore ad ascoltare cosa si nasconde dietro a questi volti, ma dobbiamo lasciare il posto al gruppo successivo; purtroppo non c’è modo di analizzare la Crocifissione di Donato Montorfano, sulla parete di fronte, probabilmente un’opera di pregio che paga però il confronto con Leonardo.

La visita continua nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, concepita così com’è per diventare il mausoleo della famiglia di Ludovico il Moro, dopo il suo matrimonio con Beatrice d’Este. L’edificio domenicano risulta diviso in due: da una parte trionfano i motivi tardo gotici, dall’altra Bramante progetta un’imponente tribuna rinascimentale coperta da una cupola emisferica decorata come una corona regale e all’esterno nascosta dal tiburio. Dal pregevole chiostro parte un passaggio segreto sotterraneo (oggi non percorribile) che collega questo luogo al Castello sforzesco, probabilmente utilizzato da Ludovico il Moro per incontrare le sue numerose favorite.

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Sempre in corso Magenta è possibile visitare la Vigna di Leonardo nella rinascimentale Casa degli Atellani; dopo anni di studi, lo scorso anno in occasione di Expo è stata ripiantata la “passione nascosta” dell’artista che, durante il soggiorno milanese, si è dedicato anche alla coltivazione della Malvasia. Purtroppo per il sabato e la domenica la prenotazione è obbligatoria e io non ho prenotato… Prossima gita a Milano.

 

Info varie

DOVE: piazza Santa Maria delle Grazie, 2 – 20100 MILANO (MI)

Per arrivare: Tram 18: fermata Corso Magenta; metro MM1 fermata Conciliazione o Cadorna; metro MM2 fermata Cadorna.

CENACOLO: Prenotazione obbligatoria con Vivaticket.it

COSTO BIGLIETTI: intero € 6,50 (+ Euro 1,50 per il diritto di prenotazione); ridotto € 3,25 (+ Euro 1,50).

SANTA MARIA DELLE GRAZIE: apertura nei giorni feriali dalle 7.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.30; festivi dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 21.00.

VISITE GUIDATE: Cooperativa sull’arte (www.cooperativasullarte.it)

LA VIGNA DI LEONARDO: aperto tutti i giorni dalle 9 alle 18. Biglietti: adulti € 10,00, ridotti € 8,00 (over 65, bambini e ragazzi da 6 a 18 anni, studenti con tessera), gruppi € 8,00 (a partire da 20 visitatori). PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA NEL WEEK END.

 

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Barbara

Barbara

Insegnante di mestiere, giornalista, lettrice e viaggiatrice per passione. Ama il sole, il buon vino, il cibo cucinato con amore, i libri quelli che “ne leggi solo una pagina altrimenti finiscono subito”, gli animali, in particolare il suo Olly. E' curiosa di tutto ciò che è nuova tecnologia e innovazione e di ogni realtà che sia evocativa di un mondo che non c’è. In perenne e precario equilibrio tra passato e futuro. Jeeper e harleysta per amore.

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