LA VILLA DEI QUINTILI SULL’APPIA.

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«Per tutta la sua lunghezza, per un chilometro e più da una parte e dall’altra la via Appia era un monumento unico da salvare religiosamente intatto, per la sua storia e per le sue leggende, per le sue rovine e per i suoi alberi, per la campagna e per il paesaggio, per la vista, la solitudine, il silenzio, per la sua luce, le sue albe e i suoi tramonti… Andava salvata religiosamente perché da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo l’avevano amata, descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realtà fantastica, in momento dello spirito, creando un’opera d’arte di un’opera d’arte: la Via Appia era intoccabile, come l’Acropoli di Atene».

Antonio Cederna, 1953 in “I Gangsters dell’Appia”

In un Maggio fresco e luminoso per la seconda volta, con mio marito, trascorro una giornata in un luogo che è una visione. Sì, avete letto bene, una visione. Antonio Cederna, che ha dedicato una vita di studi e battaglie per presidiare l’Appia, la descrive magnificamente e per la villa dei Quintili, che lì si trova, valgono le stesse parole: silenzio, solitudine, luce, paesaggio.

Ho pensato ai tuoi 4000 chilometri, Christian Cappello, a quanto questo luogo ti avrebbe dato pace. Era Maggio e i tuoi passi erano cominciati da poco. La villa è sempre lì e ti aspetta.

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La mia nota è breve e volutamente incompleta. Non è facile scrivere di un luogo carico di storia e poi…la scoperta sarà vostra.

Conoscevamo il percorso – l’ingresso è dalla via Appia nuova – altrimenti avremmo avuto difficoltà a trovare la Villa dei Quintili. Dico questo perché trovo indegno che questa residenza superba non sia adeguatamente segnalata. Devo dire che non è la sola, infatti vale anche per pregevole chiesa di Santa Passera, alla Magliana e chissà per quanti altri tesori.

Quando arrivi ti accoglie il museo con meraviglie che visiteremo all’uscita e che dispone di statue e oggetti di scavo. Sappiate però che il maggior numero di opere trovate sono oggi conservate nei Musei Vaticani e nei principali musei europei.

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Poi ti appare l’infinito! Una collina, come la vedete nella fotografia (l’unica mia) che guarda il fosso dello Statuario e la visione di un arco elegantissimo che faceva parte del quartiere residenziale, il “cubo” del frigidario e il calidario. Da qui un percorso in salita che ti porta nella storia e nell’archeologia.

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Devo dirvi qualcosa, poco in verità, avrete modo di studiare, sull’origine di questo luogo.

È un promontorio di rocce vulcaniche che scende verso la pianura. La proprietà si estende per 24 ettari, dall’Appia Antica all’Appia Nuova, per questo si pensava fosse una città, “Roma Vecchia” la chiamavano.

Sesto Quintiliano Condiano e Sesto Quintiliano Valeriano Massimo, nel II secolo d.c. ne erano proprietari, era la loro raffinata residenza di campagna, al V miglio dell’Appia Antica. I due fratelli appartenevano a una delle famiglie senatorie più importanti del tempo degli Antonini, erano nobili e colti. Alla morte dell’imperatore Marco Aurelio successe il figlio, Commodo, che ben abbiamo conosciuto nel film “Il gladiatore” di Ridley Scott che, sebbene nella finzione cinematografica, narra molto della sua prepotenza folle. Infatti fece uccidere i due fratelli e si appropriò dei loro beni, compresa la villa sull’Appia e la rese ancora più grande e ricca.

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Poi la residenza finì nell’oblio e iniziarono per secoli le spogliazioni di incredibili di sculture di marmo e pezzi di decorazioni. Lo stato della chiesa e i Torlonia (proprietari della più importante collezione privata di archeologia del mondo), hanno arricchito i loro musei. Questa in breve la storia.

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Ciò che oggi vedrete sono i resti bellissimi di questa pregevole dimora. Bisogna percorrerla a piedi con calma come abbiamo fatto noi. Non c’erano molte persone quel giorno di Maggio, ma abbiamo incontrato con piacere un padre sardo con due bambine che evidentemente desiderava educare alla bellezza. Come ho scritto all’inizio, questo luogo è anche silenzio e bellezza naturale: camminarci per una giornata ti ricrea. Non vi dico di più, le fotografie di mio marito, Scipione Semeraro, (ne trovate altre su flickr) sono solo un assaggio.

 

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Fiorella

Fiorella

Insegnante di italiano, ama la lettura, il cinema e ovviamente i viaggi; attualmente scrive racconti. Sempre curiosa, ha percorso sentieri intricati nella vita e nel lavoro. Ha imparato e continua ad imparare dagli uomini e dai luoghi del mondo che osserva con sguardo inconsueto.

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