Valle Soana: un piccolo gioiello nel Grand Paradiso

Abbarbicata tra le creste delle Alpi Graie, con un piede, o meglio uno scarpone, in Piemonte  e l’altro in Val d’Aosta, dove ancora si parla una lingua che ha tanto di Francia e patois nelle erre che inciampano e danno musica alla voce, la Valle Soana e’ una timida terra di montagna che trae il suo nome dal torrente che la solca e la definisce.

Il Soana plasma il suolo ogni volta che decide, suo malgrado, di accogliere i tumulti del cielo che ne ingrossa le acque e trasforma piogge in alluvioni, paesi di avi e di case rassicuranti e memoria in pietre dure di timori antichi. La culla nelle notti d’estate, quando le finestre sono aperte e il rumore dell’acqua sulle rapide del torrente diventa quasi una ninna nanna. La benedice mentre incanta di meraviglia lo sguardo di avventori e nativi.

La Valle Soana e’ un invito a visitarla già nel nome: per sua etimologia, infatti, e’  “valle sana, che ri-sana”; si trova in provincia di Torino, ad una manciata di chilometri dalla cittadina di Ivrea, nota per il suo carnevale delle arance. Ma già nel tragitto che si compie per raggiungerla e’ scritta la sua doppia o tripla anima: l’autostrada per il capoluogo piemontese cede il passo a quella Valdostana, mentre il lago Viverone, poi, specchia ancora uno scampolo di Piemonte quando ecco i cartelli Mont Blanc suggerire una vicina Francia.  A dispetto di una complessità formale, è però una valle agevole da raggiungere in auto e suggestivo lo è davvero il tratto di strada che si percorre una volta usciti dalla Torino – Aosta e si entra proprio nel cuore delle Alpi.

Da qui imboccherete una superstrada che vi porterà direttamente a Pont Canavese che, con i suoi quattro mila abitanti, e’ crocevia delle valli Orco e Soana. Fatta la scelta, un unico percorso si arrampica lieve, ma deciso, tra i monti. Vorrei tacervi il dettaglio, avida di frutti rossi, ma vi consiglio massima prudenza quando accosterete proprio perché non potrete non notare, affacciati sui tornati che si incontrano, cespugli di lamponi grandi come fragole e more tanto scure quanto dolci…sapranno farvi dimenticare le strette curve di Ingria e darvi il benvenuto in Paradiso.

Sì perché Valle Soana equivale anche a Parco Nazionale del Gran Paradiso, uno scorcio di mondo verde di vallate e pascoli, bianco di neve e stelle alpine, grigio di pietre calde di addormentate lucertole, variopinto di gerani ai balconi e rododendri ai margini del sentiero, blu di quel cielo così accogliente e gioioso da far sembrare piccolo ogni affanno ed ogni tormento che sotto a lui tace.

Visitando il Parco e’ possibile saggiarne le biodiversità, partecipare a concorsi fotografici, marciare in verticale per 5 km, iscriversi ad escursioni in notturna o a trekking naturalistici, magari dopo aver sorseggiato un caffè scientifico (maggiori info).

E chissà se Napoleone preparò davvero da queste parti i suoi programmi di conquista, rilassato -come si racconta- dal paesaggio e rinvigorito dall’aria frizzante?

La storia ne tradisce un passato intagliato nei suoi fitti boschi di abeti, di martiri come il taumaturgo San Besso, uno dei nomi di battesimo più popolari in valle, scaraventato da un monte ove sorge ora il santuario protetto da una roccia monolitica alta 60 metri, meta di un’escursione non troppo impegnativa che consiglio a chi ha voglia di visitare il Parco e le sue alture (raggiungibile sia da Cogne che da CampigliaSoana); di predicatori come sant’Orso, di zingari, saraceni e fabbri, di feudatari e principi francesi, fino ai recenti Savoia che elessero la Val Soana a residenza delle loro vacanze e vi costruirono diverse tenute di caccia.

Come non comprendere il buongusto delle teste coronate …il Parco e’ un intervallassi continuo di terrazze a strapiombo nella natura, di camosci e stambecchi che è facile incontrare, come mi è capitato spesso, scostando cespugli per cercare il sentiero, di mandrie di mucche e greggi di pecore  protette da statuari cani pastore, di arnie placide e di torrenti guizzanti di salti di trote e rane, di pastori dalle guance rubizze e lo sguardo accogliente, di canti di marmotte all’alba e profumo di vento, di scintille di brace e pace che scoppiettano la sera nei camini delle malghe mentre cala una trapunta di stelle così vicine che la tentazione è di sollevare il braccio e coglierne una.

E non sembra difficile farlo dalle cime che è possibile raggiungere lasciando l’auto ai margini dell’ultimo paese della Valle, Piamprato, come la Marmotta (2181 metri al Belvedere) un montagna tanto ricca di piccoli roditori da averne preso il nome, con un alpeggio abitato da un’intera famiglie,nei mesi estivi, che sono certa vi offrirà una tazza di latte ed una fetta di formaggio; dal sentiero 631 si raggiunge invece Santanel, ed, a quasi 2000 metri…,ecco comparire una sorgente di acqua gelida e impalpabile con un lago azzurro che invita a sfiorarne la superficie. La Reale e’ una cima davvero monarchica nella sua imponenza, sfiora i 2100 metri, e da qui si schiuderanno davanti ai vostri occhi un infinito alternarsi di creste e declivi: vi trovate sul percorso della Grande Traversata Alpina (GTA).

Altre escursioni turistiche e’ possibile farle anche a partire da Ronco Canavese -principale centro abitato della Val Soana ove ha sede anche il Centro visitatori dedicato alle tradizioni ed alle diversità di flora e fauna- imboccando il sentiero per il villaggio di Nivolastro, uno dei migliori esempi di architettura alpina locale. Lungo tutto il percorso, un anello facilmente accessibile, non mancano spunti di riflessione sulla vita sociale di un tempo: si possono osservare le particolari cappelle votive costruite a protezione ed a riposo dei viandanti oltre ad un caratteristico abbeveratoio situato poco prima del paese.

Ma Gran Paradiso non è solo per amanti di sentieri segnati di rosso e ferrate, significa anche pomeriggi oziosi con un in mano libro o la testa tra le nuvole, mattine che sanno di passeggiate tranquille nei borghi dove il tempo batte al ritmo della campana della chiesa, in cui quel che occorre si compra nei negozi che si contano sulle dita di una mano o al mercato, che ospita prodotti caseari per ogni palato, souvenir in legno, rame o tessuto.

Da queste parti è ancora possibile lasciar giocare i bambini senza timore  proprio perché tutti si conoscono e il traffico è poco, in alcune frazioni addirittura le auto non possono entrare. È, ad esempio, il caso di Pianetto, unpiccolo gioiello nascosto, ormai disabitato durante l’inverno, con strade create una trentina di anni fa dalla buona volontà dei discendenti degli antichi abitanti, che con cemento e lose (i lastroni di pietra, piatti) hanno, sul tracciato che fu, segnato le vie che portano alle case e convergono nell’unica piccola piazzetta, “residenza” della chiesetta di Santa Liberata, celebrata, come quasi tutte le occasioni in paesi di montagna, nel mese di agosto.

Le festività coinvolgono spesso la religione cristiana; la più particolare e’ senz’altro il ferragosto, con tanto di processione in costume tipico, per chi lo ha ricevuto in eredità dalle nonne: un abito in panno nero a pieghe (gonel) camicia bianca in cui le trame all’uncinetto conferiscono eleganza al capo (tchumizi), scarpette di feltro trapuntate a mano (ahcapin), un grembiule di seta chiamato “di Parigi” (faoudai) ed un foulard monocolore (panet) con frange lunghe ed avvolgenti, completamente ornato di fiori, dipinti o ricamati a mano, segno della cura e del rispetto che le giovani ragazze di un tempo, dedite per lo più a lavori a contatto con gli animali, riservavano al giorno della festa. È stato un regalo per me poterlo indossare, e vi assicuro che  il prezioso scialle -prodotto in pochissime sartorie (info presso i Comuni della valle)- conferisce, nelle nostre città o su un lungomare, un’aria easy chic ad un paio di jeans e un tocco di glamour all’abito da sera.

Proseguendo verso l’apice della valle, incastonato in una assolata “pieteura” (pietraia) sorge il Santuario della Madonna del Beirano della Neve , una cappella datata 1600,  intima e dolce nel suo essere minuta, affacciata su un balcone che sembra essere al centro del parco dalla vista a 360 gradi che offre.

Da questo punto panoramico si raggiunge Piamprato, a quota 1550 mt., che, come è scritto nel nome, sorge su una ampia pianura che è circondata da cascate suggestive, dal Soana e dalle montagne che degradano fino alle case. Qui sono presenti strutture ricettive e, proprio ai primi di luglio, e’ prevista l’inaugurazione del percorso di down hill per chi ama la MTB, imperdibile se vi scorre nelle vene un pizzico di adrenalina. Oltre ai ben noti comprensori di Bardonecchia e Pila, Piamprato ospiterà una comoda seggiovia che permetterà un agevole accesso alla pista, e, caricata la bici, non vi resterà che affrontare la discesa mozzafiato.

Che le vostre gite siano di ore con lo zaino in spalla(mai dimenticare qualche panino e del cioccolato per rinvigorire il corpo)  , di arrampicate sulle accoglienti pareti (vi suggerisco quella di  Forzo, frazione dislocata poco prima di Ronco Canavese, deviazione sulla sinistra, (maggiori info riguardo le arrampicate) a cercare funghi (non svelerò mai dove!)  o a concedervi abbronzature in alta quota (il pian dell’Azzaria, raggiungibile lasciando l’auto a Campiglia, e’ il mio “solarium” preferito: un alternarsi di prati soffici e acque che li riflettono) sono certa rimarrete sorpresi dalla felicità leggera ed autentica che queste “piccole cose” sapranno trasmettevi.

Non ha caso la Valle Soana rientra nel progetto #unavallefantastica, consultabile su tutte le principali piattaforme Social Network per restare aggiornati circa le molteplici proposte che il Parco lancia, comprese  le escursioni praticabili individualmente o in gruppo e le interessanti attività volte al sostegno della natura, come i campi estivi di volontariato per affiancare i guardaparco nella loro azione di tutela di flora e fauna.

E se manca qualcosa ancora al vostro soggiorno, vi suggerisco la Locanda dell’Aquila Bianca, a Piamprato: un’ottima cena con polenta concia (densa di fontina e toma) ed un bicchiere di vellutato Canavese Barbera sorseggiato nel silenzio pieno di tutte le declinazioni di blu notte, tante quante lo sono i profili delle cime, sapranno farvi ricordare che non state sognando e che vi trovate proprio in un “Grande Paradiso” terrestre, che aspetta solo di farsi conoscere.

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Flavia De Palma

Flavia De Palma

Giornalista, consulente e docente per passione, per lavoro e per scelta. Distrattamente attenta e attentamente distratta per natura. Ama i tulipani, meravigliarsi e camminare all'aria aperta. Le capita di inciampare, spesso in un sorriso. Sa che la parola può fare magie ed incantesimi. E che niente è perso per sempre. Crede nei verbi desiderare, raccontare, leggere, viaggiare ed amare. Ed in chi li usa.
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