Come fare a organizzare un viaggio nel Sápmi, la Lapponia svedese

Una volta pensavo che la Lapponia fosse un posto inventato e che il nome fosse il frutto della fantasia di qualche scrittore. Allora ero una ragazzina e non c’era né Google né qualche blog di viaggi dove trovare informazioni. Così, per anni ho immaginato un paese delle favole. Solo più tardi ho scoperto che si tratta di una regione prevalentemente scandinava che si estende dalla Norvegia alla Russia, coprendo anche Svezia e Finlandia. Durante il viaggio nella Lapponia svedese ho anche imparato che il nome della regione è tutto tranne che poetico: deriva dal termine laps, che significa “straccio” e che veniva usato in maniera dispregiativa per indicare gli abitanti della zona, dunque considerati dei pezzenti. In realtà erano – e sono tuttora – pastori dediti all’allevamento delle renne. Il nome corretto per questa popolazione è Sámi, e la loro terra si chiama Sápmi. Hanno un parlamento, una bandiera e una lingua; sono semi-nomadi e, come tali, trascorrono i mesi estivi nelle tende per seguire gli spostamenti delle renne sulle montagne, mentre in inverno vivono in piccole case di legno nelle foreste.

Ho avuto la fortuna di incontrare alcuni di questi nomadi in un accampamento estivo vicino a Hemavan, un minuscolo villaggio del Sápmi svedese.

Lapponia

Quando andare e come arrivare in Lapponia

Il periodo ideale per incontrare i Sámi negli accampamenti va da maggio a fine agosto. Bisogna tenere conto che anche se questa è la “stagione calda” dell’anno, le temperature nel mese di luglio non superano i 10-12 gradi. Il giorno in cui sono partita per tornare a Stoccolma, intorno alla metà di luglio, ha addirittura nevicato: pochissimo, appena qualche fiocco, ma bisogna comunque essere preparati alla possibilità che faccia freddo. È importante partire con l’abbigliamento adatto, visto si trascorrono parecchie ore all’aperto: scarpe da ginnastica o da trekking, maglie di lana o termiche, giubbotto tecnico impermeabile del tipo windstopper, visto che l’aria è molto fredda.

Come tutti i posti isolati, Hemavan non è facile da raggiungere. Si può arrivare tramite i mezzi pubblici, con un viaggio di quasi venti ore in autobus e un cambio a Umeå, oppure in auto, magari includendo altre tappe lungo il percorso. Il metodo più semplice ed economico è l’aereo: un biglietto a/r da Stoccolma con Next Jet costa un centinaio di euro e permette di raggiungere l’aeroporto Hemavan-Tärnaby in un paio d’ore. Hemavan è un villaggio di nemmeno trecento abitanti dove si può camminare praticamente ovunque: dagli hotel o dai ristoranti all’aeroporto. Dato che si tratta di un piccolo scalo locale, non ci sono i desk per il noleggio auto: nel caso in cui si desiderasse avere una macchina a disposizione, ci si può rivolgere alla Mabi, compagnia che opera in tutta la regione.

Hemavan

Dove dormire e dove mangiare in Lapponia

La scelta dei posti dove dormire è tutt’altro che ampia, a meno di essere disposti a spostarsi nel villaggio di Tärnaby, a una ventina di chilometri più a sud. A Hemavan ci sono due alberghi: l’Högfjällshotell e il Fjällcenter. Io ho dormito all’Högfjällshotell, una struttura essenziale con una trentina di camere. Anche se un po’ spartane, le stanze hanno tutto quello che serve: letti comodi, piumini caldi, TV, bagno in camera. I prezzi sono un po’ alti rispetto alla media europea, ma in linea con quelli del paese.

Per quanto riguarda i pasti, è possibile cenare nel ristorante dell’albergo, che propone piatti semplici, legati al territorio: insalate di aringhe e patate, carne di renna, polpette di balena.

A metà strada tra l’aeroporto e l’hotel, lungo la statale E12, si trova il Trolltunet, un piccolo pub con un menu abbastanza limitato ma genuino. Dalla parte opposta della strada, a poche centinaia di metri, si può trovare una scelta più variegata da Nannas Kök & Bar: renna affumicata, salsicce, salmone e altri prodotti della regione che possono anche essere acquistati nella bottega del ristorante.

Hemavan

Cosa fare in Lapponia

Il motivo principale per arrivare fino a Hemavan è la possibilità di incontrare i Sámi in uno dei loro accampamenti. La nostra escursione è stata organizzata da un rappresentante del parlamento del Sápmi, ma è possibile rivolgersi all’Ufficio Turistico di Hemavan-Tärnaby, che si occuperà di tutto.

Da Hemavan ci spostiamo in autobus fino a una località poco distante, dove in una radura tra le montagne siamo accolti dai Sámi. I loro abiti colorati di blu, giallo, rosso e verde fanno quasi a pugni con i colori pallidi delle montagne ancora ricoperte di neve e il cielo bianco-grigio che in questo periodo non diventa mai scuro. Un anziano ci mostra la bandiera con un cerchio rosso che simboleggia il sole su uno sfondo colorato di blu, a rappresentare il cielo. Veniamo accolti in una delle tende del lavvu, l’accampamento temporaneo dove i Sámi trascorrono l’estate, e veniamo fatti accomodare sulle pelli di renna. Questo animale è la fonte di sostentamento principale: i Sámi ne seguono gli spostamenti in ogni stagione e, ogni anno, preparano il suovas. Si ottiene salando la carne e facendola poi affumicare sul fuoco in una tenda: il prodotto finito viene poi tagliato a fette sottili, servite con funghi o con una salsa di cloudberry, una bacca simile al lampone ma dal colore giallo pallido che cresce nella tundra delle regioni subpolari. Il suovas ha un sapore forte, odora di fumo di legna e va masticato a lungo. Dopo la carne di renna ci viene offerta una bevanda calda e scura come il caffè, ottenuta facendo bollire erbe selvatiche raccolte dalle donne, insieme a un dolce al rabarbaro e ai gambi canditi di angelica.

Mentre i Sámi ci raccontano delle loro migrazioni tra le montagne, le renne sono poco lontano da noi, nella radura dove si trova il lavvu.  Sono maestose, con corna pesanti e imponenti. Riusciamo anche ad avvicinarci a un paio di animali più temerari e ad accarezzare la loro pelliccia un po’ ispida.

Quando lasciamo l’accampamento qualche ora più tardi, la nostra guida ci racconta che Hemavan non è conosciuta solo per le renne: è anche il punto di partenza del Kungsleden, un percorso di trekking che si estende su una lunghezza di oltre 400 chilometri attraverso il Circolo Polare Artico fino ad Abisko, uno dei posti migliori per avvistare l’Aurora Boreale. Il progetto del Kungsleden ebbe origine alla fine del 1800 grazie all’Associazione Turistica Svedese, che decise di dedicare il sentiero al re, creando così un “percorso reale”. Sono necessarie quattro settimane per percorrerlo tutto, e si può scegliere di affrontare anche una sola delle quattro sezioni. Ogni 20 chilometri circa ci sono dei rifugi dove riposare la notte e acquistare provviste. È forse uno dei percorsi più conosciuti e battuti del Nord Europa, al punto da attirare appassionati di trekking da tutta la Scandinavia. In alcuni tratti si incontrano le renne con i Sámi al seguito e, secondo la leggenda, si possono sentire i pastori quando sono ancora lontani: durante le migrazioni cantano lo joik, una via di mezzo tra un canto, una poesia e una preghiera pagana. C’è chi dice che i nomadi abbiano appreso l’arte dello joik dalle fate e dagli elfi dei boschi per tenere lontani gli spiriti che si aggirano di notte in queste aree remote, dove per giorni si cammina senza incontrare anima viva.

 

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Silvia Demick

Silvia Demick

Silvia è originaria di un piccolo paese della provincia piemontese, dove vive da sempre. Lavora in un ufficio in una stradina secondaria, ma immagina di abitare a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. La trovate su The Food Traveler

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