Budapest attraverso i 5 sensi

Budapest di notte

Budapest mi ha affascinata con un’elegante e spontanea gentilezza, mi ha abituata al garbo ed alla musica come un buon cavaliere sa fare per iniziare la sua dama a muovere i primi passi di un valzer: cosi ho giocato con quel suo corteggiare d’altri tempi e, rapita da una sicurezza imperiale resa lieve da una leggera ironia, a ritmo di danza ho scoperto la città.

Non è difficile ballare qui, sia perché la Storia ha cresciuto donne e uomini con questa Arte che corre dai piedi fino su al cuore, sia perché la capitale ungherese e’ricca di angoli, piazze, locali ed occasioni in cui poter accogliere le note e farne movimento.

Il  teatro Palazzo Danubio, in stile neo barocco e con dipinti splendidi affreschi, è un luogo dove assistere, come era solito fare lo scrittore Mark Twain, ad eventi, concerti e opere varie. E’ anche possibile prenotare una lezione con veri professionisti che vi condurranno attraverso balli folkloristici come la Csardas e chissà che non vi scoprirete, come è capitato a me, con un’anima un po’ bohémien mentre volteggerete con un gonna a ruota color rosso rubino ed una camicetta bianca con le maniche a sbuffo. Vi sentirete gambe lievi e ali di libellula, e non sarà difficile percepire il brulicare di un’euforia sotto pelle: che le danze abbiano inizio!

A Budapest ho scelto quindi di non controllare molto e mi sono lasciata guidare: ho provato a chiudere gli occhi ed a sentire più che a vedere; a percepire più che a fare; ad immaginare ed assaporare piuttosto che ad immortalare. E così il tempo, che spesso manca per assecondare la nostra mente senza posa, non mi scivolava impertinente dalle mani mentre perdevo il tram per un soffio; eliminate le tabelle di marcia e gli orari da rispettare, ho lasciato che fossero i miei cinque sensi a decidere il ritmo, ed a sorprendermi.

GUSTO: cosa mangiare

Strudel Budapest

Ho così iniziato un lunedì mattina  GUSTANDO una  delle parole meno suadenti, ma, indubbiamente, più dolci della città: strudel, “il vortice”, in ungherese Retes. Più che vocabolo qui è un vero e proprio monumento nazionale, secondo forse solo al gulasch.  Ho scoperto che oltre alla versione zuccherina, ricca di amarene, esiste anche il dolce salato, uno degli ossimori, al sapore di ricotta, più deliziosi che potrete masticare, con buona pace di figure retoriche ed eserciti di piccole e piccate kilocalorie.

TATTO: show cooking 

show cooking budapest

Se amate mettervi alla prova, e divertirvi, perché non prenotare uno showcooking? Vi suggerisco di provare questa attività nella storica First house of Strudel, in Oktober 6, 22 a Pest (indicazioni di posizione su Google Map), locale raffinato senza essere snob e dal personale paziente, qualità che apprezzerete soprattutto se, come nel mio caso, l’impasto che tirerete non sarà proprio degno di questa nome.. Io ho dovuto promettere di esercitarmi in cambio di provvidenziale aiuto, ed ora tocca mantenere il buon proposito e trovare assaggiatori coraggiosi. Qualcuno si offre?

Proverete qui  a “stretchare” la pasta, un rettangolo sottilissimo, ma resistente, fatto di uova, olio, farina, zucchero, sale e limone; la tradizione dice che deve essere così trasparente da potervi leggere una lettera d’amore posta sotto la sua superficie: non vi resta che, recuperato il carteggio con l’anima gemella, piallare, con la delicatezza che si conviene alle cose preziose, la sfoglia…et voila’!

Scopro a Budapest che lo strudel è stato un “regalo” della dominazione turca operata per mano del sultano Solimano nel 1526; poi i magiari caddero, secoli dopo, nelle mani degli austriaci e fu così che il dolce oltrepassò un’altra frontiera ed approdò a Vienna e quindi in Trentino, luogo in cui le mele divennero le regine incontrastate del ripieno.

VISTA: cosa vedere

vista dalla Basilica di Santo Stefano Bucarest

La VISTA e’ senz’altro l’emblema dell’itinerario sensoriale che vi propongo: sono infiniti gli scorci da ammirare, i volti da guardare, le prospettive dalle quali osservare.

Mi è piaciuto camminare in lungo e in largo il quartiere ebraico, Pest appunto, e sbirciarne il passato. Dalla cupola panoramica della basilica di Santo Stefano, molto vicina alla “mia” fabbrica dello strudel, ho lasciato che lo sguardo giocasse a nascondino scovando angoli insoliti, entrando nelle luci delle case degli altri, afferrando tutto quello che la mia mente rilassata da lì riusciva ad abbracciare sia guardando che permettendomi di non farlo. Ancora una volta, chiuse le palpebre, in un buio riscaldato dal sole, ho sentito che “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”, come diceva alla volpe il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupery in una delle dichiarazioni d’amore più semplici e belle della letteratura francese.

Palazzo del parlamento Budapest

Passeggiando troverete poco distante il Palazzo del Parlamento a riempire la piazza adiacente: indimenticabile per la sua dimensione considerevole, con una lunghezza di 268 metri ed un’altezza di 123.  La struttura, ricca di arte nei suoi pinnacoli, nelle 88 statue raffiguranti regnanti e comandanti, nelle scalinate ed entrate, è un’opera architettonica in bilico tra neo gotico e neo rinascimentale. Tra il fiume leggero ed una politica austera, tra un tempo di antichi splendori ed un day by day  incerto che tenta di costruire un futuro più stabile.

Ponte delle catene budapest

Ho amato qui lasciarmi riflettere nel Danubio lungo il suo placido argine, ricco di locali e artisti di strada.  Dal ponte delle Catene , romantico crocevia tra il gioiello Buda e la delicata Pest; e poi a bordo di un motoscafo, mentre cercavo di bere un calice di prosecco e lo scafo sbatteva forte.  Gita interessante a patto di farla a stomaco semivuoto: ho capito che in Ungheria c’e un certo innocente sadismo tale per cui se dici che la velocità non ti preoccupa affatto l’intento è quello di metterti alla prova, ma è stato tutto sommato divertente e, con le cautele di cui sopra, vi consiglio un giretto.

UDITO

Se avrete in tasca qualche fiorino ancora, Hungarian State Opera House  (qui le indicazioni della posizione su Google Map) ospita, nel teatro dove Sissi d’Austria era solita commuoversi affacciata dal palco reale, eccellenze come Il flauto magico, La Traviata, Elisir d’Amore e molte altre interessanti performance rappresentate in una cornice incantata. Basta scivolare un po’ per farsi avvolgere dalle sedie trapunte di rosso e vi troverete  nelle stanze segrete o negli immensi spazi che la musica ha per ognuno di noi.

OLFATTO

E poi…ANNUSARE  la città, dipende da cosa il vostro naso vorrà sentire: se vi sdraierete a guardare le stelle lungo il Danubio in un prato attraversato da fontane e canali illuminati con luci colorate la sera non potrete fare a meno di respirare un misto di erbe non propriamente legalizzate.  Lungo le strade che sfuggono ai turisti nel centro storico sentirete odore di pane caldo, dalle tre di mattina.  Un invitante profumo di gulasch vi accoglierà invece da Kek Rosza, la Rosa Blu, ristorante accanto alla Sinagoga (Wesselényi utca 9 – indicazioni su Google Map), meta di parecchi stranieri ed ungheresi che, con poco più di 20 euro, gustano un pasto davvero squisito. Per cena riapre alle 22, ma non troverete particolarmente coda per entrare dato che i budapestini generalmente lo frequentano in pausa pranzo, consumando invece un frugale spuntino a casa propria per poi uscire per un drink.

Il sentore particolare però che caratterizza Budapest, o meglio la sua cucina, è senz’altro la paprika. Segno di buon auspicio, e souvenir tipico, la spezia, turca come lo strudel e diffusa in Europa proprio dagli Ungheresi, fa bella mostra di sè al Great Market Hall. Datato 1897, è il più antico mercato della capitale (si trova nel IX distretto, chiuso la domenica), assortito di prodotti freschi al piano terra e di curiosità e prodotti artigianali al primo.

Nel mio percorso guidato dai sensi un posto speciale l’ho riservato al vino: qui il confine tra vedere il nettare brillare, sentire il calice tintinnare mentre il cristallo si insinua freddo tra le dita, odorarne il bouquet di profumi e gustarne il sapore è labile proprio come lo sono le sfumature che una dopo l’altra si avvicenderanno sul tavolo di Cultivini, enoteca incastonata in una vietta nascosta del centro, Parizsi Utica 4, che offre etichette per oltre 50 varietà, l’aperitivo migliore di Budapest. Molto competenti e cultori della linfa di Bacco, i gestori non lesineranno informazioni ed assaggi; il più particolare per me è stato Essencia, proposto su un cucchiaio d’argento; ma ce n’e’ per ogni palato, prenotate una degustazione e la vostra gamma di Tokaji e di altri vini  sarà accompagnata da vassoi di affettati e formaggi: ne sarete inebriantemente soddisfatti.

Se in vino veritas, chissà che poi non riuscirete, complici forse i gradi di alcool,  ad abbandonarvi alle ragioni del vostro sentire profondo e ad immaginare  cosa volete vedere, quale il profumo che ricordate con un sorriso, quali i suoni che le vostre orecchie desiderano sentire,  le superfici e le mani che vi piacerebbe toccare, che gusto hanno le parole che vorreste scivolassero languide, divertite, spettinate, argute, distratte o solo sincere nella vostra gola.

E allora Budapest mi sa di possibilità e odora di buono proprio perché, nonostante un passato complicato e un presente ancora da sistemare, prova a permettersi il riscatto ed a girare il carillon, invitandoci a lasciarci trasportare,e, sia quel che sia, a danzare con lei.

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Flavia De Palma

Flavia De Palma

Giornalista, consulente e docente per passione, per lavoro e per scelta. Distrattamente attenta e attentamente distratta per natura. Ama i tulipani, meravigliarsi e camminare all'aria aperta. Le capita di inciampare, spesso in un sorriso. Sa che la parola può fare magie ed incantesimi. E che niente è perso per sempre. Crede nei verbi desiderare, raccontare, leggere, viaggiare ed amare. Ed in chi li usa.
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