Dove fare colazione a Berlino

berlino da Shuttterstock.com

Di Berlino avevo sentito dire tante cose: che non c’è niente da vedere, che è una città grigia, che si mangia male.

In tre giorni sono riuscita a fare solo la metà delle cose che avevo in mente prima di partire, e me ne sono andata con la voglia di tornare il prima possibile.

Sui colori di Berlino non ci sono dubbi: non è per niente una città in bianco e nero. Ci sono i murales variopinti della East Side Gallery, la galleria a cielo aperto su quello che rimane del muro; c’è il rosso dei mattoni dell’Oberbaumbrücke, il ponte che un tempo divideva l’est dall’ovest. O i colori delle foglie di Kollwitzplatz: dall’ocra al giallo, dal rosso al ruggine, dal verde all’arancione. Il cielo, quello è grigio, ma cosa ci si può aspettare da una domenica mattina di ottobre?

Attraverso il parco con calma, soffermandomi per respirare il profumo di terra e di umidità, poi continuo a camminare lungo le strade di ciottoli di Prenzlauer Berg, ex quartiere operaio dove negli ultimi anni sono spuntati negozi di stilisti emergenti e caffetterie indipendenti.

Meirei Berlin

Una di queste è Meierei. Quasi non si nota dall’esterno, con la facciata color cioccolato e il nome dipinto in caratteri bianchi. È semplice e lineare, senza fronzoli.

Meglio arrivare un po’ prima dell’orario di apertura se si vuole trovare posto all’interno. Altrimenti ci si dovrà accontentare del tavolo comune di legno grezzo sistemato davanti all’ingresso, in estate come in inverno. Non c’è ancora molta gente per cui posso scegliere uno dei tavoli vicini alla vetrata, e ordinare la mia colazione a base di uova in camicia e formaggi tedeschi. Con un bretzel gigante e una tazza di caffè fumante. Poiché tutti i piatti vengono preparati nella cucina del locale, bisogna aspettare un po’ ed essere pronti a sentirsi dire che la pecan pie è finita. Se vivessi a Berlino, trascorrerei qui il resto della mattina a guardare la gente che passeggia lungo il marciapiede, a osservare le foglie che cadono sulla strada e a mangiare ancora un panino al formaggio, uno di quelli fatti con pane artigianale tedesco: scuro, croccante, profumato.

Come arrivare al Meierei con Google maps

Bernauer Strasse berlino

Dopo la colazione abbondante sono pronta per affrontare il vento gelido. Una passeggiata di venti minuti mi porta a Bernauer Strasse, luogo in cui la presenza del muro fu particolarmente drammatica per gli abitanti. La strada venne divisa in due, una nel settore est, l’altra nel settore ovest. Molti berlinesi persero la vita nel tentativo di passare dall’altra parte del muro, fino a quando le finestre vennero murate. Poco più in la fu costruita una torre di guardia, dalla cima della quale i militari non esitavano a sparare a chiunque si avvicinasse troppo. Ora rimangono le pareti di alcune di quelle abitazioni e dei pali di ferro dove un tempo c’era il muro.

Anche se l’aria è tagliente e il sole non accenna a farsi vedere, preferisco continuare a camminare fino alla Alte Schönhauser Strasse, non lontano da Alexander Platz. La mia tappa è Paper & Tea, un negozio specializzato in tè di tantissimi tipi: verde, bianco, nero, oolong. Faccio scorta di chai, visto che nella città di provincia in cui vivo è ancora un prodotto esotico, poi torno sui miei passi, verso il minuscolo Schendelpark. In uno scantinato dalla parte opposta della strada c’è un negozio che vende ciabatte di lana cotta fatte a mano. Dopo aver comprato il tè, già immagino le domeniche pomeriggio a casa, con un paio di pantofole calde e morbide. Il negozio non è per niente bello: bisogna scendere tre o quattro gradini ripidi che portano sotto il livello della strada. Ci sono ciabatte di lana cotta ovunque: sul bancone, nei cesti sul pavimento, sugli scaffali alti fino al soffitto di questa specie di ripostiglio. La proprietaria di Jünemanns Pantoffeleck non è molto amichevole e non ha tempo da perdere in chiacchiere, così scelgo il colore, provo la misura, pago ed esco.

Come arrivare  a Paper and Tea con Google maps

tea Shop Berlin

Con l’odore di lana umida e di colla nelle narici torno all’aria aperta. Fa sempre più freddo e avrei bisogno di una tazza di caffè per riscaldarmi. Attraverso nuovamente il piccolo parco e mi soffermo un attimo prima di entrare da Kaschk: da fuori è po’ triste, con la vetrata anonima e l’insegna al neon. Sembra più che altro il posto da studente universitario, e forse lo è. L’interno però è accogliente, con un bancone di legno e qualche sgabello; al centro del locale due tavoli comuni con tanto di panche che fanno tanto festa della proloco. Ma il caffè è ottimo, così come il cinnamon bun. Anche gli altri dolci hanno un aspetto invitante: torta alle mele, torta di zucca, crostata al cioccolato, croissant.

Come arrivare  a Kaschk con Google maps

E pensare che prima di partire mi avevano detto che a Berlino si mangia male…

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Silvia Demick

Silvia Demick

Silvia è originaria di un piccolo paese della provincia piemontese, dove vive da sempre. Lavora in un ufficio in una stradina secondaria, ma immagina di abitare a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. La trovate su The Food Traveler
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