Monaco e dintorni in un weekend

Monaco è la città più grande della Germania meridionale ed è famosa per il suo festival annuale della birra, l’Oktoberfest. Ma a Monaco c’è molto di più da vedere che bere boccali di birra. La città ospita un bellissimo centro storico, ampi parchi e giardini, abbondano i piatti tipici, birrerie sono piene di gente cordiale, ed infine ci sono castelli e musei imperdibili. La città, poi, non fu bombardata durante la guerra come Berlino, quindi molta della storia è ancora visibile in città, è autentica e racconta di un passato e di un presente altrettanto gloriosi. Monaco infine è anche un punto di approdo e appoggio intelligente per visitare il resto della Baviera. E qui vi raccontiamo il perché il percome Monaco sia una città imperdibile e visitabile in un weekend.

#Visitare il centro storico 

In ogni stagione, Marienplatz di fronte al Neues Rathaus pullulerà di gente del posto e turisti per lo shopping, le visite turistiche o semplicemente per osservare, anzi vivere, il centro città.

La piazza è dedicata alla Vergine Maria per la quale è stata inalzata, la prima al di là delle Alpi, colonna mariana. A mezzogiorno è possibile vedere e sentire suonare il grande carillon del municipio e nel mese di dicembre sono imperdibili i mercatini di Natale.

Ma soprattutto è il salotto della città famoso in tutto il mondo, il cuore pulsante, il punto d’arrivo e il punto di partenza per ogni visita. A pochi passi si arriva alla via dello shopping, dove si trovano i negozi di souvenirs tipici, tra cui gli abiti tradizionali, il mercato cittadino, una sorta di grande negozio all’aperto, con banchi ordinati, tutti rigorosamente di colore verde scuro e l’albero della cuccagna, la cattedrale dove cercare l’impronta del diavolo, i centri commerciali di lusso, i palazzi storici e i musei più importanti. Oltre le birrerie storiche e le panetterie golose.

A poche centinaia di metri si trova anche il Residenz, il grande palazzo cittadino dei duchi di Baviera, dalle grandi sale addobbate e dalle gallerie ricche di dipinti, statue e arredi maestosi. Qui il link su come raggiungere il palazzo con Google Maps.

Ai margini della piazza affaccia il Donisl, tipica birreria bavarese con ampi saloni e tavoloni, con camerieri simpatici e gentili, anche parlanti italiano.  La birra veramente ottima, viene direttamente spinata a caduta dal fusto in legno ed offre i piatti tradizionali della Baviera, dallo stinco alle salsicce, dagli gnocchetti di patate al formaggio alla carne in crema di funghi. La posizione centralissima, la nuova gestione e un’idea moderna di cucina l’allontanano dalle classiche trappole per turisti. Qui indicazioni su come arrivare a Donisl e relative recensioni.

Un buon sistema per avere un quadro d’insieme della città e delle sue periferie è prendere bus City Sightseeing. Durante i turni di andata e ritorno della città, si può avere una vista libera e senza ostacoli delle migliori attrazioni che Monaco ha da offrire e si può così conoscere la metropoli in un modo unico e insolito.

# Vedere il museo della scienza e della tecnica 

Il Deutsches Museum, fondato nel 1903 dall’ingegnere Oskar von Miller, si trova su un’isola lungo il fiume Isar ed è una meta irrinunciabile per chi visita Monaco: è infatti il museo dedicato alla scienza e alla tecnica più grande del mondo nonché uno dei più visitati della Germania con 1 milione di visitatori all’anno.

Ecco alcune indicazioni per raggiungere il >> Deusches Museum

Il tema del museo, come riportato dalla guida ufficiale, è lo sviluppo della scienza e della tecnica dalle origini fino ai tempi moderni. Il museo si propone di evidenziare, sullo sfondo storico-culturale, i momenti più importanti nel campo della ricerca, delle invenzioni e delle costruzioni e di spiegarne il significato e le conseguenze.

Si passa da sezioni dedicate alla miniera a quelle dedicate al volo o alla navigazione, dalla medicina all’ingegneria informatica, allo studio della cellula al primo motore diesel. Questo tempio della sapienza presenta leggi naturali, strumenti e procedimenti tecnici a un alto livello scientifico ma, al tempo stesso, in modo divertente e affascinante. Oltre a rientrare a pieno titolo nel grande sistema museale della città, anzi ad essere il capostipite di tutte le altre 80 sedi espositive presenti in città.

Vicino al museo, per gli appassionati di fotografia ed instagram, è possibile fare un salto nel sottopassaggio di Corneliusbrücke coloratissimo e super scenografico.

Per tutte le informazioni dettagliate, gli orari di apertura e le localizzazioni il migliore strumento è il sito dell’ente del turismo di Monaco, di cui ci piace particolarmente il nome, Simply Munich.

#Visitare il castello delle ninfe (castello di Nymphenburg)

Riconoscente per la nascita dell’erede al trono, il Principe elettore Ferdinando Maria decise di donare alla sua consorte Enrichetta Adelaide di Savoia un appezzamento di terra alle porte della città, allo scopo di far costruire una bella residenza di campagna.

I lavori di costruzione del castello di Nymphenburg iniziarono nel 1664 e vennero completati nel 1675, con il padiglione centrale ad opera dell’architetto Agostino Barelli. Il secolo successivo vennero aggiunte le gallerie laterali e alcuni padiglioni residenziali.

Nato come un piccolo casino di caccia, il castello di Nymphenburg si trasformò, a lavori ultimati, in un’enorme residenza estiva che simboleggiava l’assolutismo bavarese.

All’interno del castello ci sono diversi saloni e gallerie da visitare tra cui la galleria delle bellezze – in tedesco, Schönheitsgalerie – fu voluta da Ludwig I e mostra i ritratti delle più belle nobildonne bavaresi, oltre ad una serie di bellezze locali di ogni strato sociale; o la camera da letto verde dove nacque Ludwig II, il futuro re delle favole e creatore del castello di Neuschwanstein. Molto belli sono il letto a baldacchino ed il soffitto decorato raffigurante la dea Flora. Infine all’interno del castello ci sono due tra i più interessanti musei di Monaco di Baviera: il Marstallmuseum, la collezione di carrozze reali, ed il Museo delle porcellane di Nymphenburg, con dei rari esemplari di porcellane di questa prestigiosa fabbrica europea.

Come in tutti i castelli bavaresi, anche il castello di Nymphenburg, ospita un enorme parco dentro al quale ci sono dei graziosi padiglioni che permettono di godersi la bellezza della natura in maniera più discreta. Davanti alla facciata principale si trova invece una grande fontana e un canale che durante la stagione invernale si trasforma nella pista di curling più lunga di Monaco di Baviera. Tutti sono i benvenuti, sia i principianti che gli esperti. Le squadre di curling potranno divertirsi anche nella birreria all’aperto del parco.

Come arrivare:

Indicazioni per arrivare al >> castello di Nymphenburg.

# Conoscere la triste storia di Dachau 

Monaco è una delle poche città tedesche a non aver le pietre d’inciampo. Ovvero quadrotti di ottone che testimoniano, la dove sono vissuti, gli ebrei che sono poi stati deportati ed uccisi nei campi di concentramento, ma nelle sue vicinanze si trova una testimonianza vivida e drammatica dello sterminio degli ebrei ovvero Dachau.

Poco tempo prima di partire per questi viaggio mi è capitato di sentire Liliana Segre, ebrea italiana sopravvissuta, dire che la visita ai campi deve essere definita un pellegrinaggio. Ed è proprio con lo stesso senso di appartenenza alla storia, di memoria, di rispetto e determinazione che si entra da quei cancellacci che portano la scritta “Arbeit macht frei”.  Visitare questo luogo di profonda tristezza e angoscia è un’esperienza necessaria per non dimenticare e per portare la visione di quelle atroci verità in giro per il mondo: farlo d’inverno a -13°C secondo me rende veramente l’idea delle condizioni di privazione e disumanità che si erano create al suo interno.

La prima costruzione del campo era una fabbrica di munizioni, edificata durante la prima guerra mondiale, successivamente ampliate e dotata di grandi baracche, capannoni e officine, aveva solo funzione di campo di detenzione per gli ebrei, ma anche per tutte quelle categorie non gradite dal regime.

Nel campo c’era poi il “bunker” ovvero la prigione del campo dove i prigionieri dovevano stare fermi in piedi per molte ore anche solo per un minima colpa, il piazzale dell’appello dove ogni giorno, alla mattina e alla sera, si svolgeva l’appello generale dei detenuti, la cantina-bar dove si potevano comprare sigarette e ogni tanto anche alimentari come marmellata di rape, pasta di avena e cetrioli.

Le baracche poi erano divise in categorie: la baracche di sinistra erano destinate ai prigionieri lavoratori, le baracche destinate ai malati messi in quarantena perchè invalidi, malati di scabbia e di tifo. La baracca n° 15 era detta “della compagnia di punizione” perchè destinata ai prigionieri, perlopiù ebrei, a cui erano riservate le punizioni più severe”.

Inizialmente il campo di Dachau era stato progettato per ospitare un numero limitato di detenuti che andarono ad aumentare con le sorti della guerra e con la soluzione finale.

Gli ultimi luoghi che si visitano, dopo il grandi memoriali voluti dalle grandi religioni a perpetua memoria di questi luoghi, sono quelli più drammatici e dolorosi: il forno crematorio e la camera a gas, mai entrati in funzione.  Il bilancio dei prigionieri di Dachau è impressionante; 206.206 anche se la cifra non è del tutto certa in quanto molti prigionieri non vennero registrati o si prese il numero di altri prigionieri.

Orari di apertura >>  Dachau

Indicazioni su come arrivare

Per raggiungere Dachau con i mezzi pubblici prendete la S2 Petershausen(Obb) per 11 fermate, circa 25 minuti e scendete alla stazione d Dachau. Da qui, dovreste prendete l’autobus 726 Dachau, Saubachsiedlung ed in 8 minuti (7 fermate) arriverete davanti al campo di concentramento.  Se preferite l’auto, ecco le indicazioni di Google Maps

Itinerario di Viaggio

Qui potrete trovare >> l’itinerario di questo viaggio

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Linda F.

Linda F.

37 anni, insegnante, viaggiatrice e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, crede che sia bello partire e anche ritornare. Crede anche nell'essenza profonda della fotografia e nel valore delle parole. Crede che non ci sia modo migliore di organizzare un viaggio se non i consigli di chi quel viaggio l'ha già fatto ...
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