Alla scoperta delle piantagioni di te’ nelle Cameron Highlands
Sentivamo un po’ di nostalgia di una buona tazza di te’ “all’inglese” e cosi’, con una differenza di 35Ringit (8€) a testa dal nostro pacchetto di Taman Negara, abbiamo fatto tappa alle Cameron Highlands, le famose colline della Malesia, note appunto per le loro piantagioni di te’.
Ci aspettava pero’ un altro lungo estenuante viaggio: 1 ora e mezza in barca, per risalire il fiume Tembeling, fino a giungere a Jerantur, dove poi ci aspettavano 5 ore di bus per raggiungere Tanah Rata, la cittadina piu’ “grande” e base ideale per esplorare le Cameron Highlands.

E’ stata un’impresa ardua, ma dopo aver girovagato un po’, su e giu’ per le colline del posto con il nostro backpack in spalla, siamo riusciti a trovare una stanza per la notte al KRS Pine Guesthouse (MYR30), semplice ma pulito e con una signora fra l’altro gentilissima. Grazie a qualche dritta proprio della padrona di casa, la mattina seguente ci siamo sistemati anche per i giorni successivi presso il Father Guest House (MYR45/€11), una struttura ubicata in cima ad una collinetta, anche in questo caso molto basic ma con una vista molto suggestiva e un’atmosfera molto accogliente.Non ci rimaneva ora che goderci una pausa di refrigerio e di relax nelle Cameron Highlands. Certo che no! Mica abbiamo fatto tutta questa strada per riposarci? E cosi’ nel nostro soggiorno di 4 giorni alle Cameron Highlands ci siamo dati da fare, camminando e non poco, ad esplorare i numerosi sentieri e passeggiare tra le rigogliose piantagioni da te’. Nonostante Tanah Rata si trovi nel cuore delle Highlands, per raggiungere alcuni dei sentieri piu’ belli a soli 5/10km di distanza dalla cittadina e’ stata una missione da non poco visto che i mezzi pubblici sono sporadici e inaffidabili (molto peggio, per una volta, di quelli italiani) e si tratta in piu’ di strade collinose, non il massimo da farsi a piedi prima di affrontare gia’ di per se’ un estenuoso sentiero.

Devo dire pero’ che a rendere il nostro soggiorno piu’ piacevole e’ stata anche la gentilezza dei malesiani, che si sono prestati in piu’ occasioni a darci un passaggio. Distrutti al rientro dalle nostre “scampagnate”, ci siamo infatti affidati in un paio di occasioni all’autostop e, oltre che alla disponibilita’ dei locali, ci ha sorpreso il fatto che tutti parlano piu’ o meno l’inglese e sono dei veri chiacchieroni.















