Racconto di un viaggio alla fine del mondo

patagonia

Ricordo con tenerezza i miei sogni da ragazzino quando volevo diventare un esploratore. Leggevo di Marco Polo, di Darwin, del capitano Cook e con loro viaggiavo sulle grandi ali della mia fantasia.

Amavo l’avventura e tutt’ora continuo a farlo.

Son passati alcuni anni ma il desiderio di provare e riprovare questa sensazione mi spinge a girare avidamente il mondo. Più la destinazione è remota e complicata da raggiungere, più il mio cuore batte forte per l’emozione di poter riuscire ad arrivare fin lì.

In una fredda mattina di febbraio mi ritrovo in casa a girare tra le dita un piccolo mappamondo e mi fermo a pensare a quanto grande sia ciò che rappresenta.

Guardandolo immagino le foreste incontaminate della Russia, ricordo la bellezza esotica delle centinaia di isole del Sud Est Asiatico e con l’indice seguo le curve delle due Americhe.

Giù, giù fino in fondo.

Il mio sguardo si ferma nel punto più meridionale, così a sud da venir chiamato La Fine Del Mondo. Leggo ad alta voce: Capo Horn e sento un brivido. Penso che arrivare lì sarebbe un’incredibile viaggio, un sogno che posso vivere e che sono libero di rincorrere.

Mi documento: in Patagonia è estate, il periodo migliore per partire è ora. Non ci penso due volte e mi imbarco all’aeroporto di Milano Malpensa, in una fredda mattina invernale. Destinazione? Buenos Aires.

Dopo 15 ore di volo e 11135 km percorsi, l’aereo atterra, si apre il portellone e vengo avvolto dal calore dell’estate e dalla magia di trovarsi, in un giorno, dall’altra parte del mondo, in un’altra stagione.

Da qui mi dirigo verso sud per raggiungere la città più australe del pianeta: Ushuaia.

Atre 4 ore di viaggio, le ali dell’aereo sbattono percosse dalle turbolenze, il segnale che indica di allacciarsi la cintura è sempre acceso.

Mi siedo vicino al finestrino, per me è come mettersi fuori da un bar di una piazza gremita di gente, solo che al posto dei passanti qui ammiro dall’alto i picchi innevati della Cordigliera delle Ande, fino in Patagonia.

Il tempo peggiora e stiamo atterrando sospinti da un forte vento laterale. Scendiamo di quota tra i monti Martial oltrepassando una spessa coltre di nubi nere che diradandosi ci introduce al mitico canale di Beagle, da qui, penso tra me, inizia la Terra del Fuoco.

Ad Usuhaia non fa freddo come pensavo, le case convivono con le baracche che attendono il loro turno per essere restaurate. In un attimo, in questa città vivo le 4 stagioni: dal sole alla grandine, dalla neve al cielo azzurro. Tutto qui accade in un’ora, una specie di anteprima di ciò che mi aspetterà tra i fiordi di questo luogo isolato.

Lungo la strada che costeggia il canal Beagle che prese questo nome dalla nave d’esplorazione di Charles Darwin, riecheggiano le sirene delle navi che lasciano il porto partendo verso l’avventura.

Anche la mia spedizione Australis salpa da qui e mi porterà fino a Punta Arenas in Cile passando per alcuni dei luoghi più remoti ed incredibili del pianeta.

Mi imbarco sulla Ventus Australis. Subito dopo avermi accolto, firmo un foglio dove si conferma di essere coscienti che si navigherà in acque non proprio tranquille e che la spedizione è una vera e propria avventura con i rischi del caso. Di nuovo quel brivido alla schiena, incredulo realizzo che a breve raggiungerò Capo Horn.

Sistemate le formalità mi accompagnano tra i lunghi corridoi di moquette blu fino alla mia cabina dove resterò per 4 notti. Si accendono i motori e la nave lascia il porto con tre colpi di sirena che significano “vado indietro con le macchine”, ciao ciao Ushuaia.

Sdraiato sul letto nella comodità della mia cabina ammiro il panorama che scorre nell’ampia vetrata che mi separa da quella natura incontaminata.

Navighiamo tutta la notte in acque inaspettatamente tranquille e cullato dal lento movimento oscillatorio mi addormento per poche ore, finché il sole di una splendida alba mi risveglia.

Apro gli occhi che spaziano nella Bahia Nassau fino ad arrivare all’isola di Hornos, tra le montagne che scendono a picco su un mare accarezzato da una timida nebbia mattutina.

Il capitano ci chiama sulla poppa della nave, infiliamo i giubbotti di salvataggio che ci rendono tutti un po’ goffi ed in un attimo siamo a bordo di un tender che ci porta fino a terra. Il mare è calmo ed il sole splende, sto per sbarcare a Capo Horn e ancora non ci credo.

Saliamo una ripida scalinata raggiungendo il custode del faro che ci attende con un sorriso. Qui non capita spesso di ricevere visite, ci dice, e aggiunge: è ancor più raro accogliervi in un giorno così bello, dovreste tornare in condizioni normali, quando il vento sferza forte ed il mare è agitato.

Il custode del faro ci racconta che si è sottoposto volontariamente ad appendicectomia preventiva perché, ci dice, qui in condizioni avverse neppure i soccorsi riescono ad arrivare.

Proseguo camminando verso lo scoglio più a sud del mondo dove si trova il monumento all’albatros, restaurato dopo essere stato spezzato dal vento di un violento uragano poco tempo prima.

Mi siedo ai piedi del monumento e penso che al mondo non ci siano luoghi vergini, inesplorati ed inospitali come questo, situato nel profondo Sud del mondo.

Il vento comincia ad alzarsi, il nostro tempo a disposizione sull’isola sta per scadere ma prima di ripartire mi regalo qualche altro magico istante osservando quell’orizzonte e quegli scogli che rappresentano per me una vera e propria conquista. Sto materializzando la consapevolezza di essere arrivato fino alla Fine Del Mondo, ho appena aggiunto un tassello importante del grande puzzle che c’è dentro ogni viaggiatore.

La nostra navigazione procede costeggiando la penisola Hardy per poi arrivare allo stretto canale di Murray temuto per le sue acque pericolose dato il fondale irregolare. Per fortuna, la Ventus Australis è stata costruita con specifiche tecniche che le permettono di navigare anche in queste condizioni grazie al suo basso pescaggio e la resistenza dello scafo ai blocchi di ghiaccio dei ghiacciai che visiteremo.

Foto di Alberto Bernasconi

Passo delle ore ad esplorare con lo sguardo quei panorami fatti di ripidi pendii e aspre montagne, simili ai picchi che disegnavo da bambino con le cime innevate dove nasceva un fiume che con le sue altissime cascate si gettava a capofitto nelle placide acque di riparate insenature. Chissà come facevo a sapere che quei luoghi esistono veramente.

A volte il tender si fa largo tra gli iceberg che galleggiano immobili riuscendo a portarci fino a riva dove sbarchiamo ed esploriamo le vicine foreste primordiali, magari ripercorrendo i sentieri battuti un po’ di tempo fa dal mitico Darwin, fino ad arrivare sulla cima di altissime cascate dai panorami mozzafiato.

Durante i giorni successivi la nave getta l’ancora più volte portandoci alla scoperta del ghiacciaio Pia e del Garibaldi situati a nord ovest lungo il canale di Beagle per poi arrivare al ghiacciaio Aguila percorrendo l’insidioso canale Magdalena.

La grandezza di questi colossi è indescrivibile, l’attrito del ghiaccio contro le rocce lungo il lento movimento che lo conduce a valle sembra il brontolio di un paziente gigante che ci avverte della sua pacata potenza. A volte enormi pezzi di ghiaccio si staccano dai ghiacciai e cadono in acqua accompagnati da un assordante boato che come un colpo di cannone del gigante, sembra annunciarne lo spettacolo.

Il tempo passa in fretta ed il viaggio è ormai terminato, stiamo per arrivare a Punta Arenas ma a bordo della Ventus Australis si ha ancora voglia di festeggiare. Il mare si sta ingrossando ma non mi impedisce di brindare con gli altri passeggeri, alle nostre avventure, facilitato dal fatto che a bordo i cocktail e drink sono gratuiti.

E come vecchi amici anche se appena conosciuti, parliamo con una precoce malinconia delle avventure appena concluse come grandi ed indelebili ricordi di viaggio, ricordi che mi auguro di conservare per molto tempo.

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Chris
Viaggiatore indipendente, Chris ama esplorare i luoghi piu’ incontaminati, pescare, fare del sano trekking ed esplorare le citta’ a piedi per coglierne i suoi dettagli. Ha girato in diverse parti del mondo a partire dalla nostra Italia, Spagna, Inghilterra, Olanda,Irlanda,Francia,Croazia ma anche in luoghi piu' lontani come Tailandia, Malesia, California, Florida, Australia,Hong Kong, Cook Island ma sono i paesaggi e la gente della Nuova Zelanda che gli sono rimasti nel cuore.

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