Bologna: da un punto di vista diverso

C’è chi ha scritto che Bologna è “comoda“, “grassa” e “dotta“. In altri termini, è una città in cui ci si muove facilmente a piedi (ma anche in bicicletta e coi mezzi pubblici).

È una città in cui si mangia alla grande; e soprattutto piena zeppa di stimoli e attrazioni culturali, al punto da esser stata inserita nel 2006 nella speciale lista delle “Città Creative Unesco”.

Di questo elenco di cui fanno parte tutti quei territori che puntano sulla creatività in campo artistico per la crescita economica e sociale.

Perciò scarpe comode e via alla scoperta dei portici, le torri e gli angoli nascosti della città più “rossa” d’Italia.

Tre esperienze da fare in centro

– ghetto ebraico
L’antico ghetto ebraico, in pieno centro medievale, conserva ancora oggi la sua struttura originaria.

Un dedalo di viuzze e passaggi sospesi, ponti coperti e piccole finestre che racconta la storia di un’intera comunità, costretta a vivere in un’area specifica delle città italiane dallo Stato della Chiesa a partire dal 1556.

Gli ebrei di Bologna vissero qui fino al 1569, quando furono espulsi una prima volta, e poi nuovamente tra il 1586, quando fu loro permesso di rientrare in città, e il 1593, anno della cacciata definitiva: 900 persone lasciarono Bologna e per oltre due secoli non fu permesso a un gruppo ebraico organizzato di viverci.

Diversi erano gli ingressi al quartiere, tutti costantemente sorvegliati, aperti al mattino e sigillati al tramonto: uno all’inizio di via de’ Giudei, un altro all’incrocio tra via del Carro e via Zamboni, un terzo in via Oberdan in corrispondenza dell’arco che dà su vicolo Mandria.

Il ghetto è certamente una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano, definita dai muri di palazzi appartenuti a ricchi mercanti e banchieri ebrei e animata da botteghe artigiane.

La basilica di Santo Stefano

La basilica di Santo Stefano è nota anche come il “Complesso delle Sette Chiese”, in quanto riunisce edifici di epoche diverse, che vanno dall’età tardo-antica a quella moderna.

La struttura, che sorge su un antico tempio romano dedicato a Iside, è stata attribuita a San Petronio, ed è ancora oggi un importante luogo artistico e religioso della città. Il complesso della Basilica di Santo Stefano 

La sala, chiamata Teatro per la caratteristica forma ad anfiteatro, fu progettata nel 1637 per le lezioni anatomiche dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro dei Carracci.

Venne costruita in legno d’abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici  e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese.

La sala anatomica ha subito gravissimi danni nel bombardamento che il 29 gennaio 1944 distrusse quest’ala dell’edificio ed è stata ricostruita nell’immediato dopoguerra riutilizzando le sculture lignee originali, fortunatamente recuperate dalle rovine.

Come raggiungere la Sala con –> Google maps

Va Mo La 

Il nome scelto per questo ristorante di via delle Moline, è un’espressione tipica bolognese. Alcune recensioni e come arrivare a –> Va Mo la

Una volta c’era qui una famosa libreria dove spesso si sostava oltre l’acquisto per discussioni e scambi di opinioni sulle letture.

Giovanni, che ha rilevato tre anni fa questi spazi, ha voluto mantenere con quel passato colto un legame forte, la definisce una librosteria. Ha continuato ad ospitare molti volumi alle pareti e restaurandolo con le sue mani, ha ricreato un’atmosfera di casa, accogliente, un luogo che ora celebra la buona cucina bolognese e la sua cultura.

Nel cuore della città, in una suggestiva stradina tipicamente bolognese, vive l’esperienza di Al Cappello Rosso, a cinquanta metri da piazza Maggiore, vanta oltre seicento anni di storia.

Offre ambienti riservati e prestigiosi; le camere, arredate anche con pezzi di modernariato e mobili di design sono dotate di tutte le tecnologie più innovative. 

Alcune camere sono state decorate da artisti di fama internazionale. La junior suite N° 101, per esempio, è stata ideata per promuovere il progetto indipendente Cheap, che dal 2013 organizza un festival annuale di street art.

La N° 201 si chiama American Icon ed è dedicata a John Fitzgerald Kennedy e alla bandiera americana. Mentre la 209  è caratterizzata dai fumetti realizzati da Ruppert&Mulot, considerati tra gli autori più innovativi e dirompenti della nuova generazione di cartoonist francesi.

Invece per chi ama la moda c’è la 202, che rende omaggio alla leggendaria creatrice di moda Elsa Schiapparelli.
L’adicante ristorante, anche questo vanta una storia centenaria, è anche sede della prima colazione, tra le più esclusive e gustose del centro storico. Ogni spazio comune, dalla hall ai salottini è curato nel dettaglio con stile, glam e attenzione per il cliente. 

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